Libia-Italia: Di Maio vola a Tripoli

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 13:38 in Italia Libia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, è atterrato a Tripoli, martedì primo settembre, per incontrare vari leader libici e discutere degli ultimi sviluppi sul campo, del cessate il fuoco e della cooperazione economica tra i due Paesi. Oltre al premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, il ministro Di Maio ha in programma colloqui con il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, con il capo della compagnia petrolifera nazionale della Libia (NOC), Mustafa Sanalla, e con il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled Al-Meshri.

Accompagnato dal sottosegretario Manlio Di Stefano, incaricato di lavorare per istituire una commissione mista Italo-libica sule questioni economiche, Di Maio è a Tripoli con l’obiettivo di parlare del recente accordo tra Sarraj e Saleh per il cessate il fuoco nel Paese e riprendere i vecchi accordi di cooperazione siglati durante il governo di Silvio Berlusconi. Nei piani del ministro degli Esteri, la creazione di una commissione italo-libica servirà a dare nuovo impulso agli investimenti italiani in Libia e ad offrire nuove opportunità di crescita alle imprese della penisola nonché al popolo libico.  

“La Libia per noi è un attore importante, uno snodo cruciale per costruire un nuovo modello di sviluppo nel Mediterraneo, con scambi commerciale fiorenti e opportunità di crescita per tutti i Paesi dell’area”, ha dichiarato Di Maio durante il colloquio con Sarraj. “Istituiamo la commissione per discutere di questioni economiche tra Italia e Libia il prima possibile”, ha affermato, dal canto suo, il premier di Tripoli, sottolineando che il GNA è intenzionato ad attirare gli investimenti e le imprese italiane per sostenere lo sviluppo e la crescita della Libia.

Per quanto riguarda il cessate il fuoco, Di Maio ha ribadito che la sua posizione rimane quella a favore di un accordo per la risoluzione pacifica del conflitto. “L’Italia vede con favore l’accordo raggiunto con il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, per la promozione di un cessate il fuoco e noi stessi lo sosteniamo”. “Crediamo anche, come diciamo da sempre, che debba cessare ogni interferenza esterna”, ha aggiunto il ministro degli Esteri di Roma in occasione dei colloqui.

Sarraj e Saleh, hanno annunciato un cessate il fuoco in tutta la Libia, il 21 agosto, e la mossa è stata accolta con favore da molti Paesi, compresi alcuni sostenitori di Haftar. Il cessate il fuoco, a detta del primo ministro di Tripoli, implicherebbe la smilitarizzazione della città costiera di Sirte e della base aerea di al-Jufra, che hanno rappresentato negli ultimi mesi i due principali fronti di battaglia tra il GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA). Mentre le forze del Governo di Accordo Nazionale hanno assicurato che si sarebbero impegnate pienamente a rispettare il cessate il fuoco, le truppe di Haftar lo hanno respinto, definendo l’iniziativa una propaganda dei media e ribadendo che non si sarebbero ritirate pacificamente da Sirte e al-Jufra. Secondo il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, il cessate il fuoco sarebbe una mossa strategica volta a “gettare fumo negli occhi” sui Paesi della comunità internazionale, dal momento che la Turchia, principale sostenitrice del GNA, si starebbe ancora preparando ad attaccare le due località, con navi e fregate. Non da ultimo, a detta di al-Mismari, nella sera del 21 agosto, alcune unità di Tripoli e altre dispiegate ad al-Watiya si sono dirette verso al-Asaba’a e, dopo aver compiuto “operazioni criminali”, hanno avanzato oltre, in direzione Mizda e Gharyan, dove sono già presenti centinaia di veicoli militari. Per il portavoce dell’LNA, una simile mobilitazione non è indice di tregua e le truppe di Haftar si aspettano che le forze tripoline attaccheranno presto Sirte e al-Jufra, per poi proseguire verso le aree della cosiddetta “mezzaluna petrolifera”, tra cui Brega e Ras Lanuf. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

Nelle ultime settimane i fronti di combattimento avevano assistito ad una fase di stallo, in attesa dei risultati della mobilitazione a livello diplomatico che ha visto impegnati diversi attori internazionali, con il fine ultimo di scongiurare una battaglia presso i fronti di Sirte e al-Jufra, nonchè una più ampia “guerra regionale”. Tali località hanno rappresentato a lungo gli obiettivi dell’ultima operazione lanciata dal GNA, il quale mirava poi a liberare i restanti territori libici controllati dalle forze di Haftar. Tra i promotori di una “smilitarizzazione” di Sirte e al-Jufra vi è stata anche Washington.

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Chiara Gentili

di Redazione

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