Libia-Italia: nuove cooperazioni per la medicina militare

Pubblicato il 27 agosto 2020 alle 15:22 in Italia Libia

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Il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled Al-Mishri, ha discusso con l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino, sugli sviluppi della situazione politica e bellica. Intanto, i due Paesi annunciano nuove cooperazioni nel campo della medicina militare. 

In un’altra riunione, alla quale ha partecipato il secondo vicepresidente del Consiglio, Safwan Al-Masuri, ha esaminato i danni causati dai recenti attacchi di Haftar e le implicazioni dell’aggressione. I rappresentanti di Roma e Tripoli si sono incontrati il 26 agosto e hanno anche esaminato le iniziative e le politiche proposte per il cessate il fuoco, nonché le opportunità per riprendere il dialogo politico, creando un ambiente favorevole alla pace. Infine, è stato discusso il ruolo dell’Italia nel portare avanti il processo politico.

Lo stesso giorno, il 26 agosto, il Ministero della Difesa del Governo di Accordo Nazionale (GNA), insieme ad alcuni rappresentanti italiani, ha deciso di istituire un comitato congiunto di entrambi i paesi per discutere le modalità di attivazione della cooperazione bilaterale congiunta nel campo della medicina militare. Su questo tema si è tenuto un incontro di alto livello presso la sede dell’ufficio del Ministero della Difesa. L’obiettivo è quello di discutere il modo migliore per beneficiare della competenza medica italiana e lavorare per contribuire allo sviluppo di un ospedale militare e di un ospedale da campo a Misurata. La parte libica era rappresentata dal sottosegretario alla Difesa, Salah Al-Din Nimroush, insieme ad alcuni funzionari del Ministero. La parte italiana comprendeva l’ambasciatore Buccino e l’addetto militare presso l’ambasciata italiana in Libia.

Intanto, Tripoli e Misurata sono state sconvolte da una serie di proteste che chiedono le dimissioni del GNA, alla luce di una crescente insoddisfazione per la corruzione dilagante e il deterioramento delle condizioni di vita. Le manifestazioni sono iniziate il 23 agosto e si sono intensificate nei giorni successivi a seguito di un discorso del primo ministro del GNA, Fayez al-Sarraj, in cui si è accennato ad un possibile rimpasto di governo. Il 24 agosto, il premier ha rivelato l’intenzione di attuare cambiamenti urgenti all’interno dell’esecutivo e di formare un governo di crisi. In particolare, dovrebbero venire eletti nuovi ministri soprattutto in dicasteri di primaria importanza per il benessere dei cittadini. L’ambasciatore statunitense in Libia, Richard Norland, ha espresso il sostegno di Washington per i manifestanti.

Il conflitto sembra essere in un momento di stallo. Il 21 agosto, il governo di Tripoli ha annunciato un cessate il fuoco e l’interruzione immediata dei combattimenti presso i diversi fronti libici, e, in particolare, presso la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra, dove si era precedentemente in attesa di una “battaglia imminente”. L’esercito delle forze rivali al GNA, guidato dal generale Khalifa Haftar, dal canto suo, ha respinto il cessate il fuoco, sottolineando come questo, in realtà, miri semplicemente a “gettare fumo negli occhi”, vista la continua mobilitazione delle truppe di Ankara, affiliate al GNA.

L’attuale situazione in Libia arriva a seguito di oltre un decennio di grave instabilità. Questa è iniziata il 15 febbraio 2011, data di inizio di una rivolta popolare e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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