Cina e USA confermano l’accordo economico-commerciale di “fase 1”

Pubblicato il 25 agosto 2020 alle 10:38 in Cina USA e Canada

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Il vice primo ministro di Pechino e capo della delegazione cinese per il dialogo economico globale tra Cina e USA, Liu He, ha avuto una conversazione telefonica con il rappresentante per il commercio degli USA, Robert Lighthizer, e il segretario del Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, nella mattina, ora cinese, del 25 agosto.  Le parti hanno avuto un dialogo, definito dal Ministero del Commercio cinese costruttivo, sul potenziamento della coordinazione delle politiche macro-economiche dei due Paesi e sull’implementazione della “fase 1” dell’Accordo economico-commerciale sino-statunitense, siglato lo scorso 15 gennaio. Le parti si sono impegnate a creare le condizioni e l’atmosfera necessarie per continuare a portare avanti l’Accordo.

L’Ufficio del rappresentante per il Commercio degli USA (USTR) ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che entrambe le parti “vedono progressi e sono impegnate ad adottare le misure necessarie per garantire il successo dell’accordo”. In particolare, i tre hanno parlato delle misure adottate dalla Cina in merito ai cambiamenti strutturali richiesti dall’Accordo per garantire maggiore protezione dei diritti di proprietà intellettuale, rimuovere gli ostacoli incontrati dalle aziende statunitensi nei settori dei servizi finanziari e dell’agricoltura e per eliminare i trasferimenti di tecnologie obbligatori. Tra gli argomenti trattati c’è stato anche l’aumento degli acquisti di prodotti statunitensi da parte cinese e le misure che andranno adottate in futuro per l’implementazione dell’accordo.

La conversazione telefonica del 25 agosto ha segnato il primo dialogo formale tra i tre dallo scorso 8 maggio, in un contesto di crescenti tensioni nelle relazioni bilaterali tra Washington e Pechino che aveva fatto nascere preoccupazioni rispetto l’implementazione dell’Accordo commerciale. Il dialogo odierno era stato originariamente programmato per lo scorso 15 agosto, a sette mesi esatti dalla firma dell’Accordo di “fase 1”, ma era stato rimandato e lo stesso presidente degli USA, Donald Trump, aveva dichiarato: “Adesso, non voglio trattare con loro”.

Tra le clausole dell’intesa, figura l’acquisto da parte cinese di beni statunitensi per 77 miliardi di dollari entro il primo anno dalla firma ma, al momento, le importazioni di Pechino starebbero procedendo ad un ritmo ben più lento del necessario. Ad esempio, nonostante la Cina abbia aumentato l’acquisto di prodotti agricoli tra cui la soia, è ancora lontana dalla cifra di 36,5 miliardi di dollari di spesa per l’acquisto di prodotti agricoli statunitensi, come mostrato dall’ Ufficio del censimento USA che ha finora registrato esportazioni di beni agricoli verso la Cina per 7,274 miliardi. Lo stesso si può dire per il settore energetico, nel quale la Cina ha acquistato prodotti solamente per il 5% dei 25,3 miliardi promessi per la prima metà del 2020 ma le compagnie petrolifere statali di Pechino hanno ingaggiato per i mesi di settembre e agosto petroliere in grado di trasportale almeno 20 milioni di barili di greggio statunitense.

L’Accordo economico-commerciale “di fase 1” firmato il 15 gennaio scorso alla Casa Bianca da Liu He e da Trump era stato il primo passo concreto verso la fine della guerra dei dazi tra le due maggiori economie a livello mondiale, iniziata due anni prima. In tale contesto,  i due Paesi avevano imposto tariffe sui beni importati l’una dall’altra. Nel 2018 c’era stato un aumento reciproco dei dazi su 34 miliardi di beni importati, per poi proseguire in un un’escalation che a maggio 2019 aveva visto un aumento da parte statunitense del 25 % su 200 miliardi di prodotti cinesi e, a giugno 2019, l’incremento del 25% delle tariffe su 60 miliardi di prodotti statunitensi da parte cinese.

Per il presidente Trump e altri sostenitori, si era trattato di un tentativo volto a correggere gli squilibri commerciali passati che avevano consentito l’outsourcing aziendale, causando una perdita di posti di lavoro e un indebolimento del settore industriale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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