Siria: esplosione presso gasdotto, si ipotizza un attentato terroristico

Pubblicato il 24 agosto 2020 alle 13:37 in Medio Oriente Siria

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Una violenta esplosione, a Nord-Est di Damasco, ha causato danni al gasdotto Arab Gas, provocando l’interruzione dell’energia elettrica in diverse aree della Siria. Per il ministro del Petrolio e delle Risorse minerarie siriano, Ali Ghanem, si è trattato di un attacco terroristico.

L’esplosione, secondo quanto riportato dal ministro Ghanem e dal ministro dell’Elettricità, Mohammad Zuhair Kharboutli, ha avuto luogo all’alba del 24 agosto ed ha provocato danni al tratto di gasdotto che collega le città di Al-Dumayr e Adra, situate nel governatorato di Damasco. Successivamente, in mattinata, il governo siriano ha riferito di un blackout totale, causato da un abbassamento di pressione e dai conseguenti arresti intermittenti delle centrali elettriche siriane. Per Ghanem si è trattato di un attentato terroristico, sebbene al momento non siano stati forniti ulteriori dettagli relativi all’incidente. Il ministro ha specificato che l’Arab Gas Pipeline rappresenta la condotta principale che alimenta le aree meridionali siriane. Questo passa per Siria, Giordania, Libano ed Egitto ed ha una lunghezza totale di 1.200 km. La zona colpita, ha riferito poi Kharboutli, ha assistito a diversi episodi simili e quello del 24 agosto rappresenta il sesto dallo scoppio del conflitto siriano, il cui inizio risale al 15 marzo 2011.

Lo stesso ministro dell’Elettricità, nel corso della giornata, ha dichiarato che le autorità siriane sono riuscite a ripristinare l’elettricità in diverse infrastrutture vitali della capitale Damasco, tra cui ospedali e quartieri residenziali, mentre i governatorati di Homs e Hama hanno già assistito ad un ritorno parziale dell’energia elettrica. Al momento, si resta in attesa della riparazione della condotta e del ripristino della situazione ai livelli precedenti, ha affermato Kharboutli.

Tale tipo di “attacco terroristico”, a detta dei due ministri, mira a colpire i centri nevralgici del settore petrolifero e dell’energia, oltre che altri servizi essenziali per il Paese. Il 4 febbraio scorso, gli impianti petroliferi del governatorato centrale di Homs sono stati oggetto di attentati dinamitardi che hanno provocato danni materiali e lo scoppio di incendi controllati. Precedentemente, il 27 gennaio, il governo siriano aveva annunciato che gli impianti petroliferi offshore della raffineria di Baniyas erano stati colpiti da ordigni esplosivi, senza, però causare l’interruzione dei lavori. Il medesimo impianto, il 23 giugno 2019, era stato testimone di un ulteriore atto di sabotaggio che aveva causato perdite nelle strutture a valle, provocando una interruzione temporanea delle operazioni.

Nel corso di nove anni di guerra, il governo di Damasco ha perso il controllo di alcuni giacimenti petroliferi rilevanti, spingendo il regime siriano a fare affidamento sull’importazione di carburante. Dal 15 marzo 2011, si stima che il settore petrolifero e del gas abbia subito gravi perdite in termini economici, pari a circa 74 miliardi di dollari. Queste sono state provocate non solo dai combattimenti e dagli attentati, ma altresì dalle sanzioni imposte contro Damasco, tra cui il Caesar Act di Washington, entrato in vigore il 17 giugno 2020.

Tra gli episodi più recenti, il 18 agosto un attacco ha preso di mira postazioni statunitensi situate nei pressi del giacimento di gas di Konico, nella regione di Deir Ezzor, nell’Est della Siria. Sebbene anche le forze del regime, legate al presidente Bashar al-Assad, ed i propri alleati abbiano più volte colpito tale area, prendendo di mira le Syrian Democratic Forces (SDF), non è stata esclusa l’ipotesi di un attentato ad opera dello Stato Islamico.

Negli ultimi mesi, la minaccia terroristica è riemersa anche in Siria. Attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces. Queste ultime, il 23 marzo 2019, avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta. Il Country Report on Terrorism 2018 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2018, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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