L’artista britannico Bansky finanzia il soccorso dei migranti

Pubblicato il 29 agosto 2020 alle 8:01 in Africa Europa Immigrazione

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Secondo la stampa britannica, lo street artist inglese, Banksy, ha finanziato una barca con un equipaggio di professionisti del soccorso per salvare i rifugiati nel Mediterraneo che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa.

La notizia è stata resa nota dal quotidiano The Guardian. La barca, chiamata “Louise Michel” in onore di un’anarchica femminista francese, è operativa dalla settimana del 17 agosto. Il 20 agosto ha soccorso 89 persone, tra cui 14 donne e quattro bambini, da un gommone. Gli 89 migranti sono ancora a bordo e aspettano un porto sicuro. Una ex barca della Marina francese tinteggiata di rosa e bianco, la Louise Michel è lunga 30 metri ed è stata acquistata con i proventi della vendita di opere d’arte di Banksy. Sul lato della cabina della nave si vede l’immagine di una ragazza che tiene in mano un salvagente a forma di cuore. 

L’artista nato a Bristol, che mantiene segreta la sua identità, è noto per i suoi graffiti politici e di cronaca sociale che sono spuntati nelle città di tutto il mondo. L’anno scorso uno dei suoi dipinti raffiguranti primati seduti nel parlamento britannico è stato venduto all’asta per oltre 12 milioni di dollari. Banksy ha già evidenziato la difficile situazione di rifugiati e migranti nelle sue opere. Nel 2018 ha dipinto i muri di Parigi con murales sul tema della migrazione e nel 2015 ha inviato arredi dal suo temporaneo parco a tema “Dismaland” nell’Inghilterra Occidentale a un campo di migranti informale a Calais, nel Nord della Francia. L’artista non ha commentato le rivelazioni a tale riguardo. 

La notizia arriva a seguito del decesso di 45 persone, tra cui 5 bambini, a causa di un naufragio a largo delle coste libiche, il 17 agosto. Si è trattato del più letale episodio dall’inizio del 2020. Un’imbarcazione con a bordo circa 82 migranti si è capovolta mentre viaggiava nel Mar Mediterraneo, a causa di un guasto al motore che ne ha provocato l’esplosione. L’incidente è avvenuto a largo delle coste libiche, nei pressi della città occidentale di Zuara. Successivamente, il 19 agosto, le Nazioni Unite e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui hanno riferito che almeno 45 persone sono annegate o risultano disperse, tra cui anche 5 bambini, sulla base di quanto riportato dai restanti 37 sopravvissuti. Le due agenzie hanno definito l’incidente il naufragio con il maggior numero di vittime al largo delle coste del Paese Nordafricano dall’inizio del 2020. 

I migranti, provenienti principalmente da Senegal, Mali, Ciad e Ghana, sono stati soccorsi da pescatori locali e successivamente consegnati ai funzionari libici a terra, che li hanno poi trasferiti nei centri di detenzione. A seguito dell’accaduto, le agenzie dell’Onu hanno esortato i diversi Stati coinvolti a rivedere il proprio approccio in materia di migrazione, evidenziando come sia necessario rafforzare le capacità di ricerca e soccorso, per rispondere alle richieste di aiuto nel minor tempo possibile. Ciò dovrebbe avvenire mettendo a disposizione in modo sistematico e strutturato un porto sicuro per le persone soccorse in mare. Il rischio, secondo l’IOM e l’UNHCR, è che continuino a verificarsi tragici incidenti, con un elevato numero di vittime, specialmente nella tratta centrale del Mediterraneo.

I gruppi e le agenzie per i diritti umani hanno ripetutamente denunciato quella che descrivono una risposta inadeguata da parte delle autorità marittime, quando è stata loro segnalata la presenza di persone lasciate alla deriva. A tal proposito, il 18 agosto, Alarm Phone, autodefinitosi un semplice “contatto di emergenza in supporto alle operazioni di salvataggio”, ha riferito di aver segnalato sia alla guardia costiera libica sia a quella italiana la presenza di circa 100 persone in un gommone sgonfio a largo della costa libica. Nessuna delle autorità, ha riferito la ONG, è intervenuta, fino a quando non sono stati persi i contatti con l’imbarcazione.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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