Gli USA rispondono ai missili cinesi: “Minaccia per la pace e la sicurezza”

Pubblicato il 28 agosto 2020 alle 13:58 in Cina USA e Canada

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Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha commentato i lanci di missili balistici da parte di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, definendoli “una minaccia per la pace e la sicurezza nella regione”. 

Confermando i rapporti secondo cui la Cina ha lanciato 4 missili balistici durante le esercitazioni militari intorno alle isole Paracel, il 27 agosto, il Pentagono ha affermato che la mossa ha messo in discussione l’impegno del Paese ad evitare attività provocatorie nei territori contesi. “Condurre esercitazioni militari nel Mar Cinese Meridionale è controproducente per l’allentamento delle tensioni e il mantenimento della stabilità”, ha riferito il Pentagono in un comunicato. “Le azioni della Repubblica Popolare Cinese (RPC), compresi i test missilistici, destabilizzano ulteriormente la situazione nel Mar Cinese Meridionale”, ha aggiunto. “Tali esercitazioni violano gli impegni della RPC ai sensi della Dichiarazione del 2002 sulla condotta delle parti nel Mar Cinese Meridionale a evitare attività che complicherebbero o intensificherebbero le controversie, minando la pace e la stabilità”, ha aggiunto la dichiarazione del Pentagono. 

La Cina ha lanciato un missile balistico DF-26B a raggio intermedio dalla provincia di Qinghai e un missile DF-21D a medio raggio dalla provincia di Zhejiang dopo aver denunciato che un aereo spia statunitense era entrato “in un’area in cui si stavano svolgendo esercitazioni navali a fuoco vivo”. Pechino, a sua volta, ha definito il passaggio del velivolo “un’azione provocatoria”. A tale proposito, il Pentagono ha dichiarato che le esercitazioni militari cinesi del 23-29 agosto vicino alle isole Paracel – che la Cina chiama le Isole Xisha – sono state “le ultime di una lunga serie di azioni della RPC per affermare rivendicazioni marittime illegali e svantaggiare i suoi vicini del Sud-Est asiatico”. Secondo Washington, la RPC ha scelto poi di intensificare la sua minaccia lanciando missili balistici. Il DF-26B è un tipo di missile che è stato ufficialmente presentato all’inizio di agosto ed è in grado di colpire bersagli mobili in mare. La stampa cinese lo ha soprannominato “il killer di portaerei”.

Le tensioni tra i due Paesi sono ulteriormente cresciute dopo che, il 26 agosto, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha sanzionato 24 aziende cinesi colpevoli, a suo giudizio, di aver avuto un ruolo attivo nell’aiutare l’Esercito cinese a costruire e a militarizzare alcune isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, per le quali Pechino aveva ricevuto critiche internazionali. Oltre a questo, gli USA imporranno anche restrizioni sui visti di individui cinesi ritenuti responsabili o complici dell’operato delle 24 aziende, nonché legati ai tentativi di coercizione perpetrati dalla Cina contro gli altri Paesi del Sud-Est Asia ai quali, secondo Washington, Pechino avrebbe impedito l’accesso a risorse off-shore.  

Da parte sua, la Cina ha sempre ritenuto che la costruzione delle isole artificiali rientrasse a pieno nei propri diritti di sovranità e ha sempre respinto le affermazioni statunitensi. Washington ha ripetutamente accusato Pechino di aver militarizzato le acque del Mar Cinese Meridionale e di aver adottato un atteggiamento aggressivo nei confronti degli altri Paesi che vi si affacciano. Secondo gli USA, la Cina avrebbe approfittato dell’emergenza legata al dilagare del coronavirus per avanzare nel proprio tentativo di trasformare il Mar Cinese Meridionale nel proprio “impero marittimo”. Per tali ragioni, gli USA conducono esercitazioni e pattugliano tali acque nell’ambito di quelle che sono state definite “Esercitazioni di libera navigazione” , volte a garantire “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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