Arabia Saudita: scoperti nuovi giacimenti di gas e petrolio

Pubblicato il 31 agosto 2020 alle 14:58 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Il Ministero dell’Energia dell’Arabia Saudita ha annunciato, il 30 agosto, che la compagnia petrolifera statale, Saudi Aramco, ha scoperto nuovi giacimenti di gas e petrolio. Tale mossa potrebbe consentire al Regno di aumentare ulteriormente le proprie riserve.

Nello specifico, un giacimento di gas, nominato “Hadbat al-Hajarah”, è stato scoperto nella regione di al-Jouf, nel Nord del Paese, mentre “Abraq al-Tuloul”, un giacimento di gas e petrolio, è stato rilevato nella zona di al-Hudud al-Shamaliyya, in inglese “Northern Borders”, nell’area centro-settentrionale del Regno, al confine con l’Iraq. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, Saudi Aramco dovrà continuare ad effettuare operazioni per valutare la quantità effettiva di petrolio, gas e condensato da poter ricavare, oltre a esplorazioni volte a determinare la portata e l’estensione dei giacimenti.

Il ministro saudita ha poi specificato che il gas ha iniziato a fluire dal serbatoio di Al-Sarra, nel campo di Hadabat Al-Hajarah, vicino al confine iracheno, a una velocità media giornaliera di 16 milioni di piedi cubi standard, a cui si aggiungono 1.944 barili di condensato. Il vicino Abraq al- Tuloul ha, invece, iniziato a produrre 3.000 barili di greggio al giorno, oltre a 49 barili di condensato e 1.1 milioni di piedi cubici di gas. Nella medesima area, vi è poi un altro giacimento, al-Qawwarah, in grado di produrre 2.4 milioni di piedi cubici di gas naturale e 49 barili di condensato al giorno.

Secondo il fondatore della società di consulenza Qamar Energy, Robin Mills, le nuove scoperte di gas potrebbero consentire al Regno Saudita di incrementare la produzione di risorse non petrolifere, avvicinandosi sempre più all’obiettivo di indipendenza dal petrolio. A detta di Mills, se la portata e i costi saranno sostenibili, il Paese potrebbe riuscire a soddisfare la domanda della costa occidentale, attualmente priva di una rete di gas.

Tali scoperte si inseriscono in un periodo in cui Riad deve continuare a far fronte alle conseguenze della pandemia di coronavirus e al calo dei prezzi di petrolio. Già il 29 aprile scorso, il Ministero delle Finanze saudita aveva riferito che nel Paese è stato riportato un deficit di bilancio nel primo trimestre pari a 9.09 miliardi di dollari, a causa del crollo delle entrate petrolifere, dovuto dalla combinazione di calo della domanda e diminuzione dei prezzi del petrolio. Il deficit stimato per il 2020 ammonta a 187 miliardi di riyal, ovvero 49,75 miliardi di dollari, pari al 6,4% del prodotto interno lordo. The Institute of International Finance prevede, invece, che in Arabia Saudita il tasso di crescita economica potrebbe raggiungere lo 0,7%, in calo rispetto alle precedenti aspettative pari al 2%.

Proprio con lo scoppio della pandemia, il 9 aprile scorso i membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e gli altri produttori OPEC+ si erano detti disposti a ridurre la produzione petrolifera di 9.7 milioni di barili al giorno nei mesi di maggio e giugno, pari a circa il 10 % dell’offerta globale, con il fine ultimo di risollevare il mercato petrolifero e portare ad un aumento dei prezzi del petrolio. Tale misura ha avuto come esito un aumento dei prezzi a partire da luglio, portando i membri a valutare l’ipotesi di un allentamento delle restrizioni. Da ciò è scaturito l’accordo del 15 luglio, con cui i membri OPEC+ hanno deciso di aumentare le forniture di 1.6 milioni di barili al giorno, a partire da agosto, riducendo i tagli da 9.7 a 7.7 milioni giornalieri.

Riad è il maggior produttore tra i paesi OPEC, mentre Mosca rappresenta uno dei principali attori non OPEC. Questi ultimi sono stati al centro della cosiddetta “guerra dei prezzi del petrolio”, scoppiata proprio a fronte delle difficoltà del mercato petrolifero, suscitando preoccupazioni a livello internazionale. Tuttavia, l’incontro del 9 aprile ha portato ad un primo superamento delle divergenze tra Russia e Arabia Saudita, quando entrambi si sono impegnati a ridurre la produzione petrolifera di 2.5 milioni di barili al giorno, pari ad una diminuzione del 23%.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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