Seconde infezioni da coronavirus in Europa, timori per il vaccino

Pubblicato il 25 agosto 2020 alle 20:30 in Europa

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È stato confermato che due pazienti europei guariti dal coronavirus sono stati reinfettati, sollevando preoccupazioni in tutto il mondo sull’immunità al virus e sull’efficacia di eventuali vaccini.

I casi, in Belgio e nei Paesi Bassi, arrivano a seguito della pubblicazione di un rapporto da parte di un gruppo di ricercatori di Hong Kong su un uomo che era stato infettato da un diverso ceppo del nuovo coronavirus, quattro mesi e mezzo dopo essere stato dichiarato guarito. Si trattava del primo di questi casi di seconde infezioni. Questa possibilità ha alimentato i timori sull’efficacia di potenziali vaccini contro il virus, che ha ucciso centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Tuttavia, numerosi esperti sostengono che dovrebbero esserci molti più casi di seconde infezioni per avvalorare l’ipotesi. 

Il virologo belga, Marc Van Ranst, ha affermato che il caso da lui trattato riguardava una donna che ha contratto il COVID-19 per la prima volta a marzo 2020 e poi di nuovo, con un diverso ceppo, a giugno. Secondo l’esperto, è probabile che ulteriori casi di seconde infezioni possano emergere. Van Ranst ha aggiunto che la donna, circa 50 anni, aveva pochissimi anticorpi dopo la prima malattia, anche se la loro presenza avrebbe comunque potuto fermare il virus. I casi di seconde infezioni possono essere eccezioni limitate, ha ipotizzato, anche se era troppo presto per dirlo con certezza. Il virologo ha aggiunto che il nuovo coronavirus sembrava più stabile del virus influenzale, ma sta comunque cambiando. “I virus mutano e questo significa che un potenziale vaccino non sarà un vaccino che durerà per sempre, per 10 anni forse, probabilmente nemmeno cinque anni. Proprio come per l’influenza, questo dovrà essere riprogettato abbastanza regolarmente”, ha dichiarato.

L’Istituto Nazionale per la Sanità Pubblica dei Paesi Bassi ha riferito l’esistenza di un caso olandese di seconda infezione su un paziente guarito. La virologa Marion Koopmans ha dichiarato che il paziente in questione era una persona anziana con un sistema immunitario indebolito. Inoltre, la dottoressa ha aggiunto che i casi in cui le persone sono state malate per molto tempo rischiano maggiormente una seconda infezione. La portavoce dell’OMS, Margaret Harris, ha dichiarato che, sebbene di tanto in tanto fossero emersi rapporti sulle re-infezioni, è importante disporre di una documentazione chiara. Il dottor David Strain, docente presso l’Università di Exeter e presidente del Comitato del Personale Accademico Medico della British Medical Association, ha affermato che i casi di seconde infezioni sono preoccupanti per diversi motivi. “Il primo è che suggerisce che l’infezione precedente non è protettiva”, ha affermato. “Il secondo è che solleva la possibilità che le vaccinazioni potrebbero non fornire la speranza che ci aspettiamo”, ha aggiunto. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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