Tunisia: annunciato il governo “tecnocratico”

Pubblicato il 25 agosto 2020 alle 9:58 in Africa Tunisia

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Il premier tunisino designato, Hichem Mechichi, ha annunciato, nella sera del 24 agosto, la formazione di una nuova squadra governativa di tipo tecnocratico.

In particolare, i nuovi ministri sono personalità “indipendenti”, ovvero non legate a nessun partito e perlopiù sconosciute alla popolazione tunisina. La mossa, definita “innovativa” per la Tunisia, mira a scongiurare ulteriori conflitti politici, come quelli che hanno portato alla caduta del precedente governo, e a favorire la crescita di un’economia vacillante, ulteriormente aggravata dalla pandemia di coronavirus.

La nuova squadra governativa comprende 25 ministri e 3 segretari di Stato. Un numero così ridotto non era stato mai raggiunto dal 14 gennaio 2011. Tra i nuovi ministri, vi è Ali al-Ka’ali, un banchiere liberale a cui è stato affidato il Ministero dell’Economia, delle Finanze e del Sostegno agli Investimenti. Tawfiq Sharaf al-Din è il nuovo ministro degli Interni, mentre a capo del Ministero degli Affari Esteri è stato scelto Othman Jerandi. Il Ministero della Cultura è stato affidato a Walid Zidi, il primo ministro cieco della storia tunisina, il quale è stato altresì il primo cittadino a discutere, con successo, una tesi di dottorato. Dall’esecutivo precedente, solo quattro ministri sono stati nuovamente nominati.

La Tunisia era precedentemente guidata da un governo di coalizione, votato lo scorso 6 ottobre e nominato il 27 febbraio, ma spaccature ideologiche interne, soprattutto per quanto riguarda le finanze statali e il debito, hanno determinato un fragile equilibrio al suo interno. Il clima di instabilità politica ha portato, il 15 luglio, alle dimissioni del primo ministro Elyes Fakhfakh, al centro di uno scontro con il partito Ennahda. Quest’ultimo aveva deciso di ritirare la sua fiducia al premier a causa delle accuse di conflitto di interesse, nate dalla pubblicazione di documenti dai quali era emerso che alcune società, di cui Fakhfakh possedeva quote e titoli azionari, avrebbero vinto appalti statali per un valore di circa 15 milioni di dollari.

Il 24 luglio, il presidente tunisino, Kais Saied, ha nominato il ministro degli Interni, Hichem Mechichi, nuovo primo ministro del Paese, concedendogli un mese di tempo per formare un governo che potesse ottenere il voto di fiducia del Parlamento. Lo stesso Saied, nella sera del 24 agosto, a seguito dell’annuncio del premier designato, ha chiesto al Parlamento di fissare una data per il voto di fiducia.

Nel caso in cui non riesca a ottenere la maggioranza in Parlamento, il presidente ha il diritto di sciogliere tale organo legislativo e indire nuove elezioni. Una tale ipotesi non è ben vista da molti blocchi parlamentari, tra cui quelli legati ad Ennahda, partito che detiene attualmente la maggioranza dei seggi, ma che, nelle ultime settimane, è stato testimone di un calo di popolarità, soprattutto a seguito delle critiche rivolte contro il suo leader, nonché presidente del Parlamento, Rachid Ghannouchi.

In particolare, Ennahda teme che, in caso di nuove elezioni, sarà costretto ad uscire di scena. Ciò ha portato il partito, autodefinitosi “islamico e moderato”, ad opporsi all’idea di un governo tecnocratico, in quanto ciò non rispetterebbe i risultati delle ultime elezioni e, pertanto, si tratterebbe di una scelta “non democratica”. Tuttavia, nel corso delle consultazioni delle ultime settimane, Ennahda ha riferito di attendere il responso del Consiglio della Shura e di essere disposto a rivedere le proprie idee.

Ad appoggiare l’idea di un governo indipendente vi era stato il Free Destourian Party (PDL), che, attraverso la propria leader Abir Moussi, si è opposto all’inclusione di Ennahda nel futuro esecutivo di Tunisi, rifiutandosi esso stesso di partecipare nel caso in cui permanga “la Fratellanza”. Al contrario, Moussi si era detta disposta ad appoggiare un governo che includesse un maggior numero di forze civili ed escludesse la “Fratellanza” e le sue ramificazioni. Parallelamente, sono numerosi i partiti politici che hanno richiesto l’allontanamento di Ennahda, vista la sua incapacità nel gestire il governo da quando è salito al potere nel 2011.

Al momento, il destino del governo di Mechichi risulta essere incerto. Ciò che è certo è che l’instabilità politica tunisina è stata accompagnata da una grave crisi economica che ha portato centinaia di cittadini a lasciare il Paese, in cerca di condizioni di vita e lavorative migliori in Europa. Ciò ha causato un aumento del fenomeno dell’immigrazione irregolare che ha colpito altresì le coste italiane.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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