Bulgaria: si riaccendono gli scontri tra polizia e manifestanti a Sofia

Pubblicato il 3 settembre 2020 alle 13:17 in Bulgaria Europa

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La capitale della Bulgaria, Sofia, ha vissuto, mercoledì 2 settembre, uno dei suoi giorni di protesta più accesi dall’inizio delle manifestazioni antigovernative, che vanno avanti dai primi di luglio. I nuovi scontri tra attivisti e forze dell’ordine hanno coinciso con l’avvio di una sessione parlamentare dedicata al dibattito sugli emendamenti alla Costituzione proposti dal partito di centro-destra GERB, guidato dal primo ministro Boyko Borissov, al quale i manifestanti chiedono da mesi di dimettersi. Secondo gli organizzatori delle proteste, il premier starebbe cercando di fare in modo che il suo gabinetto resti in carica fino a marzo 2021, quando sono previste le prossime elezioni. La nuova bozza di Costituzione, che numerose voci dell’opposizione ed esperti di diritto vedono come profondamente problematica, ha ottenuto scarso sostegno negli ultimi giorni al di fuori della cerchia di Borissov.

Il presidente Rumen Radev, che è in un conflitto quasi continuo con il primo ministro Borissov e il procuratore generale, Ivan Geshev, ha dichiarato che le iniziative del premier sarebbero un tentativo di aumentare la propria importanza. “Non importa più cosa dice o non dice Borissov”, ha affermato Radev mentre i membri del GERB lasciavano l’aula per protestare contro il presidente. “Il vero Parlamento è nelle strade”, ha aggiunto Radev, sottolineando che l’immagine del Paese continua ad essere compromessa della riluttanza del governo a dimettersi. “L’unica via d’uscita è quella pacifica”, ha concluso il presidente.

Le manifestazioni del 2 settembre hanno attirato grandi folle di manifestanti e alcuni cittadini sono entrati presto in contrasto con la polizia. Le forze dell’ordine hanno riportato circa 126 arresti. Durante la giornata, gli agenti hanno aumentato la propria presenza nel centro della capitale, impedendo alle persone di entrare nell’area per unirsi al movimento. La polizia ha poi rimosso le tende allestite dai manifestanti in tre parti di Sofia e ha usato spray urticanti e gas lacrimogeni per disperdere la folla. Una giornalista di bTV, Kanna Rachev, è stata colpita dai gas. Un altro giornalista della tv nazionale bulgara, Nikolai Minkov, è stato ricoverato in ospedale dopo essere svenuto sul colpo.

A Sofia, le proteste sono iniziate il 7 luglio, quando il leader del movimento d’opposizione “Sì, Bulgaria”, Hristo Ivanov, si è filmato mentre cercava di raggiungere una spiaggia pubblica, sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni agenti di polizia, a guardia della vicina villa di un ex politico e uomo d’affari bulgaro, Ahmed Dogan. L’uomo, che è considerato molto vicino al premier, dispone ufficiosamente della spiaggia per uso privato. Di conseguenza, Ivanov ha accusato il governo di Borissov di aver permesso a Dogan di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale all’interno del governo. 

Il clima di tensione si è ulteriormente acuito il 9 luglio, quando i procuratori bulgari hanno condotto un raid contro l’ufficio del presidente Rumen Radev, nel quale sono stati arrestati due membri dell’amministrazione. Stando alle autorità del Paese, la perquisizione è stata motivata, da un lato, da affari legali e anti-corruzione e, dall’altro, dalle azioni del consulente per la sicurezza e la difesa del presidente, come parte di due indagini separate per influenzare la diffusione e la divulgazione di segreti di Stato.

Entrambi gli uomini sono stati trattenuti dalla polizia per 24 ore e, al riguardo, i pubblici ministeri hanno riferito che devono ancora decidere se portare avanti le accuse. Da parte sua, la segretaria legale di Radev ha negato qualsiasi illecito, mentre il presidente ha rifiutato di commentare direttamente le incursioni, ma ha incolpato i pubblici ministeri di proteggere individui corrotti.

A detta di alcuni osservatori, tale mossa è da contestualizzare nel quadro di crescenti tensioni politiche tra il presidente Radev e il procuratore capo Ivan Geshev. In particolare, lo scorso 7 novembre, il presidente di Sofia aveva cercato di bloccare la nomina di Geshev a causa delle proteste popolari secondo cui quest’ultimo non avrebbe fatto abbastanza per combattere l’alto livello di corruzione in Bulgaria, classificato come lo Stato membro più corrotto dell’Unione Europea dal Transparency International Index.

In tale contesto, il governo di centro-destra bulgaro è sopravvissuto, il 21 luglio, al voto di sfiducia promosso dai socialisti dell’opposizione, i quali lo accusano di non aver sradicato la corruzione endemica nel Paese. Nel dettaglio, 124 legislatori su 240 del Parlamento hanno votato contro la mozione di sfiducia nei confronti del governo di coalizione, mentre 102 deputati erano a favore. I restanti 11 si sono astenuti. Si tratta della quinta mozione di sfiducia contro l’esecutivo di Borissov, da quando questo si è insediato il 26 marzo 2017.

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Chiara Gentili

di Redazione

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