Crisi bielorussa: Putin chiama Lukashenko

Pubblicato il 31 agosto 2020 alle 10:08 in Bielorussia Russia

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Il presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, ha ricevuto una telefonata dal suo omologo russo Vladimir Putin. Durante la telefonata i due leader hanno discusso di “questioni di attualità” e della situazione in Bielorussia, riferisce il canale di stato Belarus 1.  “I leader hanno discusso tutte le questioni di attualità di oggi. Inoltre, hanno toccato la situazione generale in Bielorussia” – riferisce la TV pubblica della repubblica ex-sovietica.

La telefonata ha avuto luogo su iniziativa di Putin, che ha chiamato per porgere a Lukashenko gli auguri di buon compleanno. Il capo dello stato bielorusso ha compiuto 66 anni domenica 30 agosto.

I presidenti di Russia e Bielorussia hanno inoltre deciso di tenere un incontro a Mosca nelle prossime settimane, ha riferito il servizio stampa del Cremlino.

“Si è deciso di tenere un incontro a Mosca nelle prossime settimane” – riferisce il comunicato dalla Presidenza della Federazione russa, che aggiunge che durante la conversazione telefonica, Putin e Lukashenko hanno confermato la loro disponibilità reciproca a rafforzare ulteriormente l’alleanza russo-bielorussa.

“È stata confermata la disposizione reciproca per rafforzare ulteriormente l’alleanza russo-bielorussa ed espandere la cooperazione reciprocamente vantaggiosa in tutte le aree” – afferma la dichiarazione, che rappresenta una svolta nei recenti rapporti tra Mosca e Minsk, segnati dalla sfiducia reciproca. Mosca accusa il vicino occidentale di non pagare o pagare con grandi ritardi, per il gas, il petrolio e le altre materie prime che la Russia fornisce, tanto da aver deciso di tagliare le forniture. Minsk a sua volta accusa la Federazione di voler legare a sé la Bielorussia fino a farne uno stato vassallo. Di conseguenza, numerosi avversari politici di Lukashenko sono stati arrestati in quanto filo-russi. Sono “burattini manovrati dal Cremlino” – aveva dichiarato il capo di stato bielorusso in riferimento a Babaryka e Tichanovskij, i candidati alle presidenziali del 9 agosto scorso arrestati prima del voto ed esclusi dalle elezioni.

Sabato 29 agosto, in un’intervista, Putin aveva detto che la Russia riconosce la legittimità delle elezioni presidenziali del 9 agosto in Bielorussia. In precedenza il Cremlino aveva preso le distanze dal voto di Minsk e il ministro degli esteri Sergej Lavrov aveva definito le elezioni “non ottimali”. 

Giovedì 27 agosto, Putin aveva riferito, parlando al canale televisivo Rossija-24, di aver messo insieme una riserva di agenti delle forze dell’ordine per fornire assistenza alla Bielorussia in caso di necessità, su richiesta di Lukashenko. Questa, ha sottolineato Putin, sarebbe tuttavia l’ultima risorsa a cui ricorrere nel caso in cui le forze estremiste in Bielorussia approfittassero della situazione attuale per innescare disordini e la situazione nel Paese degenerasse. Il leader del Cremlino nella stessa intervista ha affermato che le autorità di Minsk devono prendere atto che la gente protesta e di conseguenza devono “fare i conti” con questa realtà.

Il compleanno di Lukashenko è stato “festeggiato” anche da decine di migliaia di persone – più di 100.000, secondo la stima degli organizzatori – che hanno risposto alla convocazione dell’opposizione e domenica 30 agosto si sono nuovamente concentrate a Minsk, scandendo slogan contro il capo dello stato. Un gruppo di donne si è presentato a mezzogiorno nel centro della capitale, portando zucche, un’antica tradizione locale che arriva a simboleggiare il dispiacere di una sposa quando è costretta a sposare un marito che non vuole. Per tutto il pomeriggio, lunghe colonne di manifestanti hanno cominciato a dirigersi verso Piazza dell’Indipendenza, nonostante le autorità avessero bloccato con recinzioni e cavalli di frisia gli accessi sin dalla mattina precedente.

Il luogo che ha ospitato le manifestazioni anti-Lukashenko dall’inizio di agosto era sorvegliato da agenti di polizia e da uomini dell’esercito. La grande presenza di agenti non ha comunque potuto impedire a lunghe colonne di oppositori di impadronirsi del nucleo centrale della città dalle 2 del pomeriggio e di marciare successivamente verso la residenza ufficiale di Lukashenko, dove sono stati fermati solo da una solida recinzione protetta da più agenti e mezzi corazzati.

In Bielorussia sono iniziate manifestazioni di massa il 9 agosto scorso a seguito della rielezione, per un sesto mandato, del presidente Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994.  Il voto non è stato riconosciuto dalla UE, che ha annunciato sanzioni contro i responsabili dei brogli. Mosca ha condannato la decisione, affermando che si tratta di un’ingerenza indebita negli affari interni della Bielorussia, in particolare dopo che la Lituania ha dichiarato Lukashenko persona non grata.

Nei primi giorni delle manifestazioni, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. Secondo il ministero dell’Interno, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 150 agenti delle forze dell’ordine, e più di 7.500 persone sono state arrestate. Tre persone sono morte. A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza hanno smesso di usare la forza per disperdere le manifestazioni, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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