Thailandia: le proteste causeranno il “collasso del Paese”

Pubblicato il 27 agosto 2020 alle 13:37 in Asia Thailandia

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Il primo ministro thailandese, Prayuth Chan-ocha, ha affermato che le proteste in corso in Thailandia stanno creando divisioni profonde che potrebbero causare il “collasso del Paese”, il 26 agosto. Prayuth ha avvertito che la Nazione potrebbe “collassare e finire avvolta nelle fiamme”. Parallelamente, nella stessa giornata, il Ministero per il Digitale della Thailandia ha poi affermato che non interromperà la repressione di contenuti illegali diffusi sui social media.

Il 24 agosto scorso, il gruppo Facebook chiamato Royalist Marketplace, con oltre un milione di membri e che è ritenuto critico della monarchia, era stato bloccato in tutto il Paese, dopo che il Ministero per il Digitale aveva minacciato azioni legali contro la stessa piattaforma ospitante, in base all’Atto per i crimini informatici della Thailandia. Facebook si era detta costretta ad adeguarsi alla legge ma aveva anche promesso di portare il caso di fronte ad un tribunale.

Dal 24 agosto però, il creatore di Royalist Marketplace, Pavin Chachavalpongpun, un accademico in esilio, aveva ricreato un nuovo gruppo dove si sono già radunate circa 700.000 persone e contro il quale il ministro al Digitale, Puttipong Punnakanta, ha già promesso che prenderà azioni. Critiche pubbliche alla monarchia thailandese sono state sempre considerate un tabù nel Paese e sono illegali, in base a quanto stabilito dalla legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di carcere, e secondo la stessa Costituzione thailandese, in base alla quale alla monarchia spetta una posizione di venerazione. Rasha Abdul-Rahim, un’attivista di Amnesty International, ha affermato che la mossa di Facebook potrebbe rappresentare un pericoloso precedente per la libertà di espressione on-line nel Paese e ha aggiunto che la piattaforma non avrebbe dovuto cedere alle richieste del governo.

Le affermazioni del premier thailandese sono arrivate dopo oltre un mese di proteste  pressoché giornaliere, iniziate lo scorso 18 luglio nelle strade del Paese, e che hanno coinvolto folle numerose, arrivando anche a 10.000 persone. Le mobilitazioni thailandesi sono nate come un movimento pacifico organizzato on-line che ha coinvolto sempre più persone e che è partito all’inizio del 2020. Durante le restrizioni per limitare la diffusione del coronavirus, le proteste sono continuate online dove è stata organizzata anche la prima manifestazione post-emergenza, avvenuta appunto lo scorso 18 luglio.

Le proteste sono nate da movimenti studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione e richiedono innanzitutto le dimissioni del primo ministro, un ex membro dell’esercito che ha preso il potere nel 2014, in seguito ad un colpo di Stato con il quale ha rovesciato l’ex-premier eletto democraticamente, Yingluck Shinawatra. Prayuth ha adottato una nuova costituzione nel 2017 ed è rimasto alla guida del Paese dopo elezioni organizzate nel 2019, in cui è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore. Oltre alla sua uscita di scena, i manifestanti chiedono anche riforme costituzionali e l’interruzione della repressione del dissenso da parte delle autorità, che finora hanno arrestato più manifestanti. Oltre a questo, in alcuni casi, sono emerse anche inconsuete richieste di limitazione dei poteri del re Maha Vajiralongkorn sulla Costituzione, sull’esercito e sulle proprietà della corona. 

Il movimento attivo nel Paese ha dichiarato di non avere leader ed è guidato da più coalizioni e attivisti che vedono in prima fila due gruppi studenteschi chiamati Student Union of Thailand e Free People. I manifestanti sostengono di essere stati ispirati dalle proteste di Hong Kong, durante le quali cittadini liberi si sono riuniti senza essere necessariamente legati a partiti politici o a specifiche organizzazioni. Insieme agli attivisti di Hong Kong e di Taiwan, i manifestanti di thailandesi hanno anche dato vita alla Milk Tea Alliance, un movimento democratico asiatico.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale nel 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta. Da allora, però, il Paese ha  cambiato almeno 18 Costituzioni e assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di proteste per la democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità che portò alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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