La crescente influenza politica e militare della Turchia in Africa

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 16:22 in Africa Turchia

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La penetrazione della Turchia in Africa, che si sta evolvendo in una crescente presenza militare, sta alimentando le tensioni nell’arena politica internazionale. 

La Turchia ha cominciato ad interessarsi del continente africano a partire dal 1998 e ha lanciato una serie di iniziative durante il 2005, che è stato definito “l’Anno dell’Africa” della politica estera di Ankara. La penetrazione turca, caratterizzata da una diplomazia attiva e dal supporto umanitario, è una delle priorità del presidente Recep Tayyip Erdogan. Oggi, l’Africa rappresenta un nuovo terreno per espandere l’influenza turca nel mondo ed è accolta con sospetto in Medio Oriente, che la percepisce come un interventismo neo-ottomano. Dal 2009, il numero delle ambasciate turche in Africa è passato da 12 a 42 e i consigli di cooperazione commerciale da 6 a 46, mentre le rotte africane della Turkish Airlines sono aumentate da 4 a 60. Partendo da questa base, Erdogan ha spinto una crescita dei legami bilaterali nel settore della Difesa. Durante le sue visite nel continente, non solo ha pubblicizzato prodotti militari turchi, ma ha anche cercato di avviare una serie di collaborazioni militari. 

Il primo viaggio a Mogadiscio dell’allora primo ministro di Ankara, Erdogan, il 19 agosto 2011, ha inaugurato l’ingresso della Turchia in Somalia e ha richiamato l’attenzione internazionale sul conflitto decennale che ha sconvolto il Paese africano. Il 30 settembre 2017, la Turchia ha poi inaugurato la sua più grande base militare all’estero, costruita proprio nella capitale della Somalia. Con una spesa pari a 50 milioni di dollari, la struttura è stata conclusa in due anni. Lo stesso anno, il Sudan ha accettato di affittare la sua isola di Suakin alla Turchia per 99 anni, scatenando l’ansia dell’Egitto di un possibile “ritorno ottomano” nel Mar Rosso. L’accordo prevedeva il restauro dei monumenti storici dell’isola, ma i piani di Ankara includevano anche la costruzione di un porto per scopi civili e militari. Il Cairo ha reagito prontamente, preoccupato da un’eventuale presenza turca nel territorio di confine conteso tra Sudan e Egitto, noto come “triangolo di Halayeb”. Oltre a costruire la base militare Mohamed Naguib, vicino al confine libico, che ha facilitato le operazioni degli Emirati nella regione, Il Cairo ha rafforzato la sua presenza nel triangolo di Halayeb e ha inviato nuove truppe nella base emiratina in Eritrea, non lontano dal confine sudanese. Per l’Eritrea, l’invio di soldati dell’Egitto è stato un gradito impulso contro un avversario comune, l’Etiopia. 

In un’ulteriore dimostrazione di forza, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha inaugurato la base militare di Berenice, la più grande della regione del Mar Rosso, in una cerimonia alla quale hanno partecipato il principe ereditario di Abu Dhabi e il vice ministro della difesa saudita. Secondo quanto riferito, anche l’Egitto sta valutando l’apertura di un’altra base militare anche in Somaliland. Dati i crescenti legami della Turchia con la Somalia, gli Emirati Arabi Uniti hanno cercato di aumentare il proprio peso in Somaliland e Puntland, che si sono emancipati dal controllo di Mogadiscio negli anni ’90. Questa guerra d’influenza nel Corno d’Africa ha spinto l’Arabia Saudita all’apertura di una base in Gibuti, seguendo le orme di Cina, Francia e Stati Uniti. In tale contesto, la deposizione del presidente sudanese Omar al-Bashir, nel 2019, è stata un duro colpo per la Turchia nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa, ora che i sauditi e gli Emirati cercano di corteggiare la nuova leadership del Sudan con 3 miliardi di dollari di assistenza. Le ambizioni di Erdogan in Africa, tuttavia, si sono riaccese dopo la firma degli accordi con il governo di Tripoli sulla divisione delle aree di competenza economica nel Mediterraneo, il 27 novembre 2019, e il conseguente intervento militare turco in Libia. La Turchia sta cercando di imporre una presenza aerea e navale duratura in Libia, un piano che rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione in Africa. Gli sforzi di Erdogan per rafforzare i legami con le ex colonie francesi come Ciad, Gabon, Mali, Mauritania, Niger e Senegal hanno già alimentato la rivalità tra Turchia e Francia.

Inoltre, nel Corno d’Africa, l’Etiopia sta emergendo come secondo potenziale partner per la Turchia dopo la Somalia, date le tensioni con l’Egitto e il Sudan per la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il progetto di una diga sul Nilo. Un inviato speciale del primo ministro dell’Etiopia ha incontrato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ad Ankara, il 17 luglio. Alcuni hanno visto la visita come un gesto di sostegno all’Etiopia da parte della Turchia e si è persino ipotizzato che Ankara potesse offrire radar e sistemi missilistici per proteggere la diga. I media turchi hanno affermato che l’inviato etiope ha suggerito un ruolo di mediazione per Ankara. Tuttavia, con la crisi in corso nei legami turco-egiziani, Ankara difficilmente è capace di tale mediazione. Secondo il quotidiano filogovernativo, Yeni Safak, ha commentato che la Turchia gode già di una “alleanza strategica” con la Somalia nel Corno d’Africa e che “lo sviluppo di un rapporto simile con l’Etiopia equivale a un messaggio chiaro per gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto”. Inoltre, anche il Niger, vicino meridionale della Libia, è un altro Paese nel radar della Turchia per la guerra di influenza in Africa. Cavusoglu ha visitato il Niger il 21 luglio, firmando un accordo di cooperazione sull’addestramento militare, tra gli altri. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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