Putin e l’Europa sono condannati a scontrarsi sulla Bielorussia?

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 12:07 in Bielorussia Il commento

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L’Europa non è condannata a entrare sempre in conflitto con Putin. Non esiste alcun destino di questo tipo. Ovviamente, ci sono casi in cui gli attriti con Putin sono inevitabili, ma la Bielorussia fa eccezione. Per dimostrare che è possibile evitare una nuova Ucraina, dobbiamo innanzitutto sfidare l’idea che domina i media e cioè che in Bielorussia sia scoppiata una rivolta che ha prodotto un “gioco a somma zero”: o avanza la causa democratica dell’Unione Europea o avanza la causa autoritaria della Russia. È così? A noi non sembra. In primo luogo, né i manifestanti, né le opposizioni, chiedono che la Bielorussia aderisca alla Nato o all’Unione Europea, le cui bandiere non sono gradite nelle piazze. La stessa candidata che si contrappone a Lukashenko, Sviatlana Tsikhanouskaya, ha dichiarato di non essere appoggiata da alcuna potenza occidentale. È una dichiarazione che dimostra intelligenza politica, esibita anche da un’altra leader dell’opposizione, Maria Kolesnikova, la quale ha invitato l’Unione Europea a non imporre sanzioni, almeno per ora, contro il regime di Lukashenko. Avere intelligenza politica significa comprendere come funziona il mondo. Tsikhanouskaya e Kolesnikova hanno compreso che Putin non teme le democrazie, bensì i regimi che abbandonano il campo russo per aderire a quello occidentale. Le loro dichiarazioni servono a rasserenare il Cremlino. La preoccupazione di Putin, nel 2014, era proprio questa: che l’Ucraina, al confine con la Russia, cadesse nelle mani della Nato. Colto da una simile paura, Putin invase la Crimea, dove ha una base militare importantissima, subendo le sanzioni che danneggiano l’Italia, ormai da troppo tempo. La logica di potenza degli Stati Uniti e della Russia è la stessa. Qualcuno potrebbe mai immaginare che gli americani lascino cadere la base di Sigonella nelle mani dei russi? Non potrebbe mai accadere, anche se una simile richiesta fosse avanzata da milioni di manifestanti democratici. Sigonella deve restare agli americani e la Crimea ai russi. Le opposizioni ucraine ambivano a passare all’Unione Europea e alla Nato, ma non quelle bielorusse: la differenza è sostanziale e lascia ben sperare. Questa peculiarità della crisi in Bielorussia rende più facile una soluzione pacifica e magari anche una transizione democratica.

Le grandi potenze possono sostenere tanto le democrazie quanto le dittature, purché siano regimi amici. Gli Stati Uniti, ai tempi della guerra fredda, avevano un piano per impedire che l’Italia si sfilasse dalla Nato, anche attraverso libere elezioni. D’altra parte, gli Stati Uniti sono molto amici dell’Arabia Saudita e dell’Egitto, al cui cospetto la Turchia è il Paese più libero del mondo, con cui però gli americani hanno continue tensioni. Questo accade perché l’Egitto e l’Arabia Saudita sono proni agli americani, mentre la Turchia è molto autonoma. Il motto americano è: “Meglio un amico autoritario che un nemico democratico”. L’esempio da manuale è la fine del governo di Allende in Cile nel 1973, a cui la Casa Bianca preferì la dittatura di Pinochet. La logica di Putin è speculare: “Meglio un amico democratico che un nemico autoritario”. Ecco una prova. Il 23 aprile 2018, Putin ha accettato che il primo ministro dell’Armenia, Serzh Sargsyan, un autocrate legatissimo alla Russia, si dimettesse sotto i colpi della protesta popolare guidata da Nikol Pashinyan. Putin non si è opposto e la ragione è semplice: il successore di Sargsyan, Karen Karapetyan, gli prometteva amicizia, mica di aderire alla Nato. Quando poi Nikol Pashinyan, uscito dal carcere, è diventato primo ministro, ha dichiarato, il 14 maggio 2018, di volere rafforzare l’amicizia con la Russia, che in Armenia ha un’importante base militare. Che l’Unione Europea non sia condannata a scontrarsi con Putin sembra dirlo Putin in persona, il quale ha affermato che invierebbe i propri soldati in Bielorussia soltanto in caso di necessità. In tal modo, Putin ha mandato un messaggio all’Unione Europea, che si può riassumere come segue: “State calmi e nessuno si farà male”.

In sintesi, Putin non ha problemi con le democrazie e Trump non ne ha con le dittature: entrambi hanno problemi con gli Stati che vogliono passare al campo nemico. Se l’Unione Europea rassicurerà Putin, la crisi bielorussa potrebbe essere risolta senza violenze e, magari, anche in modo democratico. Ma occorre molta moderazione, anche da parte dell’Europa.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

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di Redazione

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