La visita del ministro degli Esteri cinese a Roma

Pubblicato il 26 agosto 2020 alle 10:53 in Cina Italia

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Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si è recato in Italia, il 25 agosto, dove ha incontrato il suo omologo italiano, Luigi Di Maio, a Villa Madama, a Roma, aprendo un tour di visite in Europa che si concluderà il prossimo primo settembre e che lo porterà nei Paesi Bassi, in Norvegia, in Francia e in Germania. Nella stessa giornata, Wang ha anche avuto una conversazione telefonica con il primo ministro italiano, Giuseppe conte, e ha incontrato il ministro degli Esteri del Canada François-Philippe Champagne.

Durante la conferenza stampa seguita all’ incontro con Di Maio, Wang ha sottolineato che l’Europa, e, in particolare l’Italia, è stata la prima meta di un viaggio di Stato cinese a seguito dell’emergenza coronavirus, a testimonianza della grande importanza conferita sia alle relazioni bilaterali con l’Italia, che quest’anno sono giunte al loro 50esimo anniversario, sia ai legami con l’Europa. Wang ha sottolineato la vicinanza e il muto sostegno intercorsi tra i due Paesi durante l’emergenza coronavirus che ha rafforzato l’amicizia sino-italiana anziché indebolirla. Wang ha poi menzionato il progetto delle Nuove vie della Seta, lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, come una forza che guiderà l’intensificarsi della cooperazione sino-italiana e ha ricordato che, nel 2019, l’Italia è stato il primo grade Paese occidentale ad aderire al progetto . Durante la visita in Italia dello stesso presidente Xi, nel marzo 2019, l’Italia ha firmato con la Cina 29 accordi, sia a livello governativo, sia tra aziende, per un valore di 2,5 miliardi di euro, ma con un potenziale di 20 miliardi.

Nell’ambito della stessa conferenza stampa, Wang ha anche parlato del suo viaggio in Europa, affermando che i suoi obiettivi saranno promuovere la cooperazione per la lotta al coronavirus, continuare a sostenere lo sviluppo di un’Europa unita, che è stata messa alla prova dalla pandemia, promuovere pace e stabilità a livello globale e consolidare le relazioni sino-europee. Wang ha sottolineato che i legami sino-europei sono in un buono stato ma forze esterne stanno cercando di indebolirli, se non di distruggerli. Per tali ragioni, le parti dovrebbero continuare a portare avanti i rispettivi interessi, mantenendo uno sviluppo sano e stabile delle relazioni. Oltre alla pandemia, tra le minacce e le sfide a cui è sottoposto l’ordine mondiale, Wang ha citato unilateralismo, protezionismo e la rinascita di una mentalità da “guerra fredda” e, per questo, ha affermato che la Cina intende portare avanti con l’Europa il sistema globale esistente, al centro del quale vi è il multilateralismo. Secondo le dichiarazioni di Wang, la Cina non ha alcuna intenzione di entrare in una “nuova guerra fredda”, il ministro cinese si è anche detto fiducioso che tutti i Paesi, a livello globale, si opporranno a chiunque voglia riportare il mondo alla “legge della giungla”.

Da parte sua, Di Maio ha commentato l’incontro con la controparte, affermando che la Cina è un partner indispensabile per l’Italia e ha ricordato che i due governi si incontreranno nuovamente nel corso del 2020 per formulare un piano di cooperazione triennale. Di Maio ha anche affrontato la questione relativa ad Hong Kong, affermando che “è indispensabile preservare l’alto grado di autonomia e libertà” dell’isola e che l’Italia seguirà con attenzione i risvolti della nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, adottata lo scorso 30 giugno da Pechino. A tal proposito, Wang ha affermato che il confronto avuto con Di Maio è avvenuto nel rispetto del principio di non ingerenza e ha ribadito che lo scopo della legge è quello di garantire i diritti e l’autonomia di Hong Kong,  dove per anni vi sono state mancanze in materia di sicurezza e si sono verificati frequenti atti violenti.

Durante la visita di Wang, l’attivista per i diritti di Hong Kong, Nathan Law, che ha lasciato l’isola per il Regno Unito dopo l’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale, in base alla quale il 31 luglio scorso è stato emesso anche un mandato di arresto nei suoi confronti, ha manifestato difronte al palazzo della Farnesina, dove è stato intervistato dai media. Law ha affermato che la Cina è il regime autoritario più potente al mondo e, in quanto tale, sta ponendo una grande minaccia per le democrazie, anche utilizzando misure per infiltrarvisi quali l’utilizzo dell’influenza di aziende cinesi come Huawei. L’attivista ha anche ribadito che se infrastrutture quali le telecomunicazioni o alcuni comparti dell’industria nucleare fossero controllati da compagnie cinesi, ciò potrebbe porre un grande rischio. Law ha affermato che è necessario affrontare le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla Cina ed essere consapevoli delle sue possibili infiltrazioni e della sua natura “autoritaria ed espansionistica”.

Il 25 agosto, a Roma, il ministro Wang ha anche incontrato il ministro degli Esteri canadese che ha chiesto il rilascio di due cittadini del Canada, Michael Kovrig e Michael Spavor, detenuti dalle autorità di Pechino con accuse di spionaggio e ha espresso la propria opposizione in merito alla questione di Hong Kong. Da parte sua, Wang ha affermato che la detenzione immotivata di cittadini cinesi in Canada avrebbe seriamente danneggiato le relazioni bilaterali e ha chiesto alla controparte di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle relazioni bilaterali con la Cina. Wang non ha nominato direttamente la vice presidente e direttore finanziario (CFO) di Huawei, Meng Wanzhou, che è stata arrestata il primo dicembre 2018 in Canada su un mandato d’arresto statunitense, nel quale si sostiene che la donna sia stata responsabile di aver ingannato la Hong Kong and Shanghai Banking Corporation (HSBC) riguardo alle attività di Huawei in Iran. Il caso di Meng aveva portato le relazioni sino-canadesi ad un progressivo peggioramento, dovuto anche all’intensificarsi delle tensioni tra Washington e Pechino

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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