Afghanistan: talebani indagano su attacchi contro USA

Pubblicato il 1 settembre 2020 alle 12:09 in Afghanistan Asia

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I talebani stanno indagando su una serie di attacchi missilistici contro due basi militari degli USA a Helmand, effettuati in un periodo in cui era stato ordinato di non colpire i soldati statunitensi.

Secondo quanto riferito dal New York Times, alla fine del mese di luglio, una decina di razzi hanno colpito Camp Bastion, una vasta base aerea utilizzata dalle forze afghane e statunitensi nella provincia meridionale di Helmand. Anche nell’ultima settimana, dal 23 al 30 agosto, alcuni razzi sono stati lanciati contro Camp Dwyer, una base militare statunitense. Se le notizie venissero confermate si tratterebbe di una chiara violazione dell’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato a Doha il 29 febbraio. Non ci sono state vittime statunitensi in nessuno dei due attacchi, né una risposta pubblica da parte di Washington. Anche la missione guidata dagli Stati Uniti in Afghanistan ha rifiutato di commentare.

La provincia di Helmand, a lungo considerata il quartier generale dei talebani, è prevalentemente controllata dal gruppo ribelle. Le forze del governo afgano sono per lo più limitate alla capitale provinciale, Lashkar Gah, e ad alcuni villaggi che fungono da centri distrettuali. In tale contesto, le violenze nel Paese non si sono mai fermate e gli incidenti sono all’ordine del giorno. Un rapporto della Commissione Indipendente per i Diritti Umani dell’Afghanistan (AIHRC) ha rilevato che 1.213 civili sono stati uccisi e 1.740 sono rimasti feriti nei primi 6 mesi del 2020 in Afghanistan. Nel 2019, 979 civili sono stati uccisi e altri 2.359 feriti nei primi 6 mesi dell’anno. Durante l’anno corrente, una media di 16 civili al giorno sono diventati vittime di violenza in Afghanistan e i talebani sono responsabili del 48.5% delle vittime e le forze afghane del 15.5%. Il rapporto ha accusato “autori sconosciuti” del 26.7% delle vittime, l’ISIS del 6.3% e le forze internazionali del 2.3%. La restante percentuale è stata causata dai razzi delle forze pakistane sulle province di Kunar, Kandahar, Paktia e Khost nell’Afghanistan orientale e meridionale.

Nonostante l’alto livello di confliettualità, anche gli sforzi diplomatici internazionali non si sono arrestati. Una delegazione talebana di 6 membri, guidata dal mullah Abdul Ghani Baradar, ha incontrato il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, il 26 agosto e ha discusso i recenti progressi nel processo di pace afghano. Il Ministero degli Affari esteri pakistano ha riferito che i talebani hanno informato Qureshi sull’ultima attuazione dell’accordo con gli Stati Uniti. Da parte sua, Qureshi ha discusso del processo di pace afghano e delle potenziali minacce alla sua attuazione. Il ministro ha sottolineato gli sforzi del Pakistan per garantire una pace e una stabilità durature nella regione. Tuttavia, il Paese si trova ancora in una situazione instabile, che dura ormai da decenni. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali.

Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo anni di scontri e progressi diplomatici, il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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