Iraq: violenta esplosione a Kirkuk

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 16:02 in Iraq Medio Oriente

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Una violenta esplosione ha causato la morte di una donna e almeno 3 feriti nella città di Kirkuk, città situata nel Nord-Ovest dell’Iraq, a circa 250 km a Nord di Baghdad. A causarla, un’autobomba guidata da un attentatore suicida.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, l’episodio, verificatosi martedì primo settembre, è il primo di tal tipo da mesi. L’obiettivo dell’esplosione è stato rappresentato da un posto di blocco situato sulla strada che collega Kirkuk al governatorato di Salah al-Din e, nello specifico, sul ponte di Maryam Bag. Si pensa che ad essere nel mirino dell’attentatore vi fosse la polizia federale della Quinta divisione. Il bilancio annunciato il primo settembre include il ferimento di 3 agenti della sicurezza, ma è stato specificato che si tratta di un semplice esito iniziale.

In tale quadro, il governo di Baghdad è stato ritenuto responsabile dell’attentato, in quanto non in grado di gestire adeguatamente la sicurezza del Paese. Tuttavia, un funzionario del comando di polizia di Kirkuk ha dichiarato ad Al-Araby Al-Jadeed: “L’esercito iracheno ha impedito un massacro, poiché l’attentatore suicida stava cercando di recarsi nella città di Kirkuk, ma gli è stato chiesto di entrare nell’area di ispezione dei veicoli dopo aver suscitato sospetti. Così il kamikaze ha fatto esplodere l’auto al posto di blocco”. Secondo l’agente di Kirkuk, le forze locali hanno poi adottato ulteriori misure, in previsione di ulteriori attentati.

Come riferito da al-Araby al-Jadeed, l’episodio giunge in un momento in cui il governatorato di Kirkuk è testimone di una diffusa controversia sul coordinamento della sicurezza tra l’esercito iracheno e le forze “peshmerga” curde. In particolare, le forze politiche arabe e turkmene si oppongono al loro ritorno nella provincia e desidererebbero affidare la gestione della sicurezza esclusivamente alle forze federali. In tale quadro, il 31 agosto, il capo dell’Agenzia per la sicurezza nazionale irachena, Abdul-Ghani Al-Asadi, ha visitato il governatorato di Kirkuk e ha discusso della questione sicurezza con i leader del governatorato. Nel corso dell’incontro è stato riferito che le mosse future si baseranno sulle informazioni fornite dai servizi di Intelligence, in merito al perseguimento delle cellule terroristiche ancora attive, che continuano a minare la stabilità della regione.

Kirkuk è contesa tra il governo del Kurdistan e quello centrale di Baghdad. Tale luogo rappresenta altresì uno dei centri urbani più eterogenei presenti in Iraq, data la presenza di arabi, curdi e turkmeni, le cui divisioni etniche e confessionali sono state accentuate dopo l’invasione guidata dagli Stati Uniti, il 20 marzo 2003.

Inoltre, la regione di Kirkuk è uno dei principali e più antichi giacimenti di petrolio del Medio Oriente, fattore alla base della contesa. I curdi avevano imposto il proprio controllo sulla città irachena il 12 giugno 2014, durante un’offensiva contro lo Stato Islamico a Nord del Paese. Tuttavia, nonostante nel corso dell’ottobre 2017 le autorità curde avessero schierato migliaia di Peshmerga vicino a Kirkuk per fronteggiare qualsiasi possibile minaccia da parte delle forze irachene, il 16 ottobre di quell’anno, l’esercito di Baghdad è entrato nella città, costringendo i Peshmerga a ritirarsi dal territorio, nel quadro de “l’operazione per imporre la sicurezza a Kirkuk”.

Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In tale data, dopo tre anni di battaglie, il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider al Abadi, aveva comunicato che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale sono continuate.

Di fronte al riemergere della minaccia terroristica, le forze irachene hanno condotto più di 14 operazioni negli ultimi mesi. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 20 maggio, i servizi di intelligence iracheni hanno riferito di aver arrestato uno dei maggiori leader dello Stato Islamico, Abdulnasser al-Qirdash, candidato alla successione della precedente guida, al-Baghdadi. Successivamente, il 26 maggio, le autorità irachene hanno dichiarato l’uccisione di Moataz Najim al-Jubouri, il cosiddetto “governatore dell’Iraq” per l’ISIS ed il terzo leader principale dell’organizzazione, a seguito di un’operazione condotta dalla coalizione internazionale anti-ISIS nella regione siriana di Deir ez-Zor.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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