Libia: prima visita dell’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 17:20 in Europa Libia

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L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha visitato la Libia, martedì primo settembre, per la prima volta dall’inizio del suo mandato, per tentare di incentivare gli sforzi europei verso la ripresa del dialogo politico e la ricerca di una soluzione pacifica al conflitto. Durante la sua visita, Borrell ha incontrato il primo ministro del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Fayez al-Sarraj, e il Presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, ad Al Qubah, nella Libia orientale.

In entrambe le occasioni, l’altro rappresentante europeo ha ribadito il sostegno dell’UE a una risoluzione intra-libica del conflitto e ha confermato che la sorte del Paese nordafricano rimane in cima all’agenda politica dell’Unione. Borrell ha discusso degli ultimi sviluppi sul campo e ha espresso il forte e incrollabile impegno dell’UE nel preservare l’integrità territoriale, la sovranità e l’unità nazionale della Libia.

La visita giunge qualche giorno dopo l’accordo tra Sarraj e Saleh, il 21 agosto, per l’avvio di un cessate il fuoco, per il ritorno dei foreign fighters, che verrà discusso approfonditamente nel prossimo round di colloqui militari 5 + 5, per la revoca del blocco sulla produzione petrolifera e per il rilancio del processo politico che porterà a riforme strutturali concordate e ad elezioni finali. Nelle sue riunioni a Tripoli e ad Al Qubah, Borrell ha ribadito che l’Unione ha accolto con favore l’intesa per il cessate il fuoco e ha sottolineato la necessità di una sua rapida e sostenibile attuazione. Ha incoraggiato i partner internazionali ad ascoltare e a incoraggiare l’impegno degli interlocutori libici, intenzionati a lavorare per attuare questi principi nel quadro della conferenza di Berlino, guidata dalle Nazioni Unite. “Questo processo è l’unico che offre un’opportunità realistica per il dialogo politico necessario per porre fine al conflitto libico”, ha dichiarato Borrell riferendosi all’incontro del 19 gennaio scorso, nella capitale tedesca. Le discussioni del funzionario europeo con le controparti libiche hanno infine toccato il tema dell’embargo sulle armi imposto dall’ONU e del ruolo, in tal senso, della missione aerea e navale, a guida europea, conosciuta con il nome di Irini.

Durante l’incontro con il primo ministro Sarraj e i membri del suo gabinetto, l’Alto Rappresentante dell’UE ha discusso anche di altre questioni di interesse comune, come la gestione dell’immigrazione e le recenti manifestazioni antigovernative a Tripoli. Nella capitale, Borrell ha poi incontrato il presidente della National Oil Corporation, Mustafa Sanalla, per discutere della preoccupante situazione del blocco petrolifero, la quale, a detta dell’Alto rappresentante, richiede urgentemente una risoluzione internazionale per prevenire un collasso del settore, cruciale per l’economia e la prosperità del Paese.

Nel frattempo, si è svolta in Libia anche la visita del ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, che, tra martedì primo e mercoledì 2 settembre, ha incontrato Sarraj, Saleh, Sanalla, e il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled Al-Mishri. Con le varie controparti libiche, Di Maio ha discusso dei recenti sviluppi in merito alle questioni politiche e militari nel Paese nordafricano, insieme alle conseguenze dell’aggressione militare di Haftar. Entrambe le parti hanno discusso delle iniziative per il cessate il fuoco, insieme alla possibilità della ripresa del dialogo politico e all’atmosfera più efficace per il suo successo. È stato altresì analizzato il ruolo dell’Italia nel far avanzare il processo politico in questo momento critico.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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