Libano: iniziano le consultazioni per il nuovo governo, il popolo protesta

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 16:26 in Libano Medio Oriente

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Il primo ministro libanese designato, Mustapha Adib, mercoledì 2 settembre, ha dato il via alle consultazioni volte alla formazione di un nuovo governo per Beirut. La popolazione ha, però, mostrato il proprio malcontento verso un esecutivo considerato corrotto ed un premier legato alla classe politica al potere.

Risale al 31 agosto l’annuncio del presidente libanese, Michel Aoun, con cui ha affidato all’ambasciatore del Libano in Germania, Adib, l’incarico di formare un governo di crisi, il cui obiettivo principale è mettere in atto riforme che risanino un quadro economico sempre più fragile. Le consultazioni del neo-premier con i diversi partiti politici, oltre che con ex capi di governo, sono iniziate il 2 settembre, giorno in cui Adib si è impegnato a formare la nuova squadra governativa entro due settimane, come esortato altresì dal presidente francese, Emmanuel Macron, che ha lasciato il Paese mediorientale in mattinata, per recarsi in Iraq.

Nel corso della sua visita, durata due giorni, Macron ha concordato con le forze politiche libanesi una road map da seguire, la quale prevede la creazione di un esecutivo composto da personalità competenti, con una missione specifica, ovvero elaborare le riforme necessarie per il Paese. Questo rappresenta uno dei prerequisiti principali per ottenere sostegno da Paesi ed organismi esteri, tra cui la Francia ed il Fondo Monetario Internazionale (FMI), essenziale per trovare una via d’uscita alla peggiore crisi finanziaria ed economica dalla guerra civile del 1975-1990.

Come evidenziato da più fonti, la formazione dell’esecutivo in Libano spesso richiede molto tempo, sia a causa delle divergenze relative all’assegnazione dei portafogli ministeriali, sia per delle dinamiche interne da dover rispettare in un sistema multiconfessionale. Mustapha Adib non è una figura “popolare” e vanta una carriera non solo politica, ma altresì accademica. Dal 2000 al 2004, egli è stato consulente di Najib Mikati, allora ministro del Lavori pubblici e dei Trasporti nel governo di Rafik Hariri, due volte primo ministro del Libano. Successivamente, nel 2006, il premier designato è stato rappresentante del primo ministro presso la Commissione speciale incaricata di ideare la nuova legge elettorale, per poi giungere, nel 2013, all’ambasciata di Beirut in Germania.

Nonostante il suo curriculum, la popolazione libanese non ha accolto con favore la nomina di Adib. Ciò è stato visibile il primo settembre, giorno in cui gruppi di manifestanti si sono riversati per le strade della capitale Beirut, nei pressi della sede del Parlamento, chiedendo, ancora una volta, le dimissioni del governo e giustizia per le vittime decedute a seguito della violenta esplosione presso il porto di Beirut, verificatasi il 4 agosto scorso. Di fronte al lancio di pietre da parte dei cittadini in piazza, le forze di sicurezza libanesi sono intervenute lanciando gas lacrimogeni per disperdere la folla. I manifestanti, provenienti da diverse parti del Paese, in rappresentanza di movimenti civili e politici, hanno inneggiato slogan anti-governativi. Secondo tali gruppi, Adib è il riflesso dell’ingerenza estera nella politica interna libanese e continua ad essere una personalità fortemente legata alla classe politica al potere, accusata di corruzione, di cattiva gestione e ritenuta responsabile per l’esplosione del 4 agosto.

Si tratta di uno scenario noto a Beirut e, nello specifico, a piazza dei Martiri, il luogo simbolo della forte mobilitazione popolare che ha avuto inizio il 17 ottobre 2019 e che ha portato alle dimissioni dell’allora primo ministro, Saad Hariri. Anche in quel caso, per mesi, la popolazione libanese è scesa in piazza richiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. La popolazione libanese richiede tuttora un governo tecnocratico, formato da personalità indipendenti da qualsiasi movimento politico, ma in grado di mettere in atto misure che risanino un Paese in piena crisi economica e politica.

Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e, anche queste, hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut. Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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