Egitto e Cipro intensificano i colloqui sul progetto di gasdotto nel Mediterraneo

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 11:54 in Cipro Egitto

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La delegazione egiziana ha intensificato i colloqui con la controparte cipriota per discutere del progetto congiunto sul gasdotto volto a trasformare l’Egitto in un hub regionale per il commercio energetico. È quanto ha rivelato, lunedì 31 agosto, una fonte del governo del Cairo, citata dal quotidiano Arab News. Secondo il funzionario, lo schema prevede che il gas naturale, proveniente dal giacimento offshore Afrodite, a Cipro, venga convogliato negli impianti di liquefazione, in Egitto, per la riesportazione nei Paesi europei e per l’uso nei mercati locali. Precedenti dichiarazioni del governo hanno riferito che Il Cairo avrebbe iniziato a ricevere gas cipriota entro il 2022.

Nonostante le interruzioni di vari progetti di sviluppo globale, a causa della pandemia di coronavirus, le delegazioni egiziana e cipriota sono rimaste fiduciose nell’attuazione del progetto. L’impatto negativo dell’epidemia di COVID-19 sulle economie nazionali di tutto il mondo costringerà molti Paesi ad agire rapidamente per compensare le perdite, portando a un aumento della domanda di energia per guidare la crescita industriale, secondo quanto osservato dalla fonte egiziana.

Egitto e Cipro hanno firmato un accordo per stabilire un gasdotto marittimo diretto il 19 settembre 2018. Durante un incontro virtuale, tenuto il 31 agosto, il ministro egiziano del Petrolio e delle Risorse minerarie, Tariq Al-Mulla, e il ministro cipriota dell’Energia, Natasa Pilides, hanno discusso della cooperazione tra i due Paesi nel campo del petrolio e del gas naturale e della collaborazione in corso nell’ambito dell’EastMed Gas Forum.

L’Egitto possiede due impianti di liquefazione del gas naturale, uno ad Est di Alessandria, a Idku, di proprietà della Egyptian Liquefied Natural Gas, e l’altro nella città portuale di Damietta, appartenente alla spagnola Union Fenosa, in collaborazione con l’italiana Eni. Il Ministero del Petrolio e delle Risorse minerarie del governo del Cairo partecipa del 12% all’impianto di Idku attraverso l’Egyptian Natural Gas Holding Co. (EGAS). Della stessa percentuale contribuisce anche l’Egyptian General Petroleum Corp. (EGPC), mentre la Shell partecipa del 35,5%, come la compagnia del gas e del petrolio della Malesia, Petronas. La multinazionale francese Total contribuisce invece per circa il 5% all’impianto. Per quanto riguarda il secondo sito, quello di Damietta, la gestione è in mano alla Union Fenosa, ma l’80% del progetto è di proprietà congiunta tra la compagnia spagnola e l’italiana Eni, con EGPC ed EGAS che detengono il resto delle azioni al 10% ciascuna.

L’accordo tra Egitto e Cipro assume notevole importanza anche alla luce delle controversie con la Turchia riguardanti le rivendicazioni energetiche nel Mediterraneo orientale. Qui, Ankara ha avviato e continua ad avviare esplorazioni al largo delle coste di Cipro, nonostante gli avvertimenti di Nicosia ed Atene che ritengono di avere la sovranità su quelle porzioni di mare territoriale. Lo stesso diritto è rivendicato però dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che non intende rinunciare alle trivellazioni in quelle aree.

La Turchia e la Grecia, che fanno entrambe parte della NATO, sono principalmente in disaccordo sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia. A riaccendere le tensioni tra i due Paesi sono stati soprattutto gli accordi concorrenti che Ankara e Atene hanno firmato sui propri confini marittimi, rispettivamente con la Libia e con l’Egitto, provocando un notevole incremento dell’attività militare nelle acque del Mediterraneo orientale.

La disputa energetica si inserisce poi nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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