Pompeo in Medio Oriente: alla ricerca di partner per Israele

Pubblicato il 25 agosto 2020 alle 14:16 in Israele USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha intrapreso un tour in Medio Oriente, a partire da Israele. L’obiettivo è incoraggiare altri Paesi a stringere accordi che normalizzino le relazioni con l’alleato israeliano, sull’esempio degli Emirati Arabi Uniti (UAE).

La prima visita ha avuto luogo il 24 agosto, data in cui Pompeo ha incontrato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a Gerusalemme. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, il segretario di Stato USA ha espresso la propria speranza di vedere anche altri Paese seguire l’esempio di Abu Dhabi e stringere accordi che portino alla normalizzazione delle relazioni con Israele. Il riferimento va al cosiddetto “accordo Abraham”, annunciato il 13 agosto dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, con cui Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza. Tuttavia, parlando ai giornalisti da Tel Aviv, il primo ministro Netanyahu ha specificato di aver deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. I piani, ha assicurato il premier, rimangono “sul tavolo”.

Nonostante ciò, l’accordo è stato definito “storico”. Gli Emirati Arabi Uniti sono la terza nazione araba ad aver raggiunto un patto simile con Israele, dopo la Giordania e l’Egitto, e si pensa che i primi a seguire il loro esempio siano il Sudan e il Bahrein. Per tale ragione, il tour di Pompeo, che durerà presumibilmente 5 giorni, comprenderà anche Manama e Khartoum. In particolare, il segretario di Stato si è recato in Sudan il 25 agosto, tramite il primo volo diretto da Israele al Paese africano. Come riferito il 24 agosto, Pompeo crede che riconoscere lo Stato di Israele e “lavorare fianco a fianco” possa creare nuove opportunità per i futuri partner.

Dall’altro lato, il premier israeliano, nel corso della conferenza del 24 agosto, ha evidenziato nuovamente l’importanza rivestita dall’accordo con Abu Dhabi, in quanto contribuirà alla stabilità dell’intera regione. Per Netanyahu, l’accordo annunciato il 13 agosto rappresenta un risultato storico, raggiunto grazie alla mediazione di Washington, che “darà inizio a una nuova era”. Anche il primo ministro ha poi fatto riferimento alla possibilità di raggiungere alleanze simili in futuro con altri Paesi.

Nel corso del meeting del 24 agosto, poi, sia Pompeo sia Netanyahu hanno messo in luce la mancanza del sostegno internazionale di fronte alla richiesta di Washington di estendere ulteriormente l’embargo sulle armi per l’Iran. Il segretario USA si è detto determinato ad intraprendere qualsiasi misura che impedisca a Teheran di accedere ad armi sofisticate, ribadendo come anche altri Paesi dovrebbero unirsi alla richiesta statunitense.

Secondo alcuni, l’accordo israelo-emiratino ha costituito un’importante vittoria diplomatica per l’amministrazione Trump, in un periodo in cui il capo della Casa Bianca aspira ad un secondo mandato presidenziale, in vista delle elezioni che si terranno a novembre. Tuttavia, a detta di diversi analisti, normalizzare le relazioni con Israele potrebbe essere una questione di “imbarazzo”, nonché fonte di critiche, per alcuni Stati mediorientali.

Manama è stata inclusa tra i Paesi del Golfo che potrebbero essere intenzionati a normalizzare le proprie relazioni con Tel Aviv. All’indomani dell’annuncio di Trump, circa l’accordo Abraham, il sovrano del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, ha elogiato la mossa israelo-emiratina, definendo la loro nuova alleanza “un passo storico” verso la realizzazione della pace nella regione. Anche secondo Manama, il patto apre le porte verso nuovi orizzonti di stabilità in Medio Oriente e contribuirà a garantire sicurezza e prosperità per la popolazione della regione. Inoltre, secondo il monarca bahreinita, tale “traguardo diplomatico” preserva la soluzione a due Stati e le possibilità di pace tra la parte palestinese e quella israeliana.

Sebbene il Bahrein si sia detto sempre a favore della causa palestinese e alla sua popolazione, i contatti tra il piccolo stato del Golfo e lo Stato ebraico risalgono agli anni ’90, e negli ultimi anni sembrano essersi intensificati. Il Bahrein e Israele condividono la stessa ostilità nei confronti dell’Iran, accusato da Manama di sostenere l’opposizione sciita e di cercare di alimentare disordini che minacciano la sicurezza sul suo territorio. Nel dicembre 2019, un rabbino di Gerusalemme Shlomo Amar, si è recato in Bahrein nella cornice di una visita definita “rara”, dove ha incontrato diversi leader religiosi del Medio Oriente. Inoltre, in occasione della conferenza di Manama, tenutasi tra il 25 e il 26 giugno 2019, il ministro degli Esteri, Khalid bin Ahmed al-Khalifa, dichiarò al Times oh Israel: “Israele è un Paese della regione … ed è lì per restare, ovviamente.” 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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