I nuovi piani di Teheran in materia di gas e le ripercussioni per il Qatar

Pubblicato il 25 agosto 2020 alle 12:42 in Iran Qatar

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L’Iran ha annunciato, il 24 agosto, di aver lanciato nuovi progetti in materia di gas, che prevedono l’espansione di Teheran presso il giacimento di South Pars, un campo di condensazione di gas naturale condiviso con il Qatar.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, in occasione del meeting governativo settimanale, ha riferito di aver inaugurato tre grandi progetti inerenti petrolio, gas e prodotti petrolchimici, dal valore di 5.5 miliardi di dollari. Uno di questi prevede operazioni di sviluppo e ammodernamento del centro di smistamento di gas di South Pars e della sesta e nona linea nazionale per il trasporto. In particolare, il sesto gasdotto, la cui lunghezza è pari a circa 1200 km e ha una capacità di trasporto giornaliera di 110 milioni di metri cubi di gas, trasporterà gas da South Pars alla città di Dehgolan, nel Provincia del Kurdistan, dopo aver attraversato le province di Bushehr, Khuzestan, Lorestan, Ilam e Kermanshah.

Secondo il quotidiano al-Arab, la mossa annunciata dal presidente Rouhani rappresenta un messaggio inviato da Teheran verso la popolazione iraniana, volto a contenere l’ondata di malcontento che ha visto gruppi di manifestanti condannare politiche governative inefficaci, in quanto non in grado di far fronte alla pandemia di coronavirus e alle conseguenze connesse. Parallelamente, riferisce il quotidiano, l’Iran, la cui economia risente delle dure sanzioni imposte da Washington, sembra aver approfittato dell’isolamento di Doha, dovuto al blocco imposto il 5 giugno 2017 da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein ed Egitto, per provare a trarre beneficio dalla ricchezza condivisa, ovvero il South Pars.

Quest’ultimo, altresì noto come North Dome, è un campo di condensazione di gas naturale situato nel Golfo Persico, definito il maggiore giacimento di gas naturale del mondo. Iran e Qatar ne condividono la proprietà. Il giacimento congiunto si estende su un’area di 9.700 km quadrati, di cui circa 3.700 si trovano nelle acque territoriali iraniane nel Golfo Persico, mentre altri 6.000 km quadrati sono situati nelle acque territoriali del Qatar. South Pars contiene circa l’8% delle riserve globali di gas naturale, oltre a circa 18 miliardi di barili di condensato di petrolio.

La Pars Oil and Gas Company, impegnata nel progetto di produzione presso tale giacimento, ha dichiarato, il 22 agosto, di aver iniziato l’estrazione di gas in una nuova piattaforma offshore, come parte della 13a fase di sviluppo. Stando a quanto riferito, la capacità di estrazione di gas dalle piattaforme offshore per la fase 13 ha raggiunto 43 milioni di metri cubi al giorno, e si prevede che al termine dell’intera fase potrà essere raggiunta la cifra di 56 milioni di metri cubi.

Da un lato, Rouhani ha cercato di rassicurare gli iraniani sottolineando che “il Paese ha raggiunto la completa autosufficienza nel settore del gas”. Dall’altro lato, gli esperti mettono in dubbio le capacità tecnologiche dell’Iran necessarie ad usufruire delle riserve del gigantesco giacimento, anche a causa delle sanzioni occidentali imposte contro la sua industria petrolifera. L’Iran spera di raggiungere un fatturato di 37 miliardi di dollari nel corso dei prossimi anni, ma anche qui gli analisti credono che l’indebolimento della domanda di gas a livello globale e il calo dei prezzi possano ostacolare il raggiungimento di un obiettivo simile.

Dal 2014, Teheran non è stata in grado di aumentare la produzione di gas naturale, in quanto produce ancora da soli 12 blocchi. Pertanto, la mossa annunciata il 24 agosto, secondo al-Arab, mira a far fronte al “monopolio” di Doha, che ha reso il Qatar uno dei maggiori esportatori di gas al mondo. Uno degli ostacoli che, però, potrebbero incidere sul progetto iraniano è dato dal fatto che il giacimento South Pars è frutto di un investimento congiunto con un Paese, il Qatar, che deve far fronte a problematiche finanziarie dovute alla diminuzione delle entrate derivanti dal gas, da cui dipende lo sviluppo dell’economia qatariota, a seguito della pandemia di coronavirus.

Doha e Teheran condividono entrambe una situazione di “isolamento”, un fattore che le ha spinte a trovare ognuna “una finestra sul mondo” per l’altra. Tuttavia, il riavvicinamento tra i due Paesi sembra essere pieno di contraddizioni, e il Qatar sembra voler sfruttare il giacimento condiviso di South Pars il più velocemente possibile. Già nel settembre 2018, la compagnia statale Qatar Petroleum aveva preceduto Teheran quando aveva rivelato che avrebbe ampliato i suoi investimenti, aggiungendo una grande linea di produzione. L’Iran, da parte sua, è stato più volte frenato, con il timore di incorrere in sanzioni occidentali. Tale timore è stato condiviso anche da società straniere, tra cui Total, costrette spesso ad abbandonare la propria partnership con Teheran. Così quest’ultima si è affidata a società statali locali, guidate dal Gruppo Industriale Khatam al-Anbia, controllato dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC). Di fronte a tale scenario, i nuovi piani annunciati del 24 agosto, secondo al-Arab, sebbene da considerarsi pieni di ostacoli, potrebbero suscitare attriti con Doha, determinata a proseguire con la propria strategia di massima produzione per maggiori rendimenti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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