USA-Sudan: terrorismo e rapporti con Israele

Pubblicato il 25 agosto 2020 alle 17:30 in Sudan USA e Canada

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Il Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, è arrivato in Sudan da Israele per promuovere un miglioramento dei rapporti tra Tel Aviv e Khartum, il 25 agosto. 

Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, ha però chiarito agli USA che il governo di transizione non è stato incaricato di normalizzare i legami con Israele e che la questione non dovrebbe essere collegata alla rimozione del Sudan dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Pompeo ha incontrato Hamdok e il capo del Consiglio di Transizione al potere, il generale Abdel Fattah al-Burhan.

Il segretario di Stato degli USA ha scritto, in un post su Twitter, il 25 agosto, che la transizione democratica del Sudan è stata “un’opportunità unica”. Gli Stati Uniti hanno ripristinato le relazioni con il Sudan dopo la deposizione dell’ex leader Omar al-Bashir l’11 aprile 2019. Le manifestazioni che hanno portato alla sua caduta erano iniziate il 19 dicembre 2018 e avevano duramente attaccato i 30 anni di regime autoritario di al-Bashir, caratterizzato da conflitti interni, isolamento internazionale e profondi problemi economici. Il paese è a un anno dall’inizio di una transizione politica di 39 mesi in cui militari e civili condividono il potere. 

Colpita da decenni di sanzioni statunitensi e dalla cattiva gestione delle finanze pubblica sotto il governo di al-Bashir, l’economia sudanese è a rischio di caduta libera. Il tasso di inflazione annuale è superiore al 100% e la carenza di elettricità, pane, carburante e medicine è cronica. La valuta ha recentemente raggiunto un minimo record di 150 sterline sudanesi rispetto al dollaro, con un tasso ufficiale intorno a 55. Il debito estero ammonta a oltre il 190% del PIL, attualmente vicino ai 60 miliardi di dollari.

La visita di Pompeo nel Paese dovrebbe aiutare a normalizzare i rapporti con la Casa Bianca e arriva a seguito di un accordo tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, una strada che gli Stati Uniti chiedono ad altri Paesi arabi di intraprendere. A febbraio, Burhan ha incontrato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in Uganda. L’incontro era stato duramente criticato dai manifestanti sudanesi. In seguito il generale ha messo in dubbio una rapida normalizzazione delle relazioni. I legami con Israele sono una questione delicata in Sudan, che si è sempre schierato dalla parte dei fratelli palestinesi. Il governo ha fatto dimettere il suo portavoce del Ministero degli Esteri per aver definito la decisione degli Emirati Arabi Uniti di normalizzare le relazioni con Israele “un passo coraggioso e audace”.

A tale proposito, Hamdok ha riferito a Pompeo che il governo di transizione “non ha un mandato per decidere sulla normalizzazione con Israele” e la questione sarebbe stata decisa dopo la formazione degli organismi di transizione del Sudan, secondo il portavoce del governo Faisal Saleh. Deve ancora essere formato un organo legislativo che serva a fianco del Consiglio di Governo e dell’esecutivo. “Il premier ha invitato l’amministrazione degli Stati Uniti a separare il processo di rimozione del Sudan dalla lista degli stati che sponsorizzano il terrorismo e dalla questione della normalizzazione con Israele”, ha aggiunto Saleh.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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