Il nord Africa e gli interessi nazionali dell’Italia

Pubblicato il 25 agosto 2020 alle 6:00 in Il commento Libia

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L’Italia è stato il tramite tra la Libia e la comunità internazionale fino al 2011, quando la Nato, soprattutto per volontà della Francia, provocò la caduta di Gheddafi. Da allora, la Libia è cambiata in modo irrimediabile e l’Italia non avrà più il ruolo preminente che ha avuto per tanti anni. È pertanto urgente tracciare una mappa dei nuovi equilibri, per due ragioni principali. La prima è psicologica: gli italiani sono abituati a pensare la Libia e il Mediterraneo attraverso schemi superati. Questo “ritardo percettivo” è tipicamente umano. La mente ha infatti bisogno di tempo per adeguarsi alle nuove realtà. I cambiamenti nel mondo materiale sono rapidi e talvolta improvvisi, mentre la mente è lenta e arranca dietro il mutamento. Si pensi al rapporto con la Turchia. Molti italiani, e un preoccupante numero di parlamentari, pensano che la Turchia sia nemica dell’Italia perché, nel 1571, i turchi si scontrarono con i cristiani a Lepanto. Il problema è che gli interessi italiani nel 1571 non hanno niente a che vedere con gli interessi italiani nel 2020. Filtrare la realtà odierna attraverso l’Impero ottomano è un esempio di quanto possa essere lento, goffo e penoso, il processo di adeguamento della mente alla realtà. La seconda ragione, per cui è urgente tracciare una mappa dei nuovi equilibri, è che l’Italia ha perso posizioni e deve recuperarle. Per riuscire in questa impresa, lo Stato dispone di risorse materiali e immateriali. Se l’Italia avesse una crescita imponente, potrebbe fare in Libia ciò che la Cina sta facendo in Etiopia: investire soldi e portare dalla sua parte la popolazione e le élites politiche. Ma l’Italia è in crisi economica e non può seguire questa strada. Quindi, le restano le risorse immateriali, che sono le alleanze e le strategie. Quanto alle alleanze, nonostante la lentezza della mente umana nell’adeguarsi alle nuove realtà, si sappia che l’Italia è alleata della Turchia. Non si tratta di una stretta di mano, ma di un abbraccio. Erdogan è intervenuto per difendere il governo di Tripoli, sostenuto dall’Italia, di cui ha anche difeso l’ambasciata dagli attacchi di Haftar. Senza l’intervento di Erdogan, quasi certamente il governo di Tripoli sarebbe caduto, con danno gravissimo per gli interessi dell’Italia in Tripolitania e gravi pericoli per il nostro ambasciatore che, rappresentando lo Stato, è cosa sacra. La nuova realtà impone agli italiani di pensare alla Turchia come un alleato. Non per una scelta di Conte, ma perché questa è la realtà dei fatti: la storia è andata in questa direzione. Per accettare il cambiamento e farselo piacere, l’Italia dovrebbe imparare dalla Francia, che ha uno Stato nel senso più alto e nobile del termine. Lo Stato di Francia non ragiona in base al mondo di Lepanto. Tant’è vero che, ai tempi dell’avanzata di Haftar contro Tripoli, la Francia si è schierata con l’Egitto musulmano, che faceva parte dell’Impero ottomano, e non con l’Italia cristiana. L’Italia pregava la Francia di non creare quell’alleanza, ma la Francia non ha avuto riguardi perché lo Stato francese ha un’identità più forte di quella dello Stato italiano e, di conseguenza, riesce a calcolare meglio i propri interessi. Le identità sono infatti importantissime per una comunità ambiziosa. Gli uomini non sono in grado di capire ciò che è meglio per loro, senza avere un’identità con cui calcolare i costi e i benefici delle loro azioni e di quelle altrui. Se un uomo ha la consapevolezza di essere un borghese, e non ha dubbi riguardo alla propria identità, saprà benissimo che è suo interesse ostacolare l’ascesa dei comunisti rivoluzionari. Se però la sua identità non è forte, farà dei passi falsi, sbaglierà le alleanze, e i comunisti rivoluzionari, giunti al potere, inizieranno a danneggiare i suoi interessi. È sapendo chi siamo che possiamo sapere che cosa vogliamo. I francesi, avendo una forte identità politica, hanno calcolato che è loro interesse liberarsi degli italiani in Libia. Bisogna pertanto sapere che, proprio perché lo Stato francese è uno Stato nel senso più alto e nobile del termine, continuerà a perseguire il suo obiettivo anche nel lungo periodo. Gli Stati con una forte identità non mutano le strategie con il passare dei governi. Ne consegue che, in Libia, l’Italia dovrà tenersi stretta la Turchia perché è l’unica forza in grado di bilanciare il potere della Francia. Anche la Turchia è uno Stato nel senso più alto e nobile del termine.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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