Zimbabwe: libertà su cauzione per il leader dell’opposizione

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 20:15 in Africa Zimbabwe

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Il rappresentante dell’opposizione dello Zimbabwe, Jacob Ngarivhume, ha ottenuto la libertà su cauzione, a seguito del suo arresto, avvenuto il 20 luglio, per aver fomentato proteste antigovernative contro la corruzione e la crisi economica del Paese.

Il 2 settembre, il giudice dell’Alta Corte, Siyabona Musithu, ha accolto l’appello di Ngarivhume contro la sentenza di un tribunale inferiore che gli aveva negato la libertà su cauzione e ha affermato: “Il magistrato ha sbagliato”. Al politico è stato ordinato di pagare 50.000 dollari dello Zimbabwe, pari a circa 138 dollari statunitensi, di consegnare il passaporto e di fare rapporto alla polizia 3 volte a settimana. Ngarivhume è stato arrestato lo stesso giorno del famoso giornalista Hopewell Chin’ono e accusato di incitamento a commettere violenza. I due uomini hanno negato le accuse. Anche Chin’ono, che aveva twittato il suo sostegno alle proteste, è stato rilasciato il 2 settembre e condannato a pagare una cauzione di 120 dollari statunitensi dall’Alta Corte, che ha dichiarato che un magistrato che in precedenza aveva negato la cauzione era stato “mal indirizzato”. Le proteste erano programmate per il 31 luglio, secondo anniversario delle elezioni generali vinte dal presidente Emmerson Mnangagwa, nonostante le accuse di brogli. I raduni programmati per manifestare contro l’esecutivo sono stati denunciati da Mnangagwa come “un’insurrezione per rovesciare il nostro governo democraticamente eletto”. Da parte sua, la polizia li ha banditi, citando le restrizioni per evitare la diffusione del coronavirus.

Diversi membri dell’opposizione e critici del governo sono stati arrestati nel mese di agosto e alcune associazioni per la tutela dei diritti umani accusano le forze di sicurezza di aver sequestrato illegalmente alcuni di loro. Lo Zimbabwe Lawyers for Human Rights afferma che ha rappresentato più di 20 persone detenute dal 31 luglio, quando i militari e la polizia hanno fermato una protesta antigovernativa. Il 4 agosto, il presidente Mnangagwa, in un discorso alla televisione di Stato, ha descritto le opposizioni come “mele cattive” e ha affermato che gli arresti continueranno. “Supereremo i tentativi di destabilizzazione della nostra società da parte di alcuni zimbabwani disonesti che agiscono in combutta con detrattori stranieri”, ha dichiarato, avvertendo che “le mele cattive che hanno tentato di dividere il nostro popolo e indebolire i nostri sistemi saranno spazzate via. Quando è troppo è troppo”, ha riferito in diretta televisiva. Mnangagwa ha pronunciato il discorso mentre la pressione locale e internazionale cresce contro la sua amministrazione per le accuse di violazioni dei diritti umani. L’hashtag #Zimbabweanlivesmatter è stato utilizzato nei social media per attirare l’attenzione sull’ondata di arresti nel Paese Africano.

Lo Zimbabwe, situato nel Sud del continente africano, è ricco di risorse come le miniere di diamanti, oro, carbone, ferro, rame, platino ed altri gruppi di metalli. Anni di cattiva amministrazione e corruzione hanno portato a continui saccheggi di tali risorse, che hanno impoverito molto le comunità locali. Il 30 luglio 2018, dopo 30 anni, in Zimbabwe si sono tenute nuove elezioni per eleggere il presidente. L’ex leader, il 93enne Robert Mugabe, in carica dal 31 dicembre 1987, era stato fortemente accusato di aver represso violentemente l’opposizione e manipolato le elezioni. Nel corso dell’assedio militare che lo ha costretto a dimettersi, il 21 novembre 2017, l’esercito confinò Mugabe nella propria abitazione, per poi prendere il controllo della televisione di Stato e impedire l’accesso agli edifici governativi. Tale assedio sarebbe stato causato dalla decisione di Mugabe di licenziare l’allora suo vice, Emmerson Mnangawa, il quale gli succedette alla guida del Paese. I suoi sostenitori lo vedevano come un nazionalista che aveva combattuto contro il colonialismo e contro le potenze occidentali “neo-imperialiste”; i suoi oppositori, invece, lo biasimavano per aver distrutto l’economia del Paese, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”. Ad oggi, lo Zimbabwe, Stato dell’Africa orientale, versa in una grave situazione sociale ed economica. L’attuale presidente ha inaugurato il proprio mandato lo scorso 25 agosto.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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