Spagna: Murcia chiede aiuto militare contro il coronavirus

Pubblicato il 28 agosto 2020 alle 6:26 in Europa Spagna

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La Regione di Murcia ha chiesto giovedì 27 agosto al governo spagnolo la collaborazione di 60 dei 2.000 tracciatori militari che sono stati messi a disposizione delle autonomie per rafforzare il monitoraggio dei casi attivi di COVID-19. Il governo di Murcia, una coalizione di centro-destra, diventa così il primo a richiedere questo rinforzo, offerto dal presidente Pedro Sánchez, nella sua conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri di martedì 25 agosto.

L’assessore alla Salute della regione del sud del Paese, Manuel Villegas, ha indicato che 60 sarebbe il numero di tracciatori che corrisponderebbe alla comunità per popolazione, dopo aver partecipato alla riunione del Consiglio interterritoriale del sistema sanitario presieduto dal ministro del settore, Salvador Illa, e tenuto ad analizzare la situazione della pandemia in tutte le comunità autonome.

Murcia, una delle regioni che meglio aveva gestito la prima fase, con un numero di contagi sensibilmente inferiore alla media nazionale, si è vista sopraffatta dalla seconda ondata estiva, per via dell’alto numero di persone che vi si recano in vacanza.

Da parte sua, la Xunta della Galizia ha inviato una lettera al Ministero della Difesa per manifestare il proprio interesse e richiedere maggiori informazioni sull’offerta. Questo giovedì, due dei lavoratori delle Forze Armate formati come tracciatori, insieme ai responsabili della Difesa, spiegheranno in conferenza stampa il lavoro che possono svolgere in quelle autonomie che lo richiedono.

Nessuna richiesta di militari dalla Catalogna. “Noi della Sanità abbiamo già aumentato le squadre” – ha detto il portavoce del governo catalano, Meritxell Budó, escludendo per il momento di utilizzare la risorsa di 2.000 soldati che, ha valutato, “non è una cifra molto elevata” da distribuire tra le comunità. “Dovremo essere più precisi”, ha aggiunto Budó, trovandosi d’accordo con l’assessore alla Salute di Madrid, Enrique Ruiz Escudero, il quale, però, a differenza della controparte catalana, ha detto che l’offerta del governo centrale è “benvenuta”.

“Chiederemo al Ministero di determinare quei profili per vedere dove possono adattarsi” – ha detto l’assessore madrileno, il quale ha spiegato che due profili devono essere distinti nei tracciatori: quelli che fanno il sondaggio epidemiologico per determinare i contatti, che sono tecnici della sanità pubblica (laureati o diplomati) e gli operatori che quotidianamente chiamano il paziente per verificare se quel contatto mantiene il parto o presenta sintomi. I primi sono i più necessari e difficili da trovare, ha precisato.

Tra le autonomie che si sono pronunciate sulla proposta, le Asturie non contemplano il ricorso ai militari  sebbene siano “apert2 a tutte le possibilità a seconda di come si evolverà la pandemia nelle prossime settimane”.

La Cantabria, che questa settimana incorpora dieci nuovi tracciatori e raggiunge quota 138, non esclude di chiedere di più al governo, perché “le liste di lavoro del governo della Cantabria stanno scadendo per alcune professioni” e non ci sono più biologi o farmacisti.

Il presidente della Comunità valenciana, Ximo Puig, ha ammesso che la questione non è stata ancora valutata e che la Comunità è “sulla strada giusta”, ma che, se la sanità pubblica ritiene che siano necessari più tracciatori, “ovviamente” chiederanno il supporto del governo centrale.

Infine, a Vitoria, nonostante il governo basco non si sia ancora espresso, il parlamentare del PP basco Carlos Iturgaiz ha chiesto mercoledì 26 agosto al Lehendakari, Iñigo Urkullu, di accettare l’offerta e di non “disprezzare” nuovamente l’esercito.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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