Siria: soldati USA feriti in una “interazione” con la Russia

Pubblicato il 26 agosto 2020 alle 19:59 in Russia USA e Canada

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Un gruppo di soldati statunitensi è stato ferito durante un’interazione con le forze armate russe in Siria, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi, il 26 agosto.

La notizia è stata lanciata dall’agenzia di stampa Reuters, con la quale i funzionari statunitensi hanno parlato direttamente. Uno di questi, che ha voluto rilasciare dichiarazioni solo a condizione di mantenere l’anonimato, ha affermato che le ferite erano il risultato di una collisione e non di uno scambio a fuoco. L’altro funzionario ha dichiarato che l’incidente è avvenuto all’inizio di questa settimana nel Nord-Est della Siria e le ferite sono state lievi. Il Pentagono e il Comando Centrale delle forze armate statunitensi, che sovrintende alle forze degli USA nella regione, hanno rifiutato di commentare tali dichiarazioni.

Mosca e Washington sostengono il processo di pace in Siria sotto l’egida delle Nazioni Unite. Tuttavia, la Russia è molto vicina al governo di Damasco, mentre gli USA chiedono le dimissioni del presidente Bashar al-Assad dal 2011, anno dell’inizio dell’insurrezione che ha portato alla guerra civile. Mosca è intervenuta in Siria a fianco del regime siriano ed è dal 2015 che ha cominciato a lanciare attacchi aerei, coadiuvando le forze armate governative. L’inizio della presenza militare è da far risalire al 2017, quando Mosca ha raggiunto un accordo con il governo di Damasco che le ha consentito di ampliare la base navale di Tartus. Quest’ultima è l’unica base russa nel Mediterraneo, creata nel 1971 con un accordo tra l’allora leader sovietico Leonid Brežnev e il presidente siriano Hafez al-Assad, padre di Bashar. Scopo della base era consentire alle navi sovietiche di stanza nel Mediterraneo di non dover far ritorno a Odessa o Sebastopoli per riparazioni o manutenzione.

Intanto, gli USA sono presenti in Siria prevalentemente per garantire la sicurezza dei giacimenti di petrolio e gas, controllati dalle Syrian Democratic Forces a guida curda, che chiedono la deposizione di Assad e sono state a lungo i principali alleati di Washington nella regione, sopratutto nella lotta contro lo Stato Islamico. In tale contesto, il petrolio siriano rappresenta un “argomento radioattivo”, viste le accuse rivolte da Damasco verso Washington di furto delle risorse petrolifere siriane, dopo che il presidente USA, Donald Trump, ha annunciato la permanenza di 500 soldati delle Forze speciali nella regione controllata dai gruppi curdi. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno spesso chiuso un occhio sul traffico di petrolio tra i curdi e il governo siriano. Inoltre, una buona quantità di petrolio viene venduta a prezzi ridotti anche al Kurdistan iracheno.

Nel frattempo, il conflitto siriano è oramai entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti principalmente dalla Turchia, e le forze del presidente Assad, coadiuvate da Mosca e sostenute dall’alleato iraniano. Il governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia. 

La tregua del 5 marzo ha consentito di placare una violenta escalation presso Idlib, ma le sporadiche violazioni dell’accordo e la perdurante mobilitazione ha fatto spesso temere una ripresa degli scontri. In tale quadro, durante la prima metà del mese di agosto, la Difesa civile siriana ha documentato l’uccisione di 5 civili e il ferimento di altri 11 a seguito di circa 40 violazioni commesse dalle forze di Assad e dai propri alleati russi nella regione Nord-occidentale. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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