Pompeo prosegue il tour in Medio Oriente tra Bahrein ed Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 26 agosto 2020 alle 18:00 in Bahrein Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha tenuto colloqui separati con i leader di Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, mercoledì 26 agosto, discutendo con le controparti, al termine del suo tour in Medio Oriente, di stabilità regionale e sicurezza del Golfo. Le visite sono state organizzate con lobiettivo di incoraggiare altri Paesi arabi a stringere accordi volti a normalizzare le relazioni con Israele, sull’esempio degli Emirati.

Il Bahrein è stato uno dei primi Stati della regione ad accogliere con favore gli sforzi attuati dagli Stati Uniti nella finalizzazione di un accordo tra Tel Aviv e Abu Dhabi sulla normalizzazione dei loro rapporti. Al suo arrivo a Manama, nella serata di martedì 24 agosto, Pompeo ha subito affermato che è di fondamentale importanza per gli Stati del Medio Oriente cogliere lo slancio dell’accordo negoziato il 13 agosto. Secondo quanto rivelato dal ministro dell’intelligence israeliano, proprio il Bahrein potrebbe essere uno dei futuri candidati ad un riavvicinamento ufficiale con Tel Aviv.

Nel Paese, Pompeo ha incontrato il re, suo figlio, nominato consigliere per la sicurezza nazionale ad ottobre, il ministro degli Esteri, e il principe ereditario, Salman bin Hamad Al Khalifa. Questultimo ha altresì menzionato durante i colloqui la questione del conflitto israelo-palestinese, sottolineando che è di fondamentale importanza “raddoppiare gli sforzi per realizzare una soluzione giusta che contempli la pace come obiettivo strategico. Il segretario di Stato USA e il re del Bahrein, daltro canto, hanno discusso dello sviluppo delle relazioni bilaterali e delle possibilità per stabilizzare in maniera duratura la regione. “Abbiamo parlato dell’importanza di costruire la pace e la stabilità regionale, compresa l’importanza dell’unità del Golfo nel contrastare l’influenza maligna dell’Iran nella regione”, ha scritto Pompeo su Twitter dopo aver incontrato il principe ereditario.

Dopo il Bahrein, Pompeo ha concluso il suo tour nei Paesi della regione con una visita negli Emirati Arabi Uniti. Qui, il segretario di Stato americano ha discusso del conflitto libico e del contrasto all’influenza regionale dellIran. Con il ministro degli Esteri emiratino, lo sceicco Abdullah bin Zayed al-Nahyan, Pompeo ha parlato del sostegno per la de-escalation e per il rispetto di un cessate il fuoco duraturo in Libia, dell’unità del Golfo e del contrasto all’influenza di Teheran nella regione”, secondo quanto specificato dal Dipartimento di Stato americano. Gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi Uniti ed Israele vedono l’Iran come la principale minaccia per il Medio Oriente, sebbene Abu Dhabi abbia più volte sottolineato che il riavvicinamento con Tel Aviv non sia stato pensato prettamente in funzione anti-iraniana. In Libia, invece, gli Emirati sostengono, insieme ad Arabia Saudita, Russia, Francia ed Egitto, il governo di Tobruk, il cui uomo forte è il generale Khalifa Haftar, capo dellEsercito Nazionale Libico (LNA). Dallaltro lato del conflitto vi è il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015e guidato dal premier Fayez al-Sarraj. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. 

La prima visita del breve tour mediorientale di Pompeo ha avuto luogo il 24 agosto, data in cui il segretario di Stato ha incontrato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a Gerusalemme. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, i due hanno parlato del famoso “accordo Abraham”, annunciato il 13 agosto dal capo della Casa Bianca, Donald Trump. Con il patto, Israele si è impegnato a sospendere temporaneamente l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania e a normalizzare le relazioni con Abu Dhabi. Gli Emirati Arabi Uniti sono la terza nazione araba ad aver raggiunto un patto simile con Tel Aviv, dopo la Giordania e l’Egitto e si pensa che i primi a seguire il loro esempio saranno il Sudan e il Bahrein. In particolare, prima di Manama, Pompeo è stato a Khartoum, il 25 agosto, e qui ha incontrato il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok.

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Chiara Gentili

di Redazione

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