Estonia, Lettonia e Lituania annunciano sanzioni contro Lukashenko

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 6:11 in Bielorussia Repubbliche Baltiche

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Il Presidente della Lituania ha annunciato che emetterà sanzioni contro Lukashenko e 30 alti funzionari bielorussi in conseguenza alle proteste nel Paese.

Nella giornata di ieri, lunedì 31 agosto, le tre Repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania hanno annunciato sanzioni contro circa 30 funzionari bielorussi, tra cui il Presidente della Repubblica Alexander Lukashenko. A riferirlo è il Presidente della Lituania Gitanas Nauseda citato dall’agenzia Reuters.

Secondo l’agenzia di stampa, le sanzioni dovrebbero riguardare il divieto di viaggio nelle Repubbliche baltiche. Nauseda sostiene che questo non sia altro che un primo passo, in seguito l’ambito delle sanzioni potrebbe essere ampliato.

In Bielorussia sono iniziate manifestazioni di massa il 9 agosto scorso a seguito della rielezione, per un sesto mandato, del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale dei voti, il capo dello Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti, la candidata dell’opposizione unita, Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto il 10,12% dei consensi. Gli altri tre candidati insieme hanno raccolto poco più del 4%.

Il voto non è stato riconosciuto dalla UE, mentre Lavrov ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni delle manifestazioni, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa.

Secondo il ministero dell’Interno, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 150 agenti delle forze dell’ordine, e più di 7.500 persone sono state arrestate. Tre persone sono morte. A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza hanno smesso di usare la forza per disperdere le manifestazioni, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero.

L’opposizione bielorussa contesta i risultati delle elezioni e chiede nuove elezioni, un’opzione che Alexander Lukashenko ha escluso, aprendo solo a una riforma costituzionale che sarebbe poi seguita da un referendum e successivamente da elezioni parlamentari e presidenziali.

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni.

Il governo Lituano, ritenendo troppo blanda la decisione di Bruxelles, aveva già deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko. Mosca ha condannato qualunque “ingerenza straniera” in Bielorussia, ma, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha chiarito che non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente, esortando il paese vicino a risolvere i suoi affari da solo.

Putin il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degenerasse”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione