Esercitazione militare nel Mediterraneo orientale: gli Emirati inviano F-16

Pubblicato il 24 agosto 2020 alle 10:01 in Emirati Arabi Uniti Grecia

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Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno dispiegato quattro aerei da combattimento F-16 nella propria base aerea di Souta, nell’isola di Creta, per prendere parte all’esercitazione militare congiunta con le forze armate di Atene, che si svolgerà nella contesa regione del Mediterraneo Orientale.

La notizia è stata inizialmente riferita il 21 agosto dal quotidiano greco Ekathimerini e confermata dal quotidiano arabo al-Ghad il giorno successivo, il 22 agosto. Come specificato da un inviato di al-Ghad, la presenza emiratina dimostra l’intenzione di Abu Dhabi di sostenere la Grecia nel far fronte alle pressioni esercitate dalla Turchia nel conteso bacino del Mediterraneo orientale. L’invio dei quattro F-16 è stato concordato a margine di una conversazione telefonica tra il capo delle forze armate elleniche, Konstantinos Floros, e il suo omologo emiratino, Hamad Mohammed Thani al-Rumaithi, nel corso della quale sono stati discussi gli ultimi sviluppi a livello regionale, ed è stata evidenziata l’importanza dell’esercitazione militare prevista nei giorni successivi.

A detta di al-Ghad, è probabile che anche altri Paesi si uniscano all’esercitazione, tra cui Cipro e gli Stati Uniti. A tal proposito, una nave statunitense, la USS Hershel Woody Williams, è approdata a Creta il 19 agosto, con il fine di monitorare le crescenti tensioni tra Grecia e Turchia. Parallelamente, per il 25 agosto è prevista una visita del ministro degli Esteri tedesco, Heiko Mass, il quale incontrerà i propri omologhi di Atene e Ankara, con l’obiettivo di provare a mediare ed evitare un’ulteriore escalation.

In tale quadro, secondo alcuni, gli UAE sono stati in grado, negli ultimi anni, di divenire un partner rilevante e affidabile non solo a livello regionale, bensì anche a livello globale, trovandosi a svolgere il ruolo di un “soft power” promotore della pace e della stabilità nella regione mediorientale e tra i capofila nella lotta al terrorismo. Ciò ha consentito ad Abu Dhabi di stringere relazioni anche con gli Stati Uniti e l’Europa. Parallelamente, i velivoli emiratini giungono dopo circa una settimana dall’accordo annunciato, il 13 agosto, da Washington, con cui Emirati Arabi Uniti e Israele hanno ufficialmente normalizzato le proprie relazioni. Ad ogni modo, l’obiettivo di Abu Dhabi è non solo mostrare il proprio sostegno ad Atene, ma confermare altresì la propria opposizione al rivale turco.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro.

Le tensioni nella regione del Mediterraneo orientale si sono acuite con l’accordo del 6 agosto tra Grecia ed Egitto, riguardante la delimitazione delle zone economiche esclusive, e dopo che Ankara, il 10 agosto, ha inviato una sua nave da ricerca sismica, la Oruc Reis, al largo dell’isola greca di Kastellorizo, per effettuare nuove esplorazioni energetiche. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Energia e delle Risorse naturali turco, Fatih Donmez, le perforazioni sarebbero andate avanti almeno fino al 23 agosto. L’Egitto è intervenuto diverse volte in chiave anti-turca affermando che le recenti rilevazioni sismiche, tra cui quella pianificata dalla Turchia tra il 21 luglio e il 2 agosto nelle acque del Mediterraneo orientale, avrebbero potuto potenzialmente invadere la zona economica esclusiva del Cairo.

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che però non è riconosciuto dalla Turchia.

La Turchia, poi, rivendica i propri diritti in alcune aree del Mediterraneo orientale ritenute invece illecite da Cipro. Qui, già il 3 maggio 2019, la Turchia aveva avviato attività di trivellazione, condannate dalla comunità internazionale, ma che a detta dei vertici turchi sarebbero in difesa degli interessi dei turco-ciprioti. La Repubblica di Cipro è uno Stato membro dell’UE e ha ufficialmente la sovranità sull’intera isola. Tuttavia, l’isola è stata divisa quando l’esercito turco ha preso il controllo di un’area settentrionale nel 1974, a seguito di un tentativo di colpo di stato in cui una giunta militare di Atene ha cercato di unire Cipro alla Grecia. L’autoproclamato Stato della minoranza turca nel Nord, riconosciuto solo da Ankara, rivendica i diritti su qualsiasi risorsa energetica scoperta a largo delle sue coste. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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