La guerra contro il COVID-19: i potenziali limiti dei vaccini di Russia e Cina

Pubblicato il 31 agosto 2020 alle 18:59 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Alcuni scienziati canadesi e statunitensi sottolineano le potenziali problematiche dei vaccini contro il COVID-19 sviluppati in Russia e in Cina.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, alcuni scienziati americani hanno evidenziato il fatto che i vaccini russi e cinesi si basano su un comune virus del raffreddore, a cui molte persone sono già state esposte, limitandone potenzialmente l’efficacia. Il vaccino della CanSino Biologics, approvato per uso militare in Cina, è una forma modificata di adenovirus di tipo 5, noto anche come Ad5. La società è in trattative per ottenere l’approvazione in diversi Paesi, prima di completare prove su larga scala. Un vaccino sviluppato dall’Istituto Gamaleya di Mosca, approvato in Russia nonostante i test limitati, si basa a sua volta sull’Ad5 e su un secondo adenovirus meno comune.

“L’Ad5 mi preoccupa solo perché molte persone hanno l’immunità”, ha dichiarato Anna Durbin, ricercatrice sui vaccini presso la Johns Hopkins University degli USA. “Non sono sicuro di quale sia la loro strategia”, ha aggiunto, sottolineando: “Un vaccino del genere non avrà un’efficacia del 70%. Potrebbe avercela del 40% e forse è meglio di niente, finché non arriva qualcos’altro”. I vaccini sono considerati essenziali per porre fine alla pandemia che ha causato oltre 845.000 vittime in tutto il mondo. Entrambi gli sviluppatori hanno anni di esperienza e hanno approvato vaccini contro l’Ebola basati su l’Ad5. Né la CanSino né il Gamaleya hanno risposto alle richieste di commento sul tema.

I ricercatori hanno sperimentato per decenni vaccini a base di Ad5 contro una varietà di infezioni, ma nessuno è ampiamente utilizzato. Questi impiegano virus innocui come “vettori” per trasportare i geni dal virus bersaglio – in questo caso il nuovo coronavirus – nelle cellule umane, stimolando una risposta immunitaria per combattere il virus vero e proprio. Tuttavia, molte persone hanno già anticorpi contro l’Ad5, che potrebbero indurre il sistema immunitario ad attaccare il vettore invece di rispondere al coronavirus, rendendo questi vaccini meno efficaci. Diversi ricercatori, quindi, hanno scelto l’adenovirus o meccanismi di rilascio alternativi. L’Università di Oxford, per esempio, ha basato il suo vaccino per il COVID-19 su un adenovirus di scimpanzé, evitando il problema creato dall’Ad5.

Il dottor Zhou Xing, della canadese McMaster University, ha lavorato con la CanSino al suo primo vaccino a base di Ad5, per la tubercolosi, nel 2011. Il suo team sta oggi sviluppando un vaccino Ad5 COVID-19 per inalazione, teorizzando che potrebbe aggirare problemi di immunità preesistenti. “Il possibile vaccino di Oxford ha un bel vantaggio” rispetto al vaccino iniettato della CanSino, ha riferito. Xing teme che alte dosi del vettore Ad5 nel vaccino CanSino possano indurre febbre, alimentando lo scetticismo sul vaccino. “Penso che otterranno una buona immunità nelle persone che non hanno anticorpi, ma questi sono presenti in molti”, ha riferito la dott.ssa Hildegund Ertl, direttrice del Wistar Institute Vaccine Center di Philadelphia. In Cina e negli Stati Uniti, circa il 40% delle persone ha livelli elevati di anticorpi dalla precedente esposizione ad Ad5. In Africa, si potrebbe arrivare all’80%, secondo gli esperti.

Inoltre, come riporta Reuters, alcuni scienziati temono anche che un vaccino a base di Ad5 possa aumentare le possibilità di contrarre l’AIDS. In uno studio del 2004 di un vaccino contro l’HIV basato su Ad5 Merck & Co, le persone con immunità preesistente sono diventate più, non meno, suscettibili al virus che causa l’AIDS. Alcuni ricercatori, incluso il principale esperto di malattie infettive degli Stati Uniti, il dott.Anthony Fauci, in un documento del 2015, hanno affermato che l’effetto collaterale era probabilmente tipico solamente per i vaccini contro l’HIV. Tuttavia, questi hanno avvertito che l’incidenza dell’HIV dovrebbe essere monitorata durante e dopo le sperimentazioni di tutti i vaccini basati su Ad5 nelle popolazioni a rischio. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.