Elezioni in Montenegro: chiusi i seggi, si passa allo scrutinio dei voti

Pubblicato il 31 agosto 2020 alle 9:19 in Balcani Europa

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Il Montenegro ha chiuso i suoi seggi, domenica 30 agosto, dopo le ultime elezioni parlamentari, in cui si sono contrapposti il partito filo-occidentale del presidente Milo Djukanovic e un’alleanza di gruppi dellopposizione che cerca legami più stretti con la Serbia e la Russia. Il Partito Democratico dei Socialisti (DPS), stando ai dati mostrati domenica dopo un sondaggio preliminare, risulta per un soffio davanti all’alleanza filo-serba e filo-russa. Il DPS sarebbe in testa con il 34,7% dei voti, seguito dalla coalizione dell’opposizione For the Future of Montenegro che potrebbe riscuotere almeno il 33,1% dei voti, secondo un sondaggio dellosservatore elettorale CeMI basato sul 70% del campione. Il Partito Democratico dei Socialisti guida il Montenegro da tre decenni e non ha mai perso un’elezione.

Quando i seggi si sono chiusi, alle 18:00 locali, l’affluenza alle urne è stata calcolata al 75,9%, una percentuale leggermente superiore alle elezioni parlamentari del 2016, che avevano registrato una partecipazione del 73,4%.

L’elezione di domenica 30 agosto è stata in gran parte segnata da una disputa in merito a una legge sui diritti religiosi, introdotta alla fine del 2019, cui si oppone fermamente l’influente Chiesa ortodossa serba. Questultima sostiene che la disposizione consenta allo Stato di confiscare i suoi beni come preludio alla creazione di una chiesa separata. Tali intenzioni, tuttavia, sono state negate dal governo.

La Chiesa ortodossa serba rimane la più grande istituzione religiosa del Montenegro e un terzo della sua popolazione vi si identifica. La questione della nuova legge ha alimentato divisioni e scatenato proteste nella nazione adriatica, che conta circa 620.000 persone ed è membro della NATO dal 2017. La norma, approvata dal Parlamento di Podgorica lo scorso 27 dicembre, prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 debbano dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia, la quale, lo scorso 14 gennaio, ha denunciato la discriminazione subita in Montenegro dai cittadini di etnia serba e dichiarato di voler tutelare la minoranza. Dal canto suo, il presidente Djukanovic ha sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto. 

La sottile maggioranza detenuta in Parlamento dal Partito Democratico dei Socialisti è stata messa a dura prova questanno dallalleanza For the Future of Montenegro, che ha sostenuto le proteste guidate dalla chiesa contro la legge sulla religione. Ljubomir Filipovic, analista politico ed ex sindaco di Budva, ha affermato che le ultime manifestazioni in Montenegro “hanno tutte avuto a che fare con la chiesa, con le tensioni interetniche e con la campagna mediatica di divisione politica proveniente da Serbia, Russia e Republika Srpska negli ultimi due mesi “. Filipovic ha poi sottolineato che una vittoria della coalizione di partiti pro-serbi e anti-Unione europea porterebbe un “forte cambiamento” nella politica estera del Paese, che rischierebbe di essere diretta da Belgrado o persino da Mosca. “Avremmo un problema con il riconoscimento del Kosovo, con la nostra appartenenza alla NATO e, naturalmente, anche l’esistenza stessa dello stato indipendente del Montenegro potrebbe essere messa in questione”, ha rivelato Filipovic.

Il presidente Djukanovic, che si identifica come custode della stabilità nazionale, ha dichiarato che le manifestazioni sollevano timori su una minaccia alla sovranità del Montenegro. I partiti di opposizione sono “la fanteria politica del nazionalismo della Grande Serbia”, ha affermato di recente, riferendosi al sogno ultranazionalista serbo di unire tutte le regioni dei Balcani per formare una Grande Serbia. Zdravko Krivokapic, leader dell’alleanza For the Future of Montenegro, ha affermato, domenica 30 agosto, di aspettarsi “un nuovo giorno per il Montenegro, il cui destino prenderà una strada diversa”. Krivokapic ha specificato che il suo gruppo intende unire una nazione divisa e “distribuire la ricchezza equamente per tutti”.

Gli ultimi sondaggi di opinione, emessi prima delle elezioni, hanno previsto che il DPS arrivi in testa ma con la possibilità di non riuscire a raccogliere un numero sufficiente di voti per formare il nuovo governo da solo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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