Libia: l’LNA non accetta il cessate il fuoco

Pubblicato il 24 agosto 2020 alle 8:53 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha respinto il cessate il fuoco annunciato, il 21 agosto, dal governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

In particolare, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha affermato che l’iniziativa del GNA, annunciata dal premier Fayez al-Sarraj e appoggiata dal presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, è solo una questione di “marketing mediatico” che mira a “gettare fumo negli occhi”. Inoltre, si tratta di un’iniziativa “scritta in un’altra capitale”. Le parole di al-Mismari sono giunte nel corso di una conferenza svoltasi nel pomeriggio del 23 agosto, a due giorni di distanza dall’annuncio di al-Sarraj, con cui ha disposto l’interruzione di tutte le operazioni di combattimento nei territori libici. Parallelamente, il leader di Tripoli ha richiamato tutte le parti coinvolte affinché organizzino elezioni parlamentari e presidenziali per il mese di marzo 2021. Il cessate il fuoco, a detta del premier, implica la smilitarizzazione della città costiera di Sirte e della base aerea di al-Jufra, che hanno fino a quel momento rappresentato l’ultimo fronte di battaglia tra il GNA e l’LNA.

Nonostante l’annuncio, ha riferito al-Mismari, la Turchia si starebbe preparando ad attaccare le due località, con navi e fregate. Inoltre, alcune truppe, affiliate all’esercito tripolino e al suo alleato turco, sono state trasferite da Misurata alla zona di Al-Hicha, a Sud-Est della città, dopo una riunione tenutasi nella mattina del 24 agosto tra il vice capo di stato maggiore turco e un numero di ufficiali e leader delle milizie stanziate a Misurata, al termine della quale avrebbero deciso di attaccare Sirte. Non da ultimo, a detta di al-Mismari, nella sera del 21 agosto, alcune unità di Tripoli e altre dispiegate ad al-Watiya si sono dirette verso al-Asaba’a e, dopo aver compiuto “operazioni criminali”, hanno avanzato oltre, in direzione Mizda e Gharyan, dove sono già presenti centinaia di veicoli militari.

Per il portavoce dell’LNA, una simile mobilitazione non è indice di tregua e ci si aspetta che le forze tripoline presto attaccheranno l’esercito di Haftar a Sirte e al-Jufra, per poi proseguire verso le aree della cosiddetta “mezzaluna petrolifera”, tra cui Brega e Ras Lanuf. “Dopodiché il terrorismo si espanderà in Libia, attraverso un altro meccanismo sponsorizzato dal Qatar, dalla Turchia e dalla comunità internazionale” ha affermato al-Mismari.  A detta di quest’ultimo, “è meglio che vengano rimossi gli armamenti posizionati” a Sud-Est di Misurata e ad Ovest di Sirte, per consentire il raggiungimento di una soluzione politica. Il cessate il fuoco di al-Sarraj “getta fumo negli occhi”, ma “i soldati hanno lo sguardo rivolto a terra”.

Il cessate il fuoco è stato accolto con favore da più parti a livello internazionale. I sei Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Oman si sono espressi a favore dell’iniziativa e il segretario generale del GCC, Nayef Falah Mubarak al-Hajraf, ha rivolto un appello alle parti libiche esortandole ad aderire a quanto promesso e a prodigarsi nei negoziati politici, lavorando sotto l’egida delle Nazioni Unite per raggiungere una soluzione in grado di porre fine alle lotte e al conflitto in Libia.

Anche la Germania, l’Italia e l’Unione Europea (UE) hanno espresso il proprio sostegno. A tal proposito, il premier italiano, Giuseppe Conte, ha definito il cessate il fuoco un passaggio fondamentale per la stabilità in Libia, dopo che il Ministero degli Affari Esteri di Roma ha promesso che l’Italia porterà avanti il proprio ruolo nella facilitazione di una soluzione politica. Parallelamente, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha definito il cessate il fuoco una mossa significativa per la risoluzione politica del conflitto in Libia, mentre l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha aggiunto che l’implementazione del cessate il fuoco richiederà  la partenza di tutti i combattenti stranieri e dei mercenari dalla Libia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

Nelle ultime settimane i fronti di combattimento avevano assistito ad una fase di stallo, in attesa dei risultati della mobilitazione a livello diplomatico che ha visto impegnati diversi attori internazionali, con il fine ultimo di scongiurare una battaglia presso i fronti di Sirte e al-Jufra, nonchè una più ampia “guerra regionale”. Tali località hanno rappresentato a lungo gli obiettivi dell’ultima operazione lanciata dal GNA, il quale mirava poi a liberare i restanti territori libici controllati dalle forze di Haftar. Tra i promotori di una “smilitarizzazione” di Sirte e al-Jufra vi è stata anche Washington.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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