Brexit: incontro d’emergenza per risolvere l’impasse

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 13:12 in Europa UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il negoziatore dell’UE per la Brexit, Michel Barnier, è intenzionato a recarsi a Londra per risolvere il prima possibile le tensioni che negli ultimi giorni hanno riguardato le trattative per l’uscita del Regno Unito dal blocco europeo. Barnier incontrerà, presumibilmente già dal 2 settembre, il negoziatore britannico David Frost per risolvere l’impasse. I due dovrebbero tenere colloqui a Downing Street, in preparazione dell’ottavo round di negoziati, previsto a Londra la prossima settimana.

Le tensioni sono cresciute lunedì 31 agosto, quando il ministro degli Affari Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha accusato la Gran Bretagna di tenere un comportamento “intransigente e irrealistico”. “Per questo i negoziati non stanno avanzando”, ha lamentato Le Drian. I suoi commenti hanno seguito le ultime pessimistiche dichiarazioni di Barnier, il quale, qualche giorno prima, aveva affermato che i colloqui sulla Brexit sembrerebbero essere tornati indietro. Entrambe le parti affermano che settembre sarà un mese cruciale nelle discussioni. L’UE insiste affinché i colloqui si concludano prima di novembre per concedere il tempo al parlamento di procedere con l’approvazione e il controllo legale dell’accordo commerciale. I colloqui informali tra Frost e Barnier hanno pertanto l’obiettivo di tentare di rilanciare i negoziati mentre all’orizzonte si profila sempre di più la prospettiva di una Brexit senza accordo.

Le principali differenze tra UE e Regno Unito sembrano incentrarsi sulle norme per gli aiuti di Stato alle imprese e sulla regolamentazione del settore della pesca. Il timore dei politici europei è che Londra possa ottenere un vantaggio competitivo facilitando le regole finanziarie. A ciò il Regno Unito ha risposto ribattendo che il governo britannico intende mantenere elevati gli standard di regolamentazione. Nello specifico, secondo Barnier, la Gran Bretagna mira a rendere più semplice la gestione di servizi finanziari dell’Europa da Londra, con il minor numero possibile di operazioni e personale nel continente. Pertanto, da parte sua, il capo negoziatore dell’UE ha ribadito che la posizione europea si basa sulla prospettiva di un’impossibilità di qualsiasi partnership economica senza “solide garanzie per una parità di condizioni, anche per quanto riguarda gli aiuti di Stato, per garantire una concorrenza aperta e leale tra le nostre imprese”. 

Per quanto riguarda la pesca, invece, il Regno Unito è irritato dalle richieste dell’UE sull’accesso, a lungo termine, alle acque di pesca britanniche. Londra, in particolare, accusa il blocco europeo di fare richieste che non ha imposto ad altri Paesi con cui ha accordi commerciali di libero scambio, come il Canada. “L’UE insiste ancora non solo sul fatto che dobbiamo accettare la continuità con gli aiuti di Stato dell’UE e la politica della pesca, ma anche sul fatto che questi temi debbano essere concordati prima che qualsiasi altro impegno sostanziale possa essere preso in qualsiasi altra area del negoziato, compresi i testi giuridici, rendendo inutilmente difficile fare progressi”, ha affermato il governo britannico.

Nonostante le divisioni, tuttavia, entrambe le parti affermano di voler evitare uno scenario “senza accordo” e vogliono che la Brexit non ostacoli la cooperazione nei settori della difesa, della sicurezza e della lotta alla criminalità.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.