Cina-India: si riaccendono le tensioni al confine

Pubblicato il 31 agosto 2020 alle 13:04 in Cina India

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L’Esercito indiano ha affermato, il 31 agosto, di aver sventato un tentativo di intrusione da parte delle truppe cinesi nel proprio lato della Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto tra India e Cina, lungo la sponda meridionale del lago Pangong Tso, bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, nella notte tra il 29 e il 30 agosto scorsi. Al momento, non sembrerebbe che l’episodio abbia provocato vittime o feriti.

Un colonnello dell’Esercito indiano, Aman Anand, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha accusato le truppe dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina di aver violato gli accordi raggiunti durante i negoziati militari e diplomatici tra Cina e India attualmente in corso, compiendo movimenti militari provocatori, in grado di cambiare lo status quo della regione del Ladakh orientale. Anand ha poi aggiunto che i soldati indiani mobilitati dall’Esercito avrebbero impedito alla Cina di apportare un cambiamento unilaterale sul campo. Un funzionario delle forze armate indiane ha poi rivelato a Reuters, in condizione di anonimità, che l’azione preventiva del proprio Esercito ha fatto da deterrente contro le truppe cinesi e ha impedito che il confronto avuto sfociasse in uno scontro.

Pechino ha però smentito le nuove accuse ricevute da parte indiana. Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Zhao Lijian, ha controbattuto che le truppe dell’EPL non hanno oltrepassato il confine e ha confermato che India e Cina hanno già attivato i dovuti canali di comunicazione in merito alla vicenda. Anche l’Esercito indiano ha confermato che sarebbe in corso un incontro lungo il confine a Chushul per risolvere l’incidente.

Lungo la LAC, sono in corso tensioni tra le truppe indiane e cinesi dallo scorso 5-6 maggio, quando si sono verificati i primi e sporadici scontri fisici presso Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim. Le ostilità sono poi culminate il 15 giugno, quando un’ulteriore lotta si è risolta con la morte di almeno 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh. In tale scontro, il più letale dal 1962, secondo fonti indiane, avrebbero perso la vita anche alcuni soldati cinesi ma Pechino non ha mai confermato la notizia né fornito un numero di vittime.

Le motivazioni che hanno scatenato gli scontri sarebbero state sconfinamenti nel territorio dell’altro, lamentati da entrambe le parti e la costruzione di infrastrutture sul territorio, che è stata anch’essa denunciata sia dalla Cina sia dall’India. Dopo aver inizialmente intensificato la presenza dei rispettivi eserciti lungo la LAC, Pechino e Nuova Delhi hanno organizzato più round di negoziati tra i rispettivi capi militari in loco per limitare le tensioni, l’ultimo dei quali si è tenuto lo scorso 8 agosto, e hanno attivato consultazioni anche attraverso il canale diplomatico, senza però produrre risultati decisivi. 

Nel caso del lago Pangong Tso, Cina e India ne rivendicano entrambe in toto la riva settentrionale. Per quanto riguarda quella meridionale, invece, un ex-comandante delle truppe settentrionali dell’Esercito indiano, il generale luogotenente DS Hooda, ha affermato che l’area è saldamente controllata dalle forze di Nuova Delhi e l’EPL ne è assolutamente consapevole, per questo ogni tentativo di intrusione in loco è un segnale del tentativo cinese di alterare lo status quo dell’area e aprire un nuovo fronte di scontro.

Secondo quanto riferito da Hinduistan Times, il lago rappresenterebbe inoltre uno dei punti di scontro che impediscono il progredire dei negoziati di confine in corso, in quanto la Cina si rifiuterebbe di ritirare le proprie truppe dalla cosiddetta Finger Area, ossia da otto alture che si affacciano sulla sponda settentrionale del lago. In particolare, nel corso degli ultimi mesi di tensioni, alcune truppe cinesi sarebbero state posizionate sull’altura numero 4, detta appunto Finger 4, che si affaccia sulle postazioni indiane nella riva settentrionale del lago e la Cina si starebbe rifiutando di ritirarle. Prima che i cinesi si istallassero a Finger 4, l’esercito di Nuova Delhi era solito compiere pattugliamenti fino a Finger 8, che dista 8 km i quali sono considerati territorio indiano.

Gli scontri finora avvenuti lungo la LAC sono stati solamente fisici, in osservazione di un trattato firmato dalle due potenze nel 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC, fatta eccezione per le esercitazioni. Oltre a questo, l’accordo del 1996 proibirebbe anche l’impiego anche di certe armi e specifici mezzi militari.

L’india e la RPC si sono ripetutamente scambiate accuse di intrusione nei rispettivi territori lungo il confine condiviso, tuttavia casi di scontri armati tra le parti sono sempre stati rari. Nel 1962 le dispute di frontiera provocarono una breve guerra tra le parti che iniziò il 10 ottobre di quell’anno e si concluse il successivo 21 novembre, con la vittoria di Pechino che sottrasse all’allora nemico parte del territorio himalayano noto come Aksai Chin. Al centro del conflitto vi era il controllo su tale area e sulla ex North East Frontier Agency, l’attuale Stato indiano dell’Arunachal Pradesh.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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