Mediterraneo orientale: la Turchia emette un nuovo Navtex

Pubblicato il 28 agosto 2020 alle 10:22 in Grecia Turchia

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La Marina turca ha emesso, giovedì 27 agosto, un nuovo avviso ai naviganti, Navtex, affermando che terrà esercitazioni navali nel Mediterraneo orientale, al largo della costa di Iskenderun, a Nord-Est di Cipro, tra l’1 e il 2 settembre. Secondo quanto riportato dall’emittente turca “Trt Haber”, le operazioni riguarderanno la messa a punto di diversi assetti navali per attività di addestramento al tiro. Il Navtex autorizza altresì l’estensione delle attività esplorative della nave da ricerca sismica turca Oruc Reis fino al primo settembre.

La mossa giunge in risposta al lancio dell’esercitazione “Eunomia”, iniziata il 26 agosto al largo di Cipro con la partecipazione di mezzi navali di Grecia, Italia, Cipro e Francia. Le manovre militari del gruppo europeo si concludono oggi, venerdì 28 agosto, e sono arrivate in seguito alle passate esercitazioni già compiute da Grecia e Francia il 13 agosto e da Grecia e Stati Uniti il 27 luglio scorso. Nell’Eunomia, tra i vari assetti, sono impiegati il cacciatorpediniere lanciamissili della Marina militare italiana Durand de la Penne, la fregata francese Lafayette e assetti dell’aviazione tra cui tre Rafale francesi e tre F-16 greci.

La Grecia afferma che i Navtex turchi sono illegali. Da parte sua, il portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, sostiene che il dispiegamento di aerei militari francesi a Cipro violi i trattati riguardanti il controllo e l’amministrazione dell’isola stipulati dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna, nel 1960. Aksoy, inoltre, ritiene che la posizione della Francia stia incoraggiando pericolosamente la Grecia e Cipro a intensificare le tensioni nella regione.

Il Parlamento di Atene ha ratificato, il 27 agosto, l’accordo sulla delimitazione dei confini marittimi con l’Egitto, firmato il 6 agosto scorso. L’intesa sulla definizione della zona economica esclusiva (ZEE) tra i due Stati è fonte di grande attrito tra Grecia e Turchia e ha contribuito ad aggravare le relazioni tra Atene e Ankara, ponendosi incontrasto con gli obiettivi turchi nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Pertanto, il leader di Ankara ha definito “senza valore” il patto tra Grecia ed Egitto e ha ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione è quello tra la Turchia e il governo libico. Della stessa opinione è il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha affermato, in una nota, che la zona inclusa nell’accordo greco-egiziano rientra nell’area della piattaforma continentale della Turchia.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

La disputa energetica nel Mediterraneo orientale si inserisce poi nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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