Germania-Cina: incontro tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 12:00 in Cina Germania

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La Germania ha discusso con la Cina della legge sulla sicurezza nazionale imposta su Hong Kong e del trattamento della minoranza musulmana degli uiguri nella provincia autonoma dello Xinjiang. I temi sono stati affrontati, mercoledì 2 settembre, durante un incontro tra il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e il suo omologo cinese, Wang Yi. Il colloquio è stato segnato da un clima di tensione a causa delle improvvise proteste scoppiate al di fuori del Ministero degli Esteri di Berlino.

Maas ha sottolineato, durante l’incontro, che la Germania non intende tollerare l’atteggiamento provocatorio della Cina sull’arena internazionale. Nella conferenza stampa, il ministro ha dichiarato di aver altresì messo in guardia Pechino dal fare “minacce” contro la Repubblica Ceca per i suoi rapporti con Taiwan. “Le nostre preoccupazioni sugli effetti della legge sulla sicurezza nazionale non sono state dissipate”, ha affermato Maas. “Vogliamo che il principio” Un paese, due sistemi” venga applicato nel modo più completo e rigoroso possibile”, ha aggiunto. La norma era stata inserita nella Dichiarazione congiunta sino-inglese del 19 dicembre 1984, in base alla quale fu ultimato il passaggio della sovranità su Hong Kong dal Regno Unito alla Cina e fu decisa la trasformazione dell’isola in una regione amministrativa speciale, avvenuta il primo luglio 1997.

Con la nuova legge sulla sicurezza nazionale, imposta da Pechino dopo le manifestazioni contro il governo cinese centrale e la sua influenza sulla regione, Hong Kong rischia di perdere la sua autonomia e le sue libertà, secondo diversi Paesi della comunità internazionale. Pertanto, gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sanzioni contro vari funzionari cinesi e altri Paesi, tra cui Canada, Australia, Regno Unito e Germania, hanno sospeso gli accordi di estradizione con Hong Kong. L’Unione Europea, dal canto suo, ha deciso, a luglio, di limitare le esportazioni nell’isola di materiali che potrebbero essere utilizzati dalla Cina per la sorveglianza e la repressione.

Durante l’incontro con l’omologo tedesco, Wang ha difeso le politiche di Pechino e ha affermato che sia la legge sulla sicurezza di Hong Kong sia l’approccio cinese alla questione degli uiguri sono affari interni che non meritano interferenze straniere.

Le proteste fuori dal Ministero di Berlino, che hanno raccolto diverse centinaia di manifestanti, sono state guidate dall’attivista di Hong Kong, Nathan Law, che ha chiesto un maggiore sostegno da parte della Germania contro la legge sulla sicurezza. “Ciò di cui abbiamo bisogno è l’azione, che dovrebbe essere realizzata dall’UE e alla quale la Germania dovrebbe prendere parte attivamente”, ha detto Law, che è fuggito nel Regno Unito dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza. “Berlino è molto tranquilla quando si parla di Cina. Berlino è molto tranquilla quando si parla di Hong Kong”, ha aggiunto. Law è stato supportato anche dai difensori degli uiguri, che sventolavano la bandiera blu e bianca della minoranza musulmana fuori dal Ministero degli Esteri tedesco.

Wang ha affermato a inizio agosto che la cosiddetta “questione dello Xinjiang” non è una problematica religiosa, etnica o di diritti umani, ma riguarda il contrasto alla violenza, al separatismo e all’estremismo. Le autorità della regione autonoma dello Xinjiang, secondo Pechino, sono incaricate di sopprimere le attività violente e il terrorismo, rispettando la legge e impedendo la realizzazione di attentati. Per Wang, i diritti umani delle persone appartenenti alla minoranza degli uiguri vengono assolutamente rispettati, anche nei centri di rieducazione appositamente istituiti. Per i Paesi occidentali, invece, i membri del gruppo vengono detenuti in veri e propri campi di addestramento, dove Pechino esercita un lavaggio del cervello sui detenuti e dove avvengono torture e abusi scarsamente documentati. Maas ha detto di aver discusso con Wang dei cosiddetti centri di rieducazione. “Ho ribadito che saremmo molto lieti se la Cina concedesse l’accesso ai campi a una missione di osservatori delle Nazioni Unite”, ha affermato il ministro tedesco.

La visita di Wang a Berlino è l’ultima tappa di un tour di che ha visto coinvolti cinque Paesi europei e che ha avuto l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche di Pechino alla luce delle tensioni con gli Stati Uniti. Il viaggio, il primo di Wang fuori dalla Cina dallo scoppio della pandemia di coronavirus, ha coinvolto, oltre alla Germania, Paesi Bassi, Francia, Norvegia e Italia, dove ha firmato due accordi commerciali, di cui uno sulla fornitura di gas.

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Chiara Gentili

di Redazione

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