Turchia: Erdogan critica l’UE per il sostegno alle attività greche nel Mediterraneo orientale

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 15:03 in Europa Grecia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accusato le nazioni europee di utilizzare la Grecia come “esca” nello scontro tra Ankara e Atene per i diritti di sfruttamento energetico nel Mar Mediterraneo. Erdogan, che ha minacciato la Grecia con azioni militari nel caso in cui i suoi interessi venissero violati, ha minimizzato le capacità delle forze armate greche e ha ribadito che la Turchia continuerà a “perseguire i suoi diritti e la giustizia” nella regione, arrestando gli sforzi di tutti coloro che intendono “imprigionare” il Paese in una piccola porzione di mare. “Gli sforzi per accedere alle ricchezze del Mediterraneo, che riguardano ogni Paese intorno ad esso, sono un esempio del colonialismo moderno”, ha detto il presidente di Ankara, che ha accusato diverse nazioni di spingere la Grecia a uno scontro con la Turchia. “Anche se fronti ostili si uniscono tra loro, non possono fermare l’ascesa della Turchia. È ridicolo usare come esca la Grecia, che non saprebbe nemmeno come rompere un sacchetto di carta, contro una potenza regionale e globale come la Turchia”, ha dichiarato Erdogan in un discorso presso il palazzo di Ankara.

La Turchia ha da poco annunciato che la nave da esplorazione Oruc Reis continuerà le sue indagini sismiche in un’area contesa del Mediterraneo orientale fino al 12 settembre, provocando ulteriore disappunto nella vicina Grecia. Nonostante gli attacchi verbali, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato, martedì primo settembre, che il suo Paese potrebbe aprirsi al dialogo con Atene, per arrivare a una giusta condivisione delle risorse nel Mediterraneo orientale, se questa non fissasse delle rigide precondizioni. Intervenendo durante una conferenza stampa, Cavusoglu ha comunque sottolineato che la Grecia è responsabile di aver intrapreso diversi “atti provocatori” nella regione, con il sostegno dell’Unione europea, che ora minaccia sanzioni contro Ankara. “Siamo favorevoli a una soluzione comune che comporti sedersi attorno al tavolo per negoziare con tutte le parti del Mediterraneo orientale, affinché si possa beneficiare in modo giusto ed equo delle risorse della regione”, ha concluso Cavusoglu nel suo discorso.

Negli ultimi giorni, le forze di entrambi i Paesi hanno condotto una serie di esercitazioni militari nei mari tra Cipro e l’isola greca di Creta, aumentando le preoccupazioni per un’escalation delle tensioni. Dal 26 al 28 agosto, nell’ambito dell’esercitazione “Eunomia”, le forze greche, italiane, francesi e cipriote si sono impegnate in attività di addestramento. Nella stessa parte del Mediterraneo, il 14 agosto, si era verificata una lieve collisione tra navi da guerra turche e greche che seguivano le attività della nave da ricognizione Oruc Reis.

La Turchia e la Grecia, che fanno entrambe parte della NATO, hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Le tensioni si sono riaccese dopo che entrambi i Paesi hanno firmato accordi concorrenti sui propri confini marittimi, rispettivamente con la Libia e con l’Egitto, provocando un notevole incremento dell’attività militare nelle acque del Mediterraneo Orientale.

La Grecia, che è membro dell’Unione Europea, sostiene che gran parte del mare nella regione faccia parte della sua piattaforma continentale e ha ottenuto il sostegno del blocco, che ha condannato le “attività illegali” della Turchia e che sta pensando di inserire nella sua lista nera i funzionari turchi legati alle esplorazioni energetiche. Le indagini sismiche condotte da Ankara fanno parte del lavoro preparatorio per la potenziale ricerca di idrocarburi. La Turchia ha di recente condotto esplorazioni nel Mar Nero, scoprendo un giacimento di gas da 320 miliardi di metri cubi.

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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