Incendio su una nave di migranti al largo di Crotone, 4 vittime

Pubblicato il 30 agosto 2020 alle 19:21 in Immigrazione Italia

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Un incendio divampato a bordo di una nave di migranti ha causato la morte di almeno 4 persone al largo della città portuale di Crotone, nella costa meridionale della penisola italiana, il 30 agosto. Non è ancora chiaro se le vittime siano decedute a causa delle fiamme a bordo o se siano annegate in mare.

L’incendio sembrerebbe essere stato causato da alcune taniche di carburante trasportate nell’imbarcazione e sarebbe stato seguito da un’esplosione, a seguito della quale si sarebbe alzata una lunga colonna di fumo visibile dalla riva, come riferito da alcuni bagnanti che si trovavano nei pressi di Crotone.

Oltre alle 4 vittime, molti altri sarebbero dispersi in mare e, tra i numerosi feriti, oltre ai migranti a bordo, ci sarebbero anche due membri dell’equipaggio della guardia di finanza italiana, di cui uno avrebbe riportato ustioni e l’altro lesioni ad un arto inferiore. Secondo quanto riferito da LaPresse e poi riportato da Associated Press, l’imbarcazione, apparentemente una barca a vela, avrebbe ospitato almeno 20 persone. Al divampare dell’incendio, la Guardia Costiera italiana era già sul posto per trasferire i migranti.

Nella notte tra il 29 e il 30 agosto, circa 450 migranti hanno invece raggiunto l’isola meridionale di Lampedusa a bordo di un peschereccio malmesso. La popolazione locale ha protestato contro una situazione in progressivo peggioramento a causa della pressione migratoria a cui è sottoposto il proprio territorio. Il sindaco dell’isola, Totò Martello, ha incoraggiato uno sciopero di protesta con il quale si richiede al governo di Roma, accusato di non avere una strategia per affrontare l’arrivo dei migranti, di alleggerire il sovraffollamento dei centri di accoglienza.

Martello si è detto sconcertato dal fatto che un peschereccio con a bordo 450 migranti sia riuscito ad arrivare a pochi chilometri di distanza dall’isola senza essere notato da imbarcazioni o aerei militari, come quelli della missione dell’Unione Europea (UE) Frontex, che è, dal 2010, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e ha compiti di promozione, coordinamento e sviluppo della gestione delle frontiere europee, nel rispetto della Carta fondamentale dei diritti umani dell’Unione Europea e del principio di gestione integrata delle frontiere. La settimana precedente, anche il governatore della Sicilia, Sebastiano Musumeci, si era opposto al governo ordinando la chiusura dei centri di smistamento dei migranti in tutta l’isola ma, essendo la gestione delle migrazioni di competenza del governo centrale, l’atto del governatore è stato presentato ad un tribunale.

Nella giornata del 30 giugno, hanno raggiunto le coste di Lampedusa anche i 49 migranti tratti in salvo dalla Guardia costiera italiana il giorno precedente mentre erano a bordo della nave da soccorso Louise Michel, che trasportava un totale di 219 persone e che aveva inviato più richieste d’aiuto urgenti, dichiarando di essere in difficoltà nel Mediterraneo e di essere sovraccarica di migranti a bordo. Le autorità italiane avevano soccorso 2 donne, 13 bambini e 4 uomini, che erano stati tratti in salvo nel Mediterraneo dalla Louise Michel operativa su finanziamento dell’artista inglese Banksy, il quale ha messo a disposizione fondi sia per l’imbarcazione, sia per l’intero equipaggio di 10 professionisti del soccorso a bordo, assunti dall’artista di Bristol per salvare i rifugiati nel Mediterraneo che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa.

Nonostante il soccorso prestato dalle autorità italiane, Il 29 agosto, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) e l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati hanno rivolto appelli per il salvataggio e il rapido sbarco della Louise Michel e di altre due imbarcazioni che hanno un totale di oltre 400 persone a bordo.  Anche la Sea Watch 4, un’imbarcazione umanitaria tedesca, e la nave da merci Maersk Etienne hanno un carico di rispettivamente 200 e 27 migranti a bordo, dallo scorso 5 agosto.

L’Italia è la meta della maggior parte dei migranti che partono dalle coste nordafricane, in particolare quelle della Libia e della Tunisia, e si spingono in un pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo. L’IOM e la UN Refugee Agency (UNHCR) hanno riferito che almeno 302 migranti e rifugiati hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo nell’arco del 2020, ma si stima che il numero di decessi sia più elevato di quello ufficiale. Inoltre, più di 17.000 persone sono approdate sulle coste di Italia e Malta, a bordo di imbarcazioni partite dalle coste tunisine e libiche. Tale cifra è pari a circa il triplo rispetto a quella registrata nel 2019.

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Camilla Canestri

di Redazione

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