Brexit: UE e Gran Bretagna sempre più distanti

Pubblicato il 3 settembre 2020 alle 18:12 in Europa UK

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Rischiano di crollare i progressi fatti sulla Brexit dopo che il governo di Londra ha criticato i commenti del capo negoziatore dell’UE, Michel Barnier, sulla posizione della Gran Bretagna, affermando che offrono una rappresentazione fuorviante delle proposte britanniche. Mercoledì 2 settembre, Barnier ha dichiarato che Londra non sta dimostrando sufficiente flessibilità nell’accogliere le richieste dell’UE sulle garanzie di concorrenza leale, sulla pesca e sulla risoluzione delle controversie, mettendo a rischio l’accordo sulle future relazioni con l’Unione.

Da quando la Gran Bretagna ha lasciato il blocco europeo, il 31 gennaio, i colloqui su un trattato commerciale post-Brexit e sulla definizione dei rapporti congiunti tra Londra e Bruxelles procedono con difficoltà, con ciascuna delle parti che accusa l’altra di non voler raggiungere un compromesso prima della scadenza del periodo di transizione, alla fine di quest’anno. La banca statunitense JPMorgan ha stimato che esiste una probabilità di un terzo che UE e Gran Bretagna non riescano a raggiungere un accordo.

“I commenti di Michel Barnier sono una rappresentazione fuorviante delle nostre proposte e sono volti a sviare l’attenzione dalle posizioni stesse dell’UE, che sono irrealistiche e senza precedenti”, ha dichiarato il portavoce del primo ministro inglese, Boris Johnson. “Da parte nostra, siamo stati sempre chiari sul fatto che stiamo cercando una relazione che rispetti la nostra sovranità e che abbia un accordo di libero scambio al centro, simile a quelli che l’UE ha già concordato con Paesi che la pensano nel nostro stesso modo”, ha aggiunto. Dopo una riunione di emergenza organizzata il 2 settembre per cercare di allentare le tensioni, Barnier incontrerà la controparte inglese, rappresentata dal negoziatore David Frost, la prossima settimana, presumibilmente il 7 settembre, per iniziare un round formale di nuovi colloqui.

Le principali differenze tra UE e Regno Unito sembrano incentrarsi sulle norme per gli aiuti di Stato alle imprese e sulla regolamentazione del settore della pesca. Il timore dei politici europei è che Londra possa ottenere un vantaggio competitivo facilitando le regole finanziarie. A ciò il Regno Unito ha risposto ribattendo che il governo britannico intende mantenere elevati gli standard di regolamentazione. Nello specifico, secondo Barnier, la Gran Bretagna mira a rendere più semplice la gestione di servizi finanziari dell’Europa da Londra, con il minor numero possibile di operazioni e personale nel continente. Pertanto, da parte sua, il capo negoziatore dell’UE ha ribadito che la posizione europea si basa sulla prospettiva di un’impossibilità di qualsiasi partnership economica senza “solide garanzie per una parità di condizioni, anche per quanto riguarda gli aiuti di Stato, per garantire una concorrenza aperta e leale tra le nostre imprese”. 

Per quanto riguarda la pesca, invece, il Regno Unito è irritato dalle richieste dell’UE sull’accesso, a lungo termine, alle acque di pesca britanniche. Londra, in particolare, accusa il blocco europeo di fare richieste che non ha imposto ad altri Paesi con cui ha accordi commerciali di libero scambio, come il Canada. “L’UE insiste ancora non solo sul fatto che dobbiamo accettare la continuità con gli aiuti di Stato dell’UE e la politica della pesca, ma anche sul fatto che questi temi debbano essere concordati prima che qualsiasi altro impegno sostanziale possa essere preso in qualsiasi altra area del negoziato, compresi i testi giuridici, rendendo inutilmente difficile fare progressi”, ha affermato il governo britannico.

Nonostante le divisioni, tuttavia, entrambe le parti affermano di voler evitare uno scenario “senza accordo” e vogliono che la Brexit non ostacoli la cooperazione nei settori della difesa, della sicurezza e della lotta alla criminalità.

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Chiara Gentili

di Redazione

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