Mar Cinese Meridionale: la Cina lancia missili, gli USA sanzionano

Pubblicato il 27 agosto 2020 alle 10:23 in Cina USA e Canada

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La Cina ha lanciato due missili in grado di abbattere portaerei e di percorrere fino a 4.000 km, nel Mar Cinese Meridionale, durante un’esercitazione, il 26 agosto. Nella stessa giornata, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni su 24 aziende cinesi, restringendo il loro accesso a tecnologie statunitensi, in quanto ritenute colpevoli di aver costruito e militarizzato isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale.

Nello specifico, l’Esercito popolare di Liberazione (EPL) di Pechino ha sferrato un missile DF-21D e un DF-26B, di cui il primo è stato lanciato dalla provincia Sud-orientale di Zhejiang e il secondo di Qinghai, nell’altopiano tibetano. Entrambi gli ordigni si sarebbero diretti in un’area del Mar Cinese Meridionale compresa tra la provincia meridionale-insulare di Hainan e le isole Paracelso, dove, lo scorso 21 agosto, l’Amministrazione per la Sicurezza marittima della Cina aveva annunciato esercitazioni militari dal 24 al 27 agosto. Il DF-21D è il primo missile balistico anti-nave, ha una portata che varia dai 1.500 ai 1.400 km ed è chiamato anche il “killer di portaerei” per la sua capacità di mettere a rischio la sicurezza di tale tipo di navi. Il DF-21D è inoltre in grado di eludere il sistema di combattimento Aegis che sorveglia obiettivi in superficie e che è utilizzato sia dagli USA sia dai suoi partner nella regione. Il DF-26B ha invece un raggio tra i 3.000 e i 4.000 km e, se lanciato dalla Cina, può raggiungere il territorio statunitense di Guam.

 Secondo alcuni osservatori, con il lancio dei missili la Cina avrebbe voluto dimostrare a Washington e ai Paesi che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale che non teme un confronto militare, se gli USA dovessero sfidarla. Il giorno precedente, il Ministero della Difesa di Pechino aveva denunciato il passaggio di un aereo statunitense da ricognizione U-2 all’interno di una zona di esclusione aerea, dove l’EPL stava conducendo esercitazioni militari, definendo l’accaduto una palese provocazione. Le tensioni tra USA e Cina nel Mar Cinese Meridionale si stanno aggravando, una fonte anonima vicina all’Esercito cinese ha rivelato al South China Morning Post che il lancio dei due missili è stato la risposta cinese ai rischi posti dai frequenti incontri con aerei da guerra e imbarcazioni militari statunitensi nel Mar Cinese Meridionale e ha aggiunto che Pechino non vuole che i Paesi vicini equivochino le sue intenzioni.

Nel corso della stessa giornata del 26 agosto, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha sanzionato 24 aziende cinesi colpevoli, a suo giudizio, di aver avuto un ruolo attivo nell’aiutare l’Esercito cinese a costruire e a militarizzare alcune isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, per le quali Pechino aveva ricevuto critiche internazionali. Oltre a questo, gli USA imporranno anche restrizioni sui visti di individui cinesi ritenuti responsabili o complici dell’operato delle 24 aziende, nonché legati ai tentativi di coercizione perpetrati dalla Cina contro gli altri Paesi del Sud-Est Asia ai quali, secondo Washington, Pechino avrebbe impedito l’accesso a risorse off-shore.  Da parte sua, la Cina ha sempre ritenuto che la costruzione delle isole artificiali rientrasse a pieno nei propri diritti di sovranità e ha sempre respinto le affermazioni statunitensi.

Washington ha ripetutamente accusato Pechino di aver militarizzato le acque del Mar Cinese Meridionale e di aver adottato un atteggiamento aggressivo nei confronti degli altri Paesi che vi si affacciano. Secondo gli USA, la Cina avrebbe approfittato dell’emergenza legata al dilagare del coronavirus per avanzare nel proprio tentativo di trasformare il Mar Cinese Meridionale nel proprio “impero marittimo”. Per tali ragioni, gli USA conducono esercitazioni e pattugliano tali acque nell’ambito di quelle che sono state definite “Esercitazioni di libera navigazione” , volte a garantire “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

 Lo scorso 13 luglio, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva rivolto un appello ufficiale ai Paesi partner e alleati degli USA nel Mar Cinese Meridionale affermando che Washington sarà dalla loro parte nella protezione dei loro diritti di sovranità sulle risorse off-shore respingendo la “legge del più forte” portata avanti da Pechino.

La Cina rivendica la propria sovranità sulla quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, secondo presupposti storici e, in particolare, in base ad una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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