Il Libano pensa ad un governo senza Hezbollah

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 10:58 in Libano Medio Oriente

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Fonti politiche libanesi hanno rivelato che il primo ministro designato, Mustapha Adib, potrebbe avere in mente di formare un governo escludendo i “politici”. Ciò significherebbe allontanare Hezbollah per la prima volta dal 2005.

A rivelarlo, il primo settembre, il quotidiano al-Arab, il giorno successivo all’annuncio del presidente libanese, Michel Aoun, con cui ha affidato ad Adib, ambasciatore del Libano in Germania, il compito di formare un nuovo esecutivo per Beirut. Secondo le fonti consultate dal quotidiano, un governo libanese senza politici potrebbe trovare l’opposizione del capo di Stato e del genero Gebran Bassil, ex ministro degli Affari Esteri, i quali hanno più volte evidenziato che i Ministeri degli Esteri e dell’Energia debbano essere sotto il loro controllo, diretto o indiretto. Tuttavia, non sono state avanzate ipotesi sulla loro possibile reazione di fronte ad una lista di ministri senza legami con partiti politici.

Le medesime fonti hanno poi messo in luce che il presidente francese, Emmanuel Macron, recatosi in Libano proprio il 31 agosto, ha anch’egli sottolineato la necessità di formare un governo che non includa rappresentanti di partiti politici. Macron, espressosi a favore della nomina di Adib, a detta delle fonti, avrebbe altresì messo in guardia le parti politiche libanesi, affermando che la loro esclusione dalla nuova squadra governativa è un prerequisito per ottenere il sostegno di Parigi e garantire il futuro del Paese. Inoltre, a detta delle fonti, prima di incoraggiare la nomina di Adib, Macron si sarebbe altresì consultato con Teheran, alleata di Hezbollah, il che costringerebbe il partito sciita ad accettare di rimanere fuori di scena.

La nomina di Adib è giunta a poche ore di distanza dall’arrivo del presidente francese a Beirut. L’ambasciatore libanese è affiliato a un piccolo partito sunnita guidato dall’ex primo ministro, Najib Mikati, ed ha ricevuto l’approvazione della maggior parte dei blocchi parlamentari, tra cui il movimento di Hezbollah e il partito dell’ex primo ministro Saad Hariri, sostenuto dai sauditi. In particolare, l’ambasciatore ha ricevuto 90 voti a favore su un totale di 128 parlamentari.

Mustapha Adib non è una figura “popolare” e vanta una carriera non solo politica, ma altresì accademica. Dal 2000 al 2004, egli è stato consulente di Najib Mikati, allora ministro del Lavori pubblici e dei Trasporti nel governo di Rafik Hariri, due volte primo ministro del Libano. Successivamente, nel 2006, il premier designato è stato rappresentante del primo ministro presso la Commissione speciale incaricata di ideare la nuova legge elettorale, per poi giungere, nel 2013, all’ambasciata di Beirut in Germania.

Poco dopo la nomina, Adib si è impegnato a formare un nuovo esecutivo nel minor tempo possibile, sottolineando come la popolazione libanese sia preoccupata per il proprio presente e futuro. Per tale motivo, il governo di Beirut, ha riferito il primo ministro neoeletto, sarà formato da personalità “competenti” e, in collaborazione con il Parlamento, si occuperà rapidamente dell’attuazione di riforme, così da dirigere il Paese sulla “retta via” e porre fine ad una “pericolosa emorragia finanziaria, economica e sociale”. Non appena ricevuto il mandato, Adib si è recato sui luoghi dell’esplosione verificatasi il 4 agosto presso il porto di Beirut. Qui la popolazione l’ha accolto con “proteste verbali”, accusando il primo ministro designato di appartenere al “potere” e di non rappresentare realmente il popolo. “Coloro che ti hanno eletto sono criminali” ha affermato un cittadino, riferendosi ai deputati libanesi.

Secondo quanto riportato da al-Arab, la formazione dell’esecutivo in Libano spesso richiede molto tempo, a causa delle divergenze interne relative all’assegnazione dei portafogli ministeriali. Adib dovrà affrontare una grave crisi economica e riprendere le negoziazioni con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), volte all’implementazione di un programma da circa 10 miliardi di dollari, che prevede dapprima riforme soprattutto nel settore dell’elettricità e finanziario. Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut.

Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile, che aveva spinto la popolazione libanese a scendere in piazza dal 17 ottobre, provocando le dimissioni di Hariri. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi caratterizzato da collasso economico, corruzione, sprechi e cattiva gestione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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