Gaza: raggiunta la tregua con la mediazione di Doha

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 11:47 in Israele Palestina Qatar

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Il Movimento di Resistenza Islamico, Hamas, ha annunciato di aver raggiunto un accordo per frenare le tensioni verificatesi nell’ultimo mese nella Striscia di Gaza. Il Qatar ha svolto il ruolo di mediatore.

L’accordo è stato raggiunto il 31 agosto ed è stato annunciato dal leader di Hamas, Yahya Sinwar, il quale ha specificato che, dopo i colloqui con l’inviato di Doha, Mohammed al-Emadi, è stata trovata un’intesa volta a porre fine all’escalation e alle aggressioni delle ultime settimane contro la popolazione israeliana. Israele, da parte sua, non ha rilasciato alcun commento, ma i media israeliani hanno riferito che il Paese riaprirà i valichi di Kerem Shalom ed Erez.

Un clima di tensione caratterizza la Striscia di Gaza dal 6 agosto, e vede al centro due avversari, Israele e Hamas. Tra gli ultimi episodi, il 28 agosto, carri armati e aerei da guerra israeliani hanno bombardato le posizioni di Hamas a Gaza. Il gruppo ha reagito con il lancio di razzi. In precedenza, il 24 agosto, il Movimento Islamico aveva condannato “l’escalation israeliana su Gaza” e l’inasprimento dell’assedio da parte di Israele nella regione. L’avversario sionista, dal canto suo, ha più volte precisato che le proprie offensive rappresentano una risposta ai palloni incendiari ed esplosivi lanciati contro i territori israeliani meridionali, i quali hanno innescato vasti incendi e provocato ingenti danni nelle aree boschive circostanti.

Oltre ad agire militarmente, Israele ha altresì attuato mosse a danno della popolazione di Gaza. Tra queste, la chiusura del transito commerciale di Kerem Shalom, a partire dall’11 agosto, e la conseguente interruzione dei rifornimenti di carburante, mentre, il 16 agosto, Israele ha deciso di chiudere totalmente l’area di pesca nella Striscia di Gaza con effetto immediato e fino a nuova comunicazione, sebbene in precedenza avesse semplicemente posto delle limitazioni. A partire dal 23 agosto, poi, sono stati predisposti ulteriori divieti per l’ingresso di merci, bloccando l’ingresso di tutti i beni, ad eccezione di prodotti alimentari e medicinali. 

Con l’accordo del 31 agosto, Hamas si è impegnato a porre fine alle proprie operazioni notturne e al lancio di esplosivi contro i territori israeliani. In cambio, ci si aspetta che Israele si impegni a ristabilire le condizioni precedenti al 6 agosto, il che significa consentire ai pescatori di entrare nel Mediterraneo, allentare le restrizioni sulle merci in entrata e ripristinare le forniture di carburante nell’unica centrale elettrica di Gaza, essenziale per la popolazione locale. L’intesa rappresenta il risultato di un’intensa attività diplomatica svolta dal Qatar, il quale, prima di tenere colloqui con funzionari a Tel Aviv, ha altresì inviato nella Striscia un’ultime tranche di aiuti, dal valore di 30 milioni di dollari.

Fonti vicine alla delegazione qatariota hanno riferito che Israele si è detta disposta a riprendere le consegne di carburante per la centrale elettrica e ad allentare il blocco se Hamas si fosse impegnato a porre fine alle proprie operazioni. Gli sforzi profusi dal Qatar sono divenuti più urgenti negli ultimi giorni poiché le autorità di Gaza hanno rilevato i primi casi di trasmissione locale del coronavirus, in un quadro caratterizzato da un sistema sanitario fortemente indebolito anche dal blocco imposto nella Striscia dal 2007. Inoltre, la crisi legata dell’elettricità ha messo in pericolo 2000 impianti industriali a Gaza. Secondo Al-Emadi, il Qatar cerca di raggiungere una calma che garantisca ai Paesi donatori e alle organizzazioni internazionali di realizzare i propri progetti umanitari a sostegno della popolazione di Gaza.

Hamas ha assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Israele, da parte sua, controlla i confini di Gaza, accanto all’Egitto, ma spesso chiude le frontiere in risposta alle violenze che si verificano al confine. Uno degli scontri maggiori tra le due parti si è verificato nel 2014 e si è concluso nel mese di agosto di quell’anno con un accordo di cessate il fuoco mediato dal Cairo. Tuttavia, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate. L’obiettivo dei palestinesi è, secondo alcuni, non solo limitare l’occupazione israeliana, ma altresì migliorare le condizioni di vita di circa due milioni di palestinesi e convincere la controparte ad attuare quanto stabilito con gli accordi raggiunti attraverso la mediazione egiziana.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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