Il mondo ricorda Alan Kurdi, ma continua la crisi dei rifugiati in mare

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 19:47 in Immigrazione Italia

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Dopo quasi due settimane in mare, l’Italia ha consentito alla Sea Watch 4 di portare in Sicilia gli oltre 350 migranti. Rimane ancora a largo di Malta l’imbarcazione Etienne, con 27 persone a bordo. Il mondo intanto, ricorda la morte di Alan Kurdi. 

La città di Palermo ha dato il via libera alla nave di soccorso umanitario Sea Watch 4 per portare i suoi 353 migranti in Sicilia, il primo settembre. La notizia arriva dopo 11 giorni di richieste. “Finalmente il soccorso per i sopravvissuti a bordo”, ha scritto su Twitter l’organizzazione Sea Watch. In 48 ore, dal 22 al 24 agosto, la nave battente bandiera tedesca ha completato 3 operazioni di salvataggio separate al largo delle coste libiche.

Il 30 agosto, l’imbarcazione ha anche accolto circa 150 persone dalla Louise Michel, una nuova nave di soccorso per migranti nel Mediterraneo, finanziata dall’artista britannico Banksy. Prima di poter sbarcare definitivamente, i 353 migranti sono transitati su una nave italiana per sottoporsi a una quarantena di due settimane, per prevenire una potenziale diffusione del coronavirus. Il 26 agosto, la guardia costiera italiana aveva già evacuato un ragazzo ferito dalla Sea Watch 4, poichè questo soffriva di gravi ustioni causate da una miscela di acqua salata e carburante per motori. L’ONG in questione è un’iniziativa congiunta di United4Rescue, Sea Watch e Medici Senza Frontiere (MSF), sostenuta dalla Chiesa protestante tedesca.

Nel frattempo, la zia di Alan Kurdi, il bambino siriano di tre anni deceduto mentre cercava di raggiungere la Grecia nel 2015, ha invitato il mondo a non ignorare la difficile situazione dei rifugiati, il primo settembre. “Non possiamo chiudere gli occhi, voltare le spalle e allontanarci da loro”, ha dichiarato Tima Kurdi in una conferenza stampa tenuta dal gruppo tedesco di salvataggio dei migranti Sea-Eye in occasione dei 5 anni dalla morte del ragazzo. “La gente in tutto il mondo continua a soffrire e la situazione sta peggiorando, non migliorando. E stanno tutti chiedendo aiuto”, ha aggiunto Kurdi.

Alan Kurdi è annegato con almeno altre 4 persone, tra cui suo fratello Ghalib e la madre Rehanna, il 2 settembre 2015, mentre cercavano di raggiungere l’isola greca di Kos sul loro gommone. Solo il padre del bambino, Abdullah, è sopravvissuto al tentativo di traversata. Le fotografie strazianti del corpo senza vita del bambino sdraiato a faccia in giù nella sabbia, vicino alla località turca di Bodrum, fecero notizia a livello mondiale, sollecitando risposte internazionali e innescando una raffica di donazioni per i richiedenti asilo. La morte di Alan Kurdi è diventata anche un simbolo globale della difficile situazione dei rifugiati in mare. 

L’Italia è la meta della maggior parte dei migranti che partono dalle coste nordafricane, in particolare quelle della Libia e della Tunisia, e si spingono in un pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo. L’IOM e la UN Refugee Agency (UNHCR) hanno riferito che almeno 302 migranti e rifugiati hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo nell’arco del 2020, ma si stima che il numero di decessi sia più elevato di quello ufficiale. Inoltre, più di 17.000 persone sono approdate sulle coste di Italia e Malta, a bordo di imbarcazioni partite dalle coste tunisine e libiche. Tale cifra è pari a circa il triplo rispetto a quella registrata nel 2019.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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