La promessa di Erdogan: 320 miliardi di metri cubi di gas naturale

Pubblicato il 24 agosto 2020 alle 11:13 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha confermato la notizia relativa alla maggiore scoperta di gas naturale nel Mar Nero, la quale potrebbe portare Ankara verso l’indipendenza energetica.

L’annuncio è giunto il 21 agosto, durante un discorso televisivo trasmesso dal palazzo Dolmabahce di Istanbul, durante il quale il capo di Stato turco ha parlato di una “scoperta storica” per il futuro del Paese, in quanto la riserva di gas naturale nel Mar Nero costituisce la maggiore mai trovata sino ad ora. La Turchia aveva dato inizio, il 20 luglio, alle attività di esplorazione nei pressi della area Tuna-1, nel Mar Nero, a largo della città turca di Eregli, attraverso l’imbarcazione Fatih. La zona è situata nei pressi del perimetro romeno del giacimento di Neptun Deep, dove, nel 2012, il consorzio ExxonMobil-Omv Petrom aveva riferito di aver scoperto importanti giacimenti di gas.

A detta di Erdogan, Fatih ha scovato circa 320 miliardi di piedi cubi di gas naturale, che verranno estratti e resi disponibili entro il 2023, anno del centesimo anniversario della fondazione della Repubblica turca. Di fronte a tale scenario, la Turchia può “guardare al futuro con maggiore sicurezza”, dopo aver dipeso per anni da altri Paesi per le importazioni di gas. “Non ci fermeremo fino a quando non diventeremo un esportatore netto di energia” ha dichiarato Erdogan.

Tale notizia è stata confermata anche dal ministro dell’Energia, Fatih Donmez, il quale ha specificato che presto verranno scoperti altri pozzi, a seguito di attività esplorative su un’area di 6.000 km quadrati. Le indagini sismiche, ha specificato il ministro, sono iniziate 14 mesi fa, per un’area estesa su 250 km quadrati, e il valore della scoperta annunciata il 21 agosto è pari a circa 65 miliardi di dollari. A detta di Donmaz, i test e le analisi mostreranno la qualità del gas, e ciò si rifletterà sul costo di estrazione. La gestione del giacimento di gas naturale appena scoperto verrà affidata alla Turkish Petroleum Corporation, una compagnia di proprietà statale, ma, secondo Donmaz, anche altre società straniere potrebbero partecipare alla costruzione di un gasdotto volto a condurre il gas verso la costa.

Come evidenziato da alcuni, visto che la Turchia importa quantità di energia dal valore di 35-50 miliardi di dollari, il Paese necessita di una grande scoperta per “cambiare le carte in tavola”. Parallelamente, alcune fonti hanno espresso scetticismo circa l’obiettivo di produzione posto per il 2023, affermando che è “tecnicamente impossibile”. In particolare, ci si chiede se la riserva scoperta contenga quantità di gas recuperabile sufficiente per soddisfare il fabbisogno energetico della Turchia. Inoltre, in caso affermativo, l’iter procedurale include diverse fasi, dalla perforazione di nuovi pozzi ai successivi test, e ciò richiede dai sei ai sette anni.

Tuna-1 è profonda 3.500 metri, si estende per 2.100 metri nel mare e 1.400 metri sotto il fondo del mare. A detta di alcune fonti, si tratta di una profondità che potrebbe creare difficoltà per il processo di produzione, il quale richiede attrezzature specifiche possedute da un numero limitato di compagnie, perlopiù statunitensi. Inoltre, è stato specificato, “320 miliardi” rappresenta una cifra approssimativa e, non da ultimo, il gas naturale deve ancora essere sottoposto a test volti a valutarne alcune caratteristiche, tra cui permeabilità e pressione.

Sebbene si tratti di una scoperta rilevante, saranno necessari anni per comprendere se la Turchia riuscirà effettivamente a colmare il suo deficit. Ankara mira a raggiungere l’indipendenza energetica, così da ridurre la sua dipendenza dalle fonti straniere, in particolare dalla Russia e dall’Azerbaigian, che nel 2019 sono costate al Paese 41 miliardi di dollari. Tale motivazione ha spinto la Turchia a rivendicare pretese nel Mediterraneo orientale, dando vita ad una disputa, tuttora in corso, che vede coinvolte Grecia, Cipro ed Egitto.

Le tensioni nella regione si sono acuite con l’accordo del 6 agosto tra Grecia ed Egitto, riguardante la delimitazione delle zone economiche esclusive, e dopo che Ankara, il 10 agosto, ha inviato una sua nave da ricerca sismica, la Oruc Reis, al largo dell’isola greca di Kastellorizo, per effettuare nuove esplorazioni energetiche. A tal proposito, la Francia ha temporaneamente aumentato la sua presenza militare per ostacolare eventuali mosse turche, mentre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, il 19 agosto, ha affermato che l’Unione Europea è preoccupata per le crescenti tensioni. L’ipotesi di sanzioni contro la Turchia non è stata del tutto esclusa, sebbene l’UE preferirebbe la strada del dialogo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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