Lavrov: Bielorussia non necessita di mediazione per risolvere i suoi problemi interni

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 6:11 in Bielorussia Russia

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Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che la Bielorussia non necessita di una mediazione per superare la situazione dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto.

“Crediamo che i bielorussi non abbiano bisogno di alcun tipo di mediazione ossessiva”, ha dichiarato Lavrov in un discorso agli studenti dell’Università delle relazioni internazionali di Mosca MGIMO.

Lavrov ha sottolineato che i bielorussi possono risolvere i loro problemi senza alcuna interferenza straniera.

“Vediamo la tentazioni di molti paesi occidentali, come la vicina Ucraina, così come delle nazioni che si trovano dall’altra parte dell’Atlantico, e mi riferisco agli Stati Uniti e al Canada, di imporre le loro ricette per una soluzione alle proteste”, ha dichiarato Lavrov.

Il capo della diplomazia russa ha espresso la fiducia sul fatto che la riforma costituzionale possa facilitare il dialogo tra le autorità e la società.

“Il presidente della Bielorussia ha proposto una riforma costituzionale e crediamo che questa sia la via che porterà al dialogo con la società civile e che dovrebbe consentire di affrontare le questioni che turbano la popolazione bielorussa”, ha proseguito Lavrov.

In Bielorussia sono iniziate manifestazioni di massa il 9 agosto scorso a seguito della rielezione, per un sesto mandato, del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale dei voti, il capo dello Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti, la candidata dell’opposizione unita, Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto il 10,12% dei consensi. Gli altri tre candidati insieme hanno raccolto poco più del 4%.

 

Lo stesso Lukashenko ha denunciato l’interferenza straniera negli eventi in Bielorussia e ha accusato diversi paesi occidentali di essere dietro le proteste .

Il voto non è stato riconosciuto dalla UE, mentre Lavrov ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni delle manifestazioni, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa.

Secondo il ministero dell’Interno, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 150 agenti delle forze dell’ordine, e più di 7.500 persone sono state arrestate. Tre persone sono morte. A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza hanno smesso di usare la forza per disperdere le manifestazioni, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero.

L’opposizione bielorussa contesta i risultati delle elezioni e chiede nuove elezioni, un’opzione che Alexander Lukashenko ha escluso, aprendo solo a una riforma costituzionale che sarebbe poi seguita da un referendum e successivamente da elezioni parlamentari e presidenziali.

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni.

Il governo Lituano, ritenendo troppo blanda la decisione di Bruxelles, aveva già deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko. Mosca ha condannato qualunque “ingerenza straniera” in Bielorussia, ma, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha chiarito che non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente, esortando il paese vicino a risolvere i suoi affari da solo.

Putin il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degenerasse”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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