USA e Giappone contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale e Orientale

Pubblicato il 29 agosto 2020 alle 13:04 in Giappone USA e Canada

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Il ministro della Difesa giapponese, Taro Kono, e il suo omologo statunitense, Mark Esper, si sono incontrati alla Andersen Air Force Base di Guam, il 29 agosto, dove hanno deciso di unire gli sforzi per limitare le azioni della Cina sia nel Mar Cinese Meridionale, sia nel Mar Cinese Orientale.

Nella conferenza stampa seguita all’incontro, Kono ha riferito che le parti hanno confermato la loro ferma opposizione a “quei Paesi che stanno cambiando lo status quo nei due mari impiegando la forza”, sostenendo che nel mondo sia in atto un drastico cambiamento dovuto non solo agli effetti della pandemia di coronavirus, ma anche a tentativi di cambiarne gli equilibri, attraverso la forza e la coercizione. Esper, da parte sua, ha ribadito la fermezza nell’opporsi alle “destabilizzanti” attività condotte da Pechino nell’area e ha ricevuto l’appoggio del ministro giapponese in merito alle critiche mosse dalgi USA contro il lancio di missili balistici da parte di Pechino, nel Mar Cinese Meridionale, lo scorso 26 agosto, sostenendo che tale mossa avrebbe potuto destabilizzare l’intera regione. Kono ha garantito ad Esper monitorerà da vicino la situazione.

Tra gli accordi raggiunti, vi è stata la decisione di continuare a cooperare per l’adozione di un nuovo sistema di difesa missilistica. A tal proposito, tra Tokyo e Washington, erano già attivi negoziati per l’impiego del sistema statunitense Aegis Ashore in Giappone, principalmente per difendere il Paese delle minacce della Corea del Nord. Tuttavia, lo scorso giugno le autorità del giapponesi avevano deciso di interrompere i piani in tal senso perché avevano ritenuto il l’applicazione del sistema costosa e lunga. Kono ha quindi aggiornato Esper sulle discussioni in corso in seno al Consiglio di sicurezza giapponese per trovare soluzioni alternative e ha indicato settembre come data di scadenza per l’elaborazione di una politica riguardante l’adozione di un nuovo sistema di difesa missilistica.

Kono ed Esper hanno anche discusso di cooperazione in ambito spaziale e in materia di guerra cibernetica ed elettronica, facendo seguito alla visita a Tokyo del capo United States Space Force, John Raymond, dello scorso 27 agosto, durante il quale era stata discussa la cooperazione tra USA e Giappone in materia di difesa nello spazio.

L’incontro di Esper con Kono potrebbe rivelarsi particolarmente significativo alla luce del fatto che, l’attuale ministro della Difesa giapponese è considerato uno dei più probabili successori del primo ministro Shinzo Abe, il quale ha rassegnato le proprie dimissioni lo scorso 28 agosto, citando problemi di salute. A seguito dell’incontro con Esper, Kono ha riferito ai media che valuterebbe attentamente la possibilità di presentarsi ad elezioni del partito di governo, ovvero il Partito Liberal Democratico del Giappone, per scegliere il successore di Abe.

L’alleanza tra Giappone e Stati Uniti nell’opporsi a Pechino nei due mari citati va ad inserirsi in un quadro di crescenti tensioni tra USA e Cina che potrebbero sfociare in frizioni militari proprio nel Marc Cinese Meridionale, del quale Pechino rivendica la quasi totale sovranità. Qui, lo scorso 26 agosto, durante un’esercitazione, l’Esercito popolare di Liberazione (EPL) di Pechino ha lanciato missili in grado di abbattere portaerei e di percorrere fino a 4.000 km, in un’area del Mar Cinese Meridionale compresa tra la provincia meridionale-insulare di Hainan e le isole Paracelso. Il giorno precedente, il Ministero della Difesa di Pechino aveva denunciato il passaggio di un aereo statunitense da ricognizione U-2 all’interno di una zona di esclusione aerea, dove l’EPL stava conducendo esercitazioni militari, definendo l’accaduto una palese provocazione. Il 27 agosto, infine, il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Mustin ha solcato le acque intorno alle isole Paracelso e la Flotta del Pacifico degli Stati Uniti ha affermato che l’imbarcazione stesse compiendo un’operazione per contrastare “rivendicazioni marittime eccessive” e rafforzare il diritto marittimo in acque internazionali. Gli USA conducono esercitazioni e pattugliano tali acque nell’ambito di quelle che sono state definite “Esercitazioni di libera navigazione”, volte a garantire “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

Nel Mar Cinese Orientale, invece, Pechino e Tokyo si contendono le isole chiamate dalla prima Diaoyu e dalla seconda Senkaku, attualmente amministrate dal Giappone e intorno alle quali sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. Lo scorso 22 giugno, Tokyo aveva cambiato il loro status amministrativo, innescando critiche da parte cinese e riaccendendo le tensioni in merito. Al momento, i giapponesi stanno eseguendo pattugliamenti aerei sopra le Senkaku-Diaoyu pressoché ogni giorno in quanto, dal primo aprile 2019 al 31 marzo 2020, i loro jet hanno riscontrato che 675 operazioni aeree cinesi all’interno della propria Zona di identificazione di difesa aerea, che, però, si sovrappone a quella cinese dal 2013, quando Pechino aveva creato una propria Zona di identificazione di difesa aerea sulle Diaoyu.

A tal proposito, lo scorso 29 luglio, gli USA avevano dichiarato che avrebbero potuto aiutare Tokyo a monitorare le crescenti intrusioni cinesi nelle acque che cingono le Senkaku, nonostante Washington non abbia mai preso una posizione in merito alla disputa di sovranità. Gli USA sono legati al Giappone dal Trattato di mutua cooperazione e sicurezza del 19 gennaio 1960, il quale prevede che nel caso in cui una delle due venisse attaccata all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altra dovrebbe intervenire.  Nell’incontro del 29 agosto, Esper e Kono hanno specificato che le isole Senkaku/Diaoyu rientrano in tale intesa.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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