Francia: aperto il processo per la strage di Charlie Hebdo

Pubblicato il 2 settembre 2020 alle 16:22 in Europa Francia

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Quattordici presunti complici dei terroristi islamici che hanno attaccato la sede della rivista satirica francese, Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015, sono stati portati davanti alla corte d’assise speciale di Parigi, mercoledì 2 settembre, per iniziare il processo a loro carico. Il primo ministro francese, Jean Castex, ha scritto su Twitter, per commemorare l’evento: “Always Charlie”.

Nella strage seminata a Parigi e durata tre giorni, i due fratelli franco-algerini Said e Cherif Kouachi, 32 e 34 anni, fecero irruzione negli uffici della redazione armati di fucili d’assalto AK-47 e dichiarandosi membri di al-Qaeda nella penisola arabica (AQAP). Una volta entrati, i terroristi aprirono il fuoco contri i dipendenti urlando in arabo “Allahu Akbar” (“Dio è grande”) e uccidendo complessivamente 12 persone. Tra le vittime si contarono il direttore Stephane Charbonnier, che si firmava Charb, e i tre vignettisti Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut) e Tignous (Bernard Verlhac). Dopo essere fuggiti a bordo di una Citroen C3 nera, gli attentatori si imbatterono in un’auto della polizia, contro cui aprirono nuovamente il fuoco, uccidendo il brigadiere 42enne Ahmer Meraber, di religione musulmana e padre di due figli. Nel frattempo, l’8 gennaio, un terzo terrorista, Amedy Coulibaly, conoscente di Cherif Kouachi, uccise a colpi di arma da fuoco un agente di polizia presso Montrouge, nella periferia meridionale di Parigi, per poi fuggire. Lo stesso uomo, il 9 gennaio, uccise anche quattro uomini ebrei in un supermercato kosher. In un video, Coulibaly dichiarò di aver agito in nome dello Stato Islamico. Dopo giorni di inseguimento senza sosta, tutti e tre i terroristi furono rintracciati e uccisi dai colpi delle forze di sicurezza francesi.

Mercoledì 2 settembre, in aula, gli agenti di sicurezza, con addosso passamontagna e giubbotti antiproiettile si sono posizionati intorno a due gabbie di vetro dove sono stati chiusi gli imputati. l processo durerà diverse settimane. Sarebbe dovuto iniziare prima dell’estate ma è stato rinviato a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Il processo sarà filmato integralmente per creare archivi storici, per la prima volta in materia di terrorismo. “Non dobbiamo aver paura né del terrorismo, né della libertà. In fondo, lo spirito di Charlie è quello di rifiutare la rinuncia alle nostre libertà, la rinuncia a ridere o a essere blasfemi”, ha commentato l’avvocato di Charlie Hebdo, Richard Malka.

I 14 sospetti complici, tre dei quali processati in contumacia, dovranno affrontare accuse che includono il finanziamento al terrorismo, l’appartenenza a un’organizzazione terroristica e la fornitura di armi agli aggressori. Fra gli imputati, quelli che affrontano le accuse più pesanti sono Ali Riza Polat e Mohamed Belhoucine. Essendo considerati complici dei reati terroristici, i due rischiano l’ergastolo. I tre assenti sono invece Hayat Boumedienne, la 26enne partner di Coulibaly, e i fratelli Mohamed e Mehdi Belhoucine. Tutti e tre si erano recati in Siria sotto il controllo dello Stato Islamico alcuni giorni prima della strage e, secondo le autorità, potrebbero essere morti.

Dopo la relazione sui fatti e l’accertamento dell’identità degli imputati, dal prossimo lunedì, ovvero dal 7 settembre, la Corte d’assise di Parigi esaminerà nel dettaglio gli eventi del 2015, ascoltando i feriti e le persone tenute ostaggio. A quel punto, si passerà all’inchiesta giudiziaria, per cui saranno ascoltati testimoni, investigatori ed esperti. Successivamente, sarà la volta dell’interrogatorio degli 11 imputati presenti e, per il 9 novembre, è previsto l’ultimo intervento prima che la corte si ritiri per deliberare.

Nella giornata di mercoledì 2 settembre, Charlie Hebdo ha ripubblicato una serie di cartoni animati raffiguranti il Profeta Maometto, incluso uno dove viene rappresentato con un turbante a forma di bomba. “Non ci sdraieremo mai. Non ci arrenderemo mai”, ha scritto l’editore Laurent Sourisseau (Riss), spiegando la decisione della rivista. Alla vigilia del processo, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che la Francia si ricorderà per sempre delle vittime. “La libertà di essere blasfemi va di pari passo con la libertà di credo in Francia”, ha aggiunto Macron, concludendo: “La satira non è un discorso di odio”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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