L’Iran permette all’ONU di ispezionare due sospetti ex siti nucleari

Pubblicato il 27 agosto 2020 alle 9:13 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha accettato di consentire agli ispettori internazionali di accedere a due siti dove il Paese è sospettato di aver immagazzinato o utilizzato materiale nucleare non dichiarato. È quanto ha reso noto, mercoledì 26 agosto, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), un ente delle Nazioni Unite, specificando che la decisione mette fine a mesi di discussione tra le due parti. “L’Iran fornisce volontariamente all’AIEA l’accesso ai due luoghi indicati dall’agenzia e accetta di facilitare le attività di verifica dell’organizzazione per risolvere gli eventuali problemi”, si legge in una nota dell’ente internazionale, pubblicata in seguito ad un incontro, a Teheran, tra il suo direttore, Rafael Grossi, e il capo dell’agenzia nucleare iraniana, Ali Akbar Salehi. “Anche le date per le ispezioni sono state concordate”, ha aggiunto il comunicato, senza tuttavia specificare i giorni esatti. In cambio, l’Agenzia internazionale ha garantito che non avanzerà ulteriori richieste all’Iran sulla questione.

Le ispezioni dovrebbero risolvere una controversia che va avanti da mesi tra Teheran e l’AIEA. L’Iran si è sempre opposto alla possibilità di aprire l’accesso ai due ex supposti siti nucleari di Isfahan e della capitale, sostenendo che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica non avesse il diritto e le basi legali per ispezionarli. I due impianti risalirebbero all’inizio del 2000, diversi anni prima della firma del famoso patto nucleare con cui l’Iran si era impegnato a limitare i suoi programmi in ambito di energia atomica, il cosiddettoPiano d’Azione congiunto globale 

(JCPOA). L’intesa era stata firmata a Vienna il 14 luglio 2015, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea, ma Washington vi si è ritirata unilateralmente l’8 maggio 2018, sotto l’amministrazione dell’attuale presidente Donald Trump.Il primo settembre si terrà un’importante riunione della commissione mista per decidere il futuro dello storico accordo nucleare.

A giugno di quest’anno, l’AIEA ha intensificato la pressione sull’Iran dopo la decisione del suo consiglio di amministrazione di spingere Teheran a far entrare gli ispettori nei siti sospetti e a cooperare nelle indagini. Fino all’improvviso cambio di posizione di mercoledì 26 agosto, tuttavia, l’Iran si era rifiutato di concedere l’accesso sostenendo che le richieste fossero basate su accuse infondate istigate dal governo di Israele. “L’Iran, come prima, è pronto a cooperare con l’AIEA”, ha dichiarato mercoledì a Grossi il presidente iraniano Hassan Rouhani, secondo i media di stato. Il leader ha definito l’accordo “favorevole” e ha sottolineato che potrebbe aiutare “a risolvere finalmente tutti i problemi nel campo”. Rouhani ha tuttavia invitato Grossi a considerare che l’Iran possiede diversi “nemici giurati” che possono contare sulla disponibilità di armi nucleari ma che non collaborano con l’AIEA e che “cercano sempre di causare problemi” a Teheran. Per questo, il presidente ha invitato l’Agenzia a continuare a mantenere la sua “indipendenza, imparzialità e professionalità”. Salehi, dal canto suo, ha confermato che la decisione dell’Iran “porterà alla fine del caso”. “Siamo fedeli alle convenzioni e ai nostri impegni”, ha detto, sottolineando che l’accordo aprirà un nuovo capitolo tra Iran e AIEA basato su “buone intenzioni e reciproca accettazione”.

Grossi aveva riferito, a marzo, ai membri del consiglio dell’AIEA, di aver “identificato una serie di problematiche” relative a possibili materiali nucleari non dichiarati e ad attività legate al nucleare in tre località che non erano state segnalate dall’Iran. Pertanto, aveva fatto pressioni su Teheran per consentire l’accesso ai suoi ispettori. Nel rapporto di giugno, l’agenzia aveva poi affermato di aver stabilito che un sito era stato sottoposto ad “ampia sanificazione e livellamento” nel 2003 e 2004 e che non ci sarebbe stato bisogno di ispezione. Tuttavia, il blocco dell’Iran sui due siti di Teheran ed Isfahan aveva insospettito gli ispettori dell’agenzia. Uno dei due luoghi, è stato parzialmente demolito nel 2004 e, nell’altro, l’AIEA ha osservato, dal luglio 2019 in poi, attività “coerenti con gli sforzi per disinfettare” la struttura.

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Chiara Gentili

di Redazione

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