Macedonia del Nord: arrestati tre sospetti terroristi dell’Isis

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 13:04 in Balcani Macedonia

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La polizia della Macedonia del Nord ha arrestato tre uomini sospettati di pianificare attacchi nel Paese e ha condotto una serie di incursioni contro cinque località della regione settentrionale, sequestrando un gran numero di armi e munizioni. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, martedì primo settembre, i tre uomini, uno di 22 anni, gli altri di 25, erano stati precedentemente condannati per aver fatto parte dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico (Isis) e avevano già scontato pene detentive al loro ritorno dal Medio Oriente.

Nella giornata di ieri, sono stati nuovamente arrestati con l’accusa di aver creato e/o partecipato a una “cellula criminale, basata sulla matrice ideologica dell’ISIS, con l’intenzione di compiere un atto terroristico contro obiettivi situati nel territorio della Repubblica della Macedonia del Nord”, ha dichiarato la polizia. I presunti bersagli dell’attacco, tuttavia, non sono stati esplicitamente menzionati.

I membri del gruppo avevano già provveduto a raccogliere le dovute risorse finanziarie e si erano procurati un gran numero di armi, munizioni e attrezzature militari, nascoste vicino a una strada nel villaggio settentrionale di Biljanovce, secondo quanto riferito dalle autorità. La polizia, in particolare, ha specificato di aver sequestrato cinque fucili automatici, una mitragliatrice, 18 cinture di munizioni per fucili automatici, otto lanciagranate, esplosivi, giubbotti mimetici e una bandiera dell’ISIL con un’iscrizione araba.

Altre tre incursioni nella città settentrionale di Kumanovo e una nella capitale, Skopje, hanno invece portato al sequestro di due cinture fatte a mano, riempite di esplosivo, di cuscinetti a sfere di metallo, di due lanciagranate e di molti altri oggetti.

I tre sospetti militanti sono stati accusati di terrorismo e di aver creato un’organizzazione terroristica-criminale. Se fossero processati e condannati per entrambe le accuse, i tre potrebbero rischiare fino a 15 anni di carcere.

Nel 2016, le autorità macedoni avevano calcolato che circa 150 cittadini macedoni si erano recati a combattere in Iraq e in Siria come foreign fighters. La maggior parte proveniva dalla minoranza albanese, composta in maggioranza da musulmani, che rappresenta circa un quarto della popolazione della Macedonia del Nord, abitata da circa 2,1 milioni di persone. Nello stesso anno, un tribunale nazionale aveva emesso un verdetto con cui aveva condannato fino a 7 anni di reclusione 6 cittadini, tra cui un imam, accusati di essersi uniti alla lotta islamista o impegnati a reclutare altri sostenitori del gruppo terroristico.

A settembre 2015, il Parlamento della Macedonia aveva apportato delle modifiche al codice penale con riguardo alle condanne per i cittadini che combattono all’estero con associazioni paramilitari. La legislazione oggi prevede che “coloro che reclutano o incoraggiano in qualsiasi forma i cittadini macedoni ad aderire ad associazioni militari o paramilitari, devono scontare un minimo di cinque anni di prigione”. La stessa pena è prevista per chiunque supporti o finanzi l’invio di macedoni in conflitti militari che si svolgono all’estero. I cittadini colpevoli di assistere o nascondere combattenti ritornati da conflitti stranieri devono affrontare da uno a cinque anni di carcere, mentre coloro che combattono illegalmente in guerre all’estero sono previsti almeno quattro anni di pena. La strategia nazionale per la prevenzione dell’estremismo e la lotta contro il terrorismo della Macedonia prevede inoltre programmi di de-radicalizzazione dei foreign fighters in prigione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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